Crescere in movimento…… di Francesca Sole

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Pubblichiamo con piacere un interessante articolo della dott.ssa Francesca Sole che pone al centro della sua ricerca e della sua attività il corpo. Francesca Sole, laurea in Scienze Motorie, opera per quello che noi psicoterapeuti a volte trascuriamo a favore della mente, lavora perché il corpo si esprima. Noi psicoterapeuti, meglio ancora chi proviene come me da una formazione analitica, ha imparato ad ascoltare il corpo che intrappola una mente e una mente che nega un corpo. Ha anche imparato un uso assai particolare del corpo, il corpo che ripresenta il sogno nel gruppo dello psicodramma analitico, che entra nel sogno attraverso il gioco drammatico. Ma è pur sempre il verbale a fare da padrone. Nella psiconalisi ma altrettanto nella psicoterapia, la richiesta di cura del corpo è letta attraverso il linguaggio del simbolico e indirizzata alla medicina per quanto attinente al sintomo organico. Francesca percorre una strada che s’interseca con quella della psicoterapia e della medicina senza sostituirsi: propone al soggetto di prendere conoscenza del proprio corpo con il corpo stesso affinché il soggetto possa trovare nuove parole per descrivere se stesso e la propria vita. Ci racconta come un bambino obeso non possa che negare il proprio corpo per evitare di sentire il proprio limite e come tale negazione costringa poi l’adulto a negare il proprio peso, annegando nella propria immobilità. Pubblichiamo perciò con interesse questo breve ma appassionato articolo nella speranza di aprire un dibattito e impegnandoci a proporre delle iniziative concrete nel prossimo futuro.

                                                                                                                              Nicola Basile

http://giorgio-themill.blogspot.com/2010/09/robert-liberace-corpo-umano-in.html

La dott.ssa Francesca Sole ha conseguito la laurea in Scienze Motorie presso l’Università degli Studi “Parthenope” di Napoli nel 2008 discutendo la tesi “L’importanza dell’attività motoria nel bambino con sindrome di Down”, trasmettendo il valore dello sport che è “un diritto per tutti” e uno strumento di terapia molto importante nella disabilità. Per la grande passione verso tutte le forme del “movimento” ha partecipato a numerosi corsi di formazione e opera in istituzioni pubbliche (C.O.N.I. e scuole pubbliche) e in enti privati.

”il corpo è l’insieme dei nostri pensieri, sentimenti, paure, entusiasmi, interessi e motivazioni, quindi non è strumentalità utilizzata per comunicare, bensì rappresenta ciò che noi siamo, poiché nella violenza di un gesto o nella sua delicatezza, nella sua tonalità decisa o incerta vi è la nostra relazione con il mondo, il nostro modo di sentirlo, di vederlo, di offrirci ad esso”…

La corporeità esprime il modo in cui l’esperienza vissuta forgia il proprio stare con se stesso e con gli altri ed è alla base dell’esperienza che noi realizziamo oltre che esserne l’esito; si sente e si conosce con e attraverso il corpo poiché la qualità delle esperienze propriocettive ed esterocettive è strettamente connessa alle elaborazioni cognitive e alle attribuzioni di significato che guidano il nostro conoscere e il nostro agire.

Da ciò comprendiamo l’esistenza della complicità tra rappresentazione mentale e “corpo” che diviene luogo di forza, di energia repressa, di accumuli di tensione e di conflitti da contenere e controllare o da scaricare e liberare e che si esprime sempre e comunque attraverso il movimento, melodia cinetica, strumento di crescita, prevenzione e cura per l’uomo che va dai 0 ai 100 anni.

http://giorgio-themill.blogspot.com/2010/09/robert-liberace-corpo-umano-in.html

 

CRESCERE IN MOVIMENTO……

 

Con il termine “crescita” si intende lo sviluppo psico-fisico del soggetto ed in questo caso l’attenzione cade principalmente sul bambino che  si affaccia alla vita nudo, privo di ogni strumento intellettivo per comprendere ciò che lo circonda; così piccolo e indifeso ha a sua disposizione un unico linguaggio che lo contraddistingue dall’inizio dei suoi giorni, il linguaggio corporeo, che  è portatore di una verità particolare della personalità del soggetto; talvolta risulta difficile decifrarne il significato ed è proprio per questo motivo che il ruolo dell’educatore deve andare ben oltre il semplice esercizio fisico modificando il proprio stile di intervento in base a chi si ha di fronte .                             

 

http://www.salesianiperlosport.org/spscnos/in-evidenza/lo-sport-gioco-per-i-bambini-o-giocattolo-per-gli-adulti.html

Il bambino si sente libero di ricercare ed esprimere la propria essenza attraverso il “gioco motorio” , vissuto come strumento che permette di dar vita alla sua fantasia  e di rivelare quell’affascinante mondo interiore che gli appartiene;  nel gioco il bambino sorprende se stesso e nella sorpresa acquisisce nuove modalità per entrare in relazione con l’esterno, sviluppa le proprie abilità percettive, di coordinazione motoria e di controllo della propria emotività e le proprie potenzialità intellettive (prerequisiti essenziali per lo sviluppo psicosociale).

Tale concetto rappresenta il punto di partenza  della pratica psicomotoria volta a soggetti normodotati ma soprattutto ai cosiddetti “ soggetti speciali”, che non potendo avere una solida consapevolezza del sé corporeo e delle informazioni provenienti dall’esterno non dispongono di mezzi necessari per sperimentare un autentico apprendimento. Il setting psicomotorio diventa luogo simbolico di raccordo tra dimensione affettiva e cognitiva del soggetto, luogo di piacere senso-motorio, caratterizzato da materiali morbidi (materassi, cuscini, scale, scivoli, e t c)  che interessa quindi il tono muscolare, inteso come veicolo di espressione e relazione, e la sensibilità vestibolare, invitando il bambino ad esercizi di equilibrio e disequilibrio, a rotolamenti, scivolamenti, dondolii, arrampicate e cadute.

Il bambino ritrova qui tutto ciò e lo sperimenta in una dinamica continua di contrasti in grado di stimolare il suo potere di iniziativa e di libera esplorazione; tutto diviene occasione per sperimentare i confini corporei, la sua capacità di contenimento e di abbandono.

Il concetto di gioco motorio può essere esteso anche alla sfera dello “sport non agonistico” che si avvicina oltre che al mondo del bambino anche a quello dell’adolescente che giocando si ritrova e si riconosce, riesce a liberare la sua mente dalle contaminazioni esterne, come il giudizio altrui, e a scaricare la propria istintività ed emotività.

Sport significa benessere fisico e psichico e può essere considerato come una vera e propria “palestra di vita” poiché consente di attuare processi di interiorizzazione di norme e comportamenti, socializzazione, identificazione e strutturazione del carattere che rendono possibile la sperimentazione in un ambito protetto dei diversi comportamenti che verranno attuati nel più ampio contesto della società.

Molto spesso si pensa che il lavoro in campo si debba basare solo sulla concentrazione, sull’impegno,  sul sacrificio personale ed invece uno dei requisiti fondamentali per svolgere un proficuo allenamento è la possibilità di “divertirsi”, di giocare con “piacere”, che diventa il punto di partenza per la crescita individuale di ogni giocatore o per quella dell’intero gruppo.

Ma divertirsi non significa fare confusione o essere il più forte a prescindere dalla correttezza e a tal proposito il compito più importante dell’educatore è saper affiancare alla parola divertimento quella di “ verità”, quindi  far capire ai propri allievi come il piacere possa soddisfare e far sentire realizzati solo quando è vero, quando si ottiene in un gioco che si basa su determinate regole condivise, riconosciute e utilizzate dal principiante come  dal campione con l’obiettivo di ottenere un risultato.

Il “piacere” nella vita, ed in questo caso nel gioco, è un diritto per tutti , per i ragazzi normodotati ed in modo particolare per quei ragazzi che partono svantaggiati, i ragazzi speciali,  per i quali lo sport non deve significare solo cura o terapia ma divertimento pieno, fatto di gioia, attenzione, coinvolgimento e passione; proprio chi parte svantaggiato deve poter recuperare, e se il gioco è importante in questo recupero, il divertimento connesso al gioco può essere lo strumento fondamentale di un riscatto dovuto e possibile.

 

PREVENZIONE E CURA……

 

Per il giovane, l’adulto e l’anziano assumere un atteggiamento positivo verso qualsiasi forma di movimento significa ottenere molteplici benefici a livello cardiovascolare, muscoloscheletrico, del metabolismo e della composizione corporea e a livello psicologico.

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Oggi più di ieri adottare uno stile di vita sano risulta fondamentale soprattutto per combattere due grosse problematiche che attanagliano la nostra società: obesità e stress.

“Maggiore è il periodo che si trascorre da obesi nell’infanzia e nell’adolescenza minore sarà la possibilità di cambiare la condizione in futuro”, ragion per cui il processo di prevenzione deve iniziare necessariamente in tenera età adottando, oltre che un’attività fisica regolare, una sana alimentazione che porti all’ equilibrio tra introito calorico e dispendio energetico dal quale dipendono l’accumulo e la rimozione del tessuto adiposo.

L’esercizio fisico praticato razionalmente, in maniera programmata e con continuità porta, oltre che alla perdita dell’eccesso ponderale, ad adattamenti fisiologici, di tessuti, organi e sistemi, indispensabili per la prevenzione e la cura dell’obesità.

Gli adattamenti immediati avvengono a carico dei muscoli, dei tendini, delle ossa e delle articolazioni mentre quelli a più lungo termine ma di fondamentale importanza riguardano l’apparato cardiocircolatorio e respiratorio.

Modificare positivamente il proprio livello fisiologico, nel bambino e nell’adolescente significa migliorare la propria immagine corporea oltre che la qualità delle capacità motorie e quindi la performance sportiva che rappresentano alcuni dei fattori rilevanti per la ricerca e la conferma del sé sociale; mentre per l’adulto e per l’anziano rappresenta la possibilità di poter essere autonomi, di poter avere una visione ottimistica della vita e un’ immagine positiva del sè; significa “vivere di più” riducendo il rischio dell’ insorgenza di importanti patologie vascolari (ipertensione arteriosa), respiratorie,  dismetaboliche (diabete tipo II), malattie articolari (artrosi) e neoplastiche (tumori).

È stato oramai dimostrato che l’esercizio fisico , se praticato senza eccessi e con regolarità, può prevenire ed alleviare anche i sintomi dell’ansia, dello stress e della depressione poiché:

  • stimola la produzione di endorfine (serotonina), ormoni dotati di proprietà fisiologiche di tipo analgesico ed eccitante, che regolano l’umore e il sonno;
  •     abbassa i livelli ematici di cortisolo (ormone dello stress);
  • permette al soggetto di percepire la sensazione di autoefficacia e fiducia in se stessi, in quanto implica il porsi degli obiettivi che, per quanto piccoli, aiutano a sentirsi più capaci e fiduciosi nelle proprie possibilità;
  • permette di conoscere nuovi stimoli come il rinforzo del proprio corpo e dà la possibilità di percepire segnali fisiologici come l’aumento del battito cardiaco, della frequenza della respirazione e della sudorazione, che non saranno più associati a situazioni di pericolo ma sentiti come  cambiamenti che avvengono nell’ organismo in situazioni piacevoli o neutre;
  • offre la possibilità di relazione e di situazioni di gruppo per soddisfare quel bisogno di appartenenza che può venire a mancare a causa, per esempio, della perdita o dell’assenza del nucleo familiare;
  • offre un recupero della sensazione di benessere e dell’immagine positiva del sé che influiscono direttamente sull’autostima.

“Fare sport o attività fisica significa dedicarsi del tempo e considerarsi abbastanza importanti per concederselo”

BIBLIOGRAFIA
AA.VV. (2004), Pedagogia ed educazione motoria, Guerini e Associati, Milano.
Calamai M. (2008), Uno sguardo verso l’alto, FrancoAngeli, Milano.
http: //www.galileo.it/ludonord2/importanza_gioco/indexf.html

http://www.psicologinrete.it/articoli/sport_palestra_di_vita.pdf

Dott. Alessio F. (2011), Obesità e attività fisica, CD ROM.
AA.VV. (2008), Endocrinologia e attività motorie, Elsevier Masson, Milano.
Martens R., Bump L. (1991), Psicologia dello sport, Borla, Roma.

 

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