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DISTURBI
ALIMENTARI
a cura del Dr.
Luigi D'Elia |
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L'ANORESSIA
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DESCRIZIONE
È la perdita consistente o totale dell’appetito causata da disturbi
dell’affettività. Si distingue da altre forme di anoressia di natura
organica (ad es. di origine endocrina o per difficoltà
meccanico-funzionali) o di natura psicologico-reattiva in genere
transitori (traumi emotivi, malinconia).
Negli ultimi 40 anni l’incidenza dell’anoressia mentale è
raddoppiata, e sembra continuamente aumentare.
Secondo alcune stime, nel 14% dei casi l’anoressia, o una sua
conseguenza, porta alla morte, per questo è importante intervenire
tempestivamente allorché si manifestano i primi sintomi. L’anoressia
colpisce nel 90% circa dei casi le ragazze (giovani e adolescenti).
Ultimamente però l'anoressia maschile sembra essere in crescita. |
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Perdita
del 15-20% del peso corporeo (se il deperimento supera il 30% può
essere necessario un ricovero)
Amenorrea (perdita delle mestruazioni) da oltre 6 mesi |
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Rifiuto
del cibo sentito come qualcosa di disgustoso e umiliante; paura
ossessiva di ingrassare |
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Percezione
distorta o delirante del proprio corpo, sentito “comunque” come
grasso; incapacità di svolgere un esame di realtà sul proprio
corpoMancanza di preoccupazione per il dimagramento |
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Iperattività
mentale e fisica, senso di onnipotenza |
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Senso
di non appartenenza del corpo |
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Tentativo
di essere unici e speciali |
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Vi possono essere differenti gradazioni dei sintomi a seconda dell’intensità
del malessere, così come possono coesistere nella stessa persona
periodi di anoressia alternati ad episodi di bulimia, con vomito provocato
(quasi la metà delle anoressiche sono anche bulimiche).
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COMPRENSIONE
PSICOLOGICA
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Per comprendere l’anoressia forse non è sufficiente
usare soltanto categorie psicologiche, ma occorre integrare considerazioni di
ordine storico-sociale, dal momento che questa malattia è diventata
diffusissima nel mondo occidentale e ricco negli ultimi decenni, mentre nel
resto del mondo è rarissima o sconosciuta. Le ragazze
anoressiche sembrano voler assumere un controllo onnipotente su se stesse, sul
proprio corpo e sul proprio ambiente familiare, e specialmente sullo sviluppo
psicosessuale nel tentativo di fermarlo (questo ha probabilmente ha che fare
anche con i rapidi mutamenti della condizione femminile degli ultimi decenni).
In ambito
familiare l’anoressica, accanto al tentativo di confermare ad ogni costo le
aspettative dei propri genitori (a volte iperprotettivi), in particolare
conservando l’immagine di “brava bambina”, essa prova al contempo ad
allontanarsene alla ricerca di una propria unicità. Rifiuta dunque
inconsciamente di “tenere dentro” tutto ciò che le permette di crescere e di
sentire il proprio corpo adulto e sessuato. Tutti gli impulsi che provengono
dal corpo diventano così pericolosi e insopportabili. Il cibo diventa perciò un simbolo della dipendenza dalla figura
materna sul quale polarizzare tutta l’attenzione.Occorre allora che l’anoressica controlli dispoticamente il cibo e i
cambiamenti del proprio corpo nel tentativo di autorifondarsi e di ridefinire
una nuova identità. Tale nuova identità idealizzata corrisponde a certi
stereotipi culturali per i quali magro=bello=bravo=amabile.
Questa struttura
di personalità nasconde in realtà una fragilità di fondo oltre naturalmente una
difficoltà di differenziazione dalla famiglia: al di là della maschera
dell’efficientismo conformista e dell’indifferenza si celano difficoltà ad
entrare nelle relazioni e ad accettare le dipendenze
affettive. La soluzione che l’anoressica trova è quella di negare ogni
impellenza corporea ed ogni dipendenza affettiva, cadendo però
inconsapevolmente in una dipendenza più distruttiva che è quella dalla
malattia.
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| INDICAZIONI
TERAPEUTICHE |
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Segnali premonitori dell’anoressia sono riconoscibili nella successione
di molte fasi successive. Spesso, in seguito ad una situazione di forte delusione (separazione, lutto,
seduzione, trauma), subentra una fase depressiva e l’inizio della perdita
dell’appetito, oppure si assiste all’inizio di una dieta, seguita però con un
eccessivo rigore. La fase successiva può essere quella dell’ottimismo onnipotente: la persona è
determinata nel controllo totale del proprio peso, e le suppliche o le
imposizioni dei familiari servono solo a rinforzare questa determinazione.
Nei casi più preoccupanti si assiste ad una dispercezione
del proprio corpo d’intensità delirante (si guarda allo specchio vedendosi
grassa pur essendo deperita), nei casi meno gravi vi è comunque una
preoccupazione ansiosa e ossessiva per il peso, che va sempre controllato, e
per le forme del corpo.
Il trattamento elettivo per l’anoressia è la
psicoterapia, che, se precoce, ha
maggiori possibilità di successo. In genere un intervento combinato individuale/familiare è quello più
consigliabile; in altri casi anche la terapia di gruppo o lo psicodramma si
sono rivelati efficienti. L’uso di farmaci
antidepressivi può essere in certi casi accessorio solo se in presenza di
depressione maggiore (non esistono farmaci specifici per la cura
dell’anoressia). In genere un
approccio solo farmacologico o solo “somato-organico”, fondandosi sulla
negazione dei bisogni psicologici della paziente, può solo ritardare la cura e
danneggiare la paziente. Nei casi in cui
l’emaciamento imponga un ricovero e l’alimentazione forzata (fatto che nel 50%
dei casi non scongiura una ricaduta), si dovrà comunque continuare la
psicoterapia qualora già iniziata.
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