POSTFAZIONE


 

Caro lettore, spero proprio che, una volta giunto alla fine di questo libro, io ti possa aver aiutato a conoscere meglio, attraverso le interviste a questi 12 colleghi, chi sia lo “Psicologo che non ti aspetti”.Come hai potuto ampiamente constatare, le storie che sono andata a racco- gliere sono un piccolo campione, solo simbolicamente rappresentativo delle migliaia di psicologi che in tutt’Italia con coraggio, fantasia, competenza ed entu- siasmo hanno cercato di ritagliarsi un loro angolino nel mondo lavorativo. Probabilmente avrei potuto scrivere non un libro, ma un’intera enciclopedia se avessi voluto esplorare tutte le storie di successo professionale non canonico dei nostri colleghi psicologi, ma il mio intento, volutamente, non è di stampo enciclopedico, al contrario ha l’obbiettivo di essere un semplice strumento ad uso e consumo del lettore per stimolare la trasformazione della teoria in pratica professionale.

Ed allora spero di averti dimostrato che lo “Lo Psicologo che non ti aspetti” non è quello da cui ci si può aspettare poco, ma quello che accetta la fatica rischiando, mettendoci coraggio, tenacia e curiosità e che, sostenuto dalla voglia di lavorare insieme, riesce alla fine costruire la “sua” professione. O meglio, che riesce a costruire una sua professione nonostante...
Nonostante
una formazione universitaria spesso scollata dalla professione, che cerca di tirare dentro più allievi possibili, non trasmette identità, non insegna a fare un colloquio clinico, non permette di capire chi è uno psicologo e cosa può fare nella realtà.
Nonostante
una formazione specialistica post laurea frammentata, priva di una sufficiente verifica qualitativa, soggetta al rischio della speculazione commerciale e schiacciata sul costrutto unico della “psicoterapia”.
Nonostante
la nostra legge istitutiva (L. 56/89) che, non contemplando in modo netto “atti tipici” e riserve professionali, consente a molti di operare nei nostri ambiti attribuendosi le nostre competenze. Nonostante le nostre rappresentanze politico-professionali, spesso burocratizzate e quindi poco efficienti nel fare politica per la professione attraverso la tutela, la promozione e la premiazione del merito.
Nonostante
il nostro stesso atteggiamento di insicurezza, che ci inchioda in una ricerca continua ed ossessiva di formazione per compensare le nostre paure.
Nonostante
le nostre stesse ferite, che abbiamo cercato di medicare attraverso la scelta di questa professione, e che cerchiamo di dimenticare invece di trasformarle in preziose alleate.
Insomma, “Lo Psicologo che non ti aspetti” vuole mostrare a chi, ormai diventato psicologo, si sta guardando intorno sconfortato senza sapere da che parte girarsi, che – molto più di quanto ci si potrebbe aspettare (appunto) – è ancora possibile, nonostante tutto, realizzare un progetto lavorativo soddisfacente per sé e caratterizzato da qualità ed affidabilità per i propri utenti.


Ma sebbene il mio obiettivo sia quello di incoraggiare i colleghi che già si tro- vano dentro questa professione, e in particolare i più giovani, allo stesso tempo sono dispiaciuta per le migliaia di studenti che molte università attirano come pif- ferai magici nella facoltà di Psicologia, illudendoli di poter poi trovare lavoro...
Come ti sarà apparso evidente leggendo le storie che ho raccolto per te, tutti questi nostri colleghi hanno dovuto affrontare, per quanto crudele ciò possa sem- brare, una sorta di selezione naturale darwiniana, contando solo sulle proprie forze imprenditoriali e sulla loro capacità di fare gruppo con altri colleghi.
Non ti nascondo infine l’emozione che ho provato durante il mio viaggio per mezza Italia, e il mio orgoglio di psicologa nel vedere quanto questi colleghi, così diversi, ma anche così simili in certe comuni qualità umane, abbiano creduto sino
in fondo nel valore e nel senso del nostro agire professionale, con tutto l’entusia- smo di cui disponevano, ma anche con un solido ancoraggio pragmatico.
E spero quindi anche io di averti trasmesso, offrendoti queste interviste, alme- no una piccola parte della profonda emozione che io stessa ho provato.
Ma ora ti saluto, mio caro lettore e... arrivederci alla prossima!


 


 

tua

Aisha Proxima

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