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PREMESSE
L’ansia
non rappresenta di per sé alcuna malattia, anzi è un meccanismo
“naturale” (sia fisiologico che psicologico) ed è la risposta a
determinate sollecitazioni ambientali di pericolo per le quali
l’organismo necessita di una rapida mobilitazione in relazione a
specifici obiettivi difensivi o protettivi dell’individuo.L’ansia
diventa un sintomo quando si attiva, con una certa sistematicità, in
condizioni che non la giustificano (o che non la giustificano del
tutto), in assenza di reale pericolo, in modo esclusivamente
anticipatorio, in maniera automatica e indipendente dalle circostanze,
sia in apparente assenza di contenuti psicologici, come negli Attacchi
di Panico che sembrano “arrivare dal nulla”, sia viceversa in
presenza di specifici contenuti psicologici, come nelle Fobie, per le
quali sono particolari fatti o condizioni ambientali a
scatenarla.Inoltre, l’ansia può essere sia il sintomo accessorio di
numerosi disturbi psicologici o psichiatrici, sia la componente
principale di patologie come quelle che andiamo a descrivere.
GLI
ATTACCHI DI PANICO
DESCRIZIONE
L’Attacco
di Panico (AdP) è un disturbo d’ansia che si presenta in modo acuto,
dura in genere pochi minuti e genera nella persona una considerevole
angoscia. Esso si presenta corredato da un corteo di sintomi fisiologici
- soffocamento, vertigini, sudorazione, tremore, tachicardia - e la
sensazione che il soggetto avverte è quella di morte imminente. Il
paziente che soffre di AdP è spesso anche Agorafobico (vedi “Le
Fobie”) e a causa della sua forma ricorrente l’AdP si associa ad una
forte ansia anticipatoria, ed il paziente è perennemente preoccupato
per l’arrivo dell’attacco successivo.L’AdP, come tutti i disturbi
d’ansia, può associarsi talvolta ad altri quadri psicopatologici,
specie a Disturbi di Personalità (ad esempio Borderline e Istrionico).
La vita del paziente affetto da AdP risulta dunque assai condizionata da
una diffusa angoscia di cui non comprende l’origine e che non riesce a
controllare in nessun modo. Inoltre, la prostrazione e il senso di
impotenza provocati da questo disturbo contribuiscono a peggiorare la
condizione psicologica e la qualità della vita del soggetto.
Le caratteristiche del disturbo di AdP, a causa della sua evidente
componente somatica e dell’apparente assenza di contenuti psicologici,
possono facilmente indurre il paziente, ma anche il clinico non esperto
di psicopatologia, a confondere le cause con gli effetti e a leggere
scorrettamente questo disturbo come un problema di natura esclusivamente
organica. Va fatta dunque preliminarmente un’attenta diagnosi
differenziale per escludere qualunque causa organica e per poter
affermare la natura psicologica
del disturbo.
COMPRENSIONE
PSICOLOGICA
Pur
essendo stata dimostrata l’esistenza di fattori neurofisiologici
predisponenti, le cause del
disturbo di AdP sono scritte nella storia psicologico-esistenziale della
persona sofferente. Il meccanismo biologico dell’ansia si attiva
parossisticamente in assenza di un reale pericolo in maniera automatica
e al di fuori del controllo del soggetto, ma da un’attenta analisi (e
confortati da alcuni studi svolti), è facilmente dimostrabile come
nella vita delle persone affette da AdP siano rintracciabili eventi
esistenziali stressanti e traumatici, ed una storia recente e remota di separazioni
e perdite che il soggetto non è stato in grado di
“metabolizzare” psicologicamente. Alla base della reattività del
paziente affetto da AdP vi sarebbe dunque una difficoltà a fare appello
ad una sufficiente sicurezza interna a fronte di ripetute esperienze di
perdita (lutti, separazioni, delusioni) non elaborate. L’idea stessa
di perdita e separazione si associa allora automaticamente all’idea di
una morte improvvisa e ingiustificata che può giungere da un momento
all’altro e che può colpire lo stesso soggetto. Questo accadrebbe
secondo lo stesso meccanismo di circoscrizione e controllo dell’ansia
descritto per le Fobie (vedi successivamente), ma con la
differenza che il paziente affetto da AdP si confronta con una quota di
angoscia anche maggiore e meno canalizzabile rispetto al paziente
fobico.
INDICAZIONI
TERAPEUTICHE
La
terapia elettiva per il disturbo di AdP è l’integrazione di
psicoterapia e farmacoterapia. È ormai acquisito dalla cultura clinica,
oltre che dalle ricerche, che da un lato l’esclusivo utilizzo di
farmacoterapia, oltre a provocare dipendenza, registra un’altissima
percentuale di ricadute (tra il 71% e il 95%), dall’altro
l’esclusivo utilizzo della psicoterapia non va incontro alle esigenze
del paziente di ridurre la virulenza sintomatologica e rallenta la
guarigione. L’uso combinato di entrambe aumenta perciò la risposta
terapeutica, e la prognosi per coloro che riescono a seguire con
continuità un progetto terapeutico è decisamente positiva.La
terapia cognitivo-comportamentale ha dimostrato particolare efficacia
per il disturbo di AdP, ma anche altri approcci psicoterapeutici, ad
orientamento psicodinamico si sono dimostrati efficaci nel lungo
periodo. È dimostrato inoltre che una psicoterapia ben condotta produce
significative e permanenti modificazioni neurofisiologiche nei pazienti.
INDICAZIONI
PER I FAMILIARI
Valgono
per l’AdP le stesse indicazioni esposte per le Fobie. Un particolare
cenno va fatto riguardo il ruolo della cultura familiare rispetto al
vissuto di perdita prima descritto. Non c’è dubbio che il sostegno
dei familiari a questo proposito possa aiutare il paziente ad accettare
con minore drammaticità la dimensione della separazione. È importante
infine che i familiari del sofferente di AdP non facciano pesare sulla
già provata personalità del loro caro lo stigma invalidante di
“malato di mente”, ma considerino invece questo come un problema
serio ma non propriamente grave, perché affrontabile e superabile.
LE
FOBIE
DESCRIZIONE
Tra
i cosiddetti “Disturbi d’Ansia” le Fobie sono le più diffuse.
La
Fobia è un timore irrazionale e invincibile per oggetti o specifiche
situazioni
e si distingue dalla semplice paura secondo questi criteri:
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la
paura è momentanea e si esaurisce con il termine delle condizioni
che l’hanno provocata; la Fobia è invece persistente e non si
esaurisce con la verifica della realtà;
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la
paura, essendo dipendente dalle circostanze che l’hanno provocata
non è specifica, mentre la Fobia è spesso focalizzata su un
particolare oggetto, fatto o situazione;
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la
Fobia appare come un impulso irrazionale, mentre la paura appare
motivata;
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la
Fobia può essere più intensa e pervasiva della semplice paura;
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il
comportamento del fobico e il suo atteggiamento generale sono
fortemente condizionati dall’oggetto della sua Fobia, laddove
questo non accade per una semplice paura
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La
Fobia si distingue inoltre dal Delirio perché il fobico al contrario
del delirante è consapevole dell’irrazionalità dei suoi timori che
tuttavia non riesce a superare.Le Fobie possono insorgere in molti
momenti della crescita, dalla prima infanzia fino all’adolescenza, ma
possono anche emergere in età adulta.Esistono
molte forme di Fobia tra le quali le più comuni sono l’Agorafobia
(paura degli spazi aperti), le Fobie Sociali (paura di stare con gli
altri o in luoghi affollati), la Rupofobia (paura dello sporco), la
Patofobia (paura delle malattie), la Claustrofobia (paura dei luoghi
chiusi come l’ascensore, gli autobus, le stanze chiuse), la Fobia
degli Animali (cani, gatti, insetti, etc.).In particolare, nei bambini e
negli adolescenti, oltre queste fobie già descritte, si aggiungono tra
quelle più comuni, la Fobia del Buio, le Fobie Scolastiche, le Fobie
Alimentari.
COMPRENSIONE
PSICOLOGICA
La
Fobia è il risultato di un compromesso escogitato inconsapevolmente dal
soggetto per il controllo dell’ansia. In questo caso però, questa
soluzione, cioè la Fobia, non evita l’ansia, ma si limita a
circoscriverla e a trasformarla, invalidando lo stesso, talvolta, la
vita della persona.Secondo una lettura
psicoanalitica, la Fobia sarebbe la risposta a pensieri profondi e
non consapevoli di natura libidica o aggressiva che minacciano il
soggetto e il suo senso d’integrità e gli procurano un’ansia
intollerabile.A fronte di questa emersione indesiderata, entrerebbero in
azione alcuni meccanismi difensivi inconsci che consentono di ridurre e
circoscrivere l’”attacco”
dei contenuti psicologici. Il soggetto in tal modo sposta un attacco che
colpirebbe tutto se stesso dirottandolo su un unico e marginale oggetto
che diventa così il simbolo condensato del pericolo da evitare in ogni
modo.Questa operazione inconscia non può però essere la vera soluzione
perché il prezzo del controllo dell’ansia è la creazione di una
nevrosi fobica che ripropone la stessa quota d’ansia soltanto
concentrata e in una forma differente.
Secondo
questa ottica, le fobie assumono significati simbolici che rimandano, in
maniera deformata, alla radice affettiva e pulsionale. Non solo, in
funzione dei gravi effetti limitanti che esse producono, le fobie
rivelano in realtà le difficoltà
del soggetto a sciogliere le dipendenze e a procedere nella sua
crescita autonoma. Di fatto le fobie “inchiodano” la persona in una
penosa paralisi che non gli consente ad esempio di uscire di casa, o di
svolgere determinate attività sociali, lavorative, quotidiane.
Secondo
un’altra lettura, quella comportamentista,
la Fobia sarebbe il risultato di un cattivo apprendimento che produce
una risposta inadatta e sproporzionata di fronte ad una situazione
reale. Quando cioè il soggetto è ripetutamente esposto nel tempo e
nello spazio a stimolazioni che procurano paura, si svilupperebbe la
fobia.
INDICAZIONI
TERAPEUTICHE
La
terapia elettiva dei disturbi fobici è la psicoterapia. Occorre che il
terapeuta faccia un’attenta valutazione per poter stabilire quale
forma d’intervento psicoterapeutico risulta più idoneo. È necessario
comprendere il significato del sintomo fobico nell’economia globale
della persona sia in termini di assetto interno, sia in termini di
assetto familiare. La valutazione diagnostica diventa ancor più
fondamentale se il soggetto è in età evolutiva. In alcuni casi infatti
il sintomo fobico in un bambino o in un adolescente può essere la punta
dell’iceberg di una problematicità più vasta. Esistono
psicoterapie, relativamente brevi, che agiscono prevalentemente sui
sintomi, come quelle cognitivo-comportamentali, con un approccio
educazionale di desensibilizzazione, che risultano assai efficaci specie
laddove il sintomo fobico non è associato ad un quadro personale e
familiare particolarmente problematico.Vi sono psicoterapie ad
orientamento psicoanalitico-psicodinamico, più lunghe ed impegnative,
che sono maggiormente indicate laddove il sintomo fobico rimanda ad una
problematicità più generale dello sviluppo psicologico, o ad un quadro
patologico più articolato.Anche la terapia familiare può essere
indicata, in associazione ad altre forme d’intervento, laddove lo stile
fobico-ossessivo appartiene
anche alla famiglia del soggetto e quando il paziente è in età
evolutiva. L’uso di farmaci ansiolitici può essere talora indicato a
sostegno della psicoterapia (mai
come unica soluzione o unico approccio terapeutico).
INDICAZIONI
PER I FAMILIARI
Come
tutti i sintomi psicopatologici, anche il sintomo fobico ha una storia e
un ambiente di formazione e di sviluppo che hanno reso possibile la sua
emersione.A volte la Fobia è parte di un sistema di equilibri familiari
per il quale quella specifica paura di un componente della famiglia
risponde a particolari esigenze del sistema familiare più complessivo:
ad esempio, una moglie che non esce mai da casa può risultare
rassicurante per gli altri componenti della famiglia; un figlio che
sviluppa una fobia sociale conferma la sua posizione di dipendenza
all’interno della famiglia come bambino bisognoso di protezione; etc.
In generale, proprio a causa della sua forte valenza simbolica, il
sintomo fobico assume spesso la funzione di messaggio e di richiamo
utilizzando però un linguaggio patologico. Occorre allora che tale
messaggio sia ascoltato e che
ad esso sia data la possibilità di modificare
codice comunicativo.
DISTURBI OSSESSIVO-COMPULSIVI
DESCRIZIONE
Le
ossessioni sono pensieri,
immagini o impulsi intrusivi e ricorrenti che provocano notevole disagio
alla persona. Le più frequenti sono le idee di contaminazione, le idee
sulla sporcizia, i dubbi insistenti (il gas aperto, la porta aperta,
ripensare a comportamenti sbagliati), le immagini sessuali o aggressive
indesiderate.Le compulsioni
sono comportamenti ripetitivi (lavarsi, ordinare gli oggetti) o azioni
mentali (contare, ripetere mentalmente parole) di tipo
rituale che il soggetto si sente costretto a svolgere per alleviare
l’angoscia e comportano continue verifiche che però lasciano sempre
aperto il dubbio.Il Disturbo Ossessivo-Compulsivo insorge spesso durante
l’adolescenza in maniera graduale o improvvisa per poi consolidarsi in
età adulta; a volte insorge nell’età infantile.Si parla di Disturbo
Ossessivo-Compulsivo quando sono soddisfatti la maggioranza di questi
criteri:
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presenza
di pensieri ricorrenti vissuti come intrusivi e inappropriati e che
provocano ansia marcata; |
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la
persona tenta di annullare tali pensieri con altri pensieri o con
azioni |
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presenza
di comportamenti ripetitivi o azioni mentali che la persona si sente
obbligata a svolgere secondo regole rigidissime |
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tali
comportamenti sono volti a prevenire o ridurre il disagio o il
timore di esso, ed essi sono eccessivi
la persona riconosce questi comportamenti come irragionevoli |
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i
pensieri e le azioni del soggetto occupano molto tempo della
giornata ed interferiscono significativamente con la sua vita
lavorativa, scolastica, sociale.
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Il
Disturbo Ossessivo-Compulsivo si distingue dall’omonimo Disturbo di
Personalità Ossessivo-Compulsivo perché quest’ultimo è in genere
meno grave e invalidante, e perché la persona non avverte la sua
personalità rigida, perfezionista e controllante come un vero problema,
al contrario dell’Ossessivo-Compulsivo che vive i suoi sintomi come
grossi problemi e con grande angoscia.
COMPRENSIONE
PSICOLOGICA
Secondo
l’ottica psicoanalitica, l’ossessivo-compulsivo regredendo ad una
fase dello sviluppo psicologico in cui pulsioni sessuali e aggressive
sono confuse, ha come caratteristica principale l’ambivalenza
e la presenza simultanea di sentimenti di amore e odio, aspetto che il
paziente O-C manifesta nell’atteggiamento perenne del dubbio
rispetto ad ogni suo gesto o pensiero. A fronte di primitive pulsioni
sessuali e aggressive che necessitano di un severo controllo, la persona
sofferente di ossessioni e compulsioni mette in atto un instancabile
quanto inutile super-lavoro mentale e comportamentale per annullare le
continue intrusioni di pensieri e dubbi circa il proprio e altrui
operato. Il pensiero e le azioni rituali assumono così per l’ossessivo-compulsivo
una funzione retroattiva e perciò una valenza
magica.
Secondo
l’ottica cognitivista il tipo di attaccamento esperito durante
l’infanzia dalla persona che poi soffrirà di ossessioni-compulsioni
con la figura materna è quello insicuro ambivalente o resistente. Tale attaccamento genererà uno
stile di conoscenza della realtà di tipo "evitante"
che a sua volta è tipico del disturbo ossessivo. L’attaccamento
insicuro ambivalente è caratterizzato dall'incertezza e aleatorietà
della figura di attaccamento che appare spesso inarrivabile, altre volte
vicina; l'imprevedibilità è dunque la connotazione principale. Il
bambino attribuirà a se stesso la colpa di questo nei termini di bassa
amabilità per diminuire il livello di aleatorietà e di ansia; l'idea
di sé sarà perciò instabile. Il
sistema cognitivo, che per sua natura tende a fare previsioni sulla
realtà, tenderà ad eliminare tale incertezza restringendo il suo campo
di azione “testando” le
proprie ipotesi in aree molto ristrette, tutto al contrario del
movimento esplorativo. Tutto il sistema cognitivo è teso ad evitare
invalidazioni che però prima o poi giungono a minacciare la stessa
coesione del Sé. Si conferma così l'idea di essere del tutto
impreparati non solo a predire alcunché, ma anche a tollerare qualsiasi
invalidazione vissuta, per estensione, come minaccia all'intero sistema.
Da qui in poi, il restringimento delle aree esplorative diventa
drastico, e l'unica ricerca possibile diventa quella della perfezione
all'interno del segmento selezionato dal soggetto stesso (le mani
pulite, l’assenza di sporco, l’ordine e la simmetria degli oggetti,
etc.).
INDICAZIONI
TERAPEUTICHE
Al
contrario della persona con Disturbo Ossessivo-Compulsivo di Personalità,
che può positivamente avvalersi di un approccio psicoanalitico, colui
che soffre invece di Disturbo Ossessivo-Compulsivo (come qui descritto)
non trova alcun giovamento da un approccio psicoanalitico
“classico”, bensì preferenzialmente da una psicoterapia
cognitivo-comportamentale eventualmente associata ad una adeguata
farmacoterapia (per la quale occorre consultare uno psichiatra).Anche i
gruppi terapeutici hanno nel tempo un buon esito terapeutico.
INDICAZIONI
PER I FAMILIARI
Occorre
ovviamente in ogni caso rivolgersi ad uno psicoterapeuta, soprattutto se
i sintomi sono esordienti e la persona è in età infantile o
adolescenziale. È inoltre dimostrato il legame tra il contesto
stressante familiare e l’acutizzarsi dei sintomi, per cui è
consigliabile non appesantire la già difficile condizione del proprio
familiare con rimproveri o ingiunzioni a smetterla. A volte è possibile
osservare una certa “familiarità” dei sintomi ossessivo-compulsivi che possono
essere presenti in altri membri della famiglia. In questo caso, sarà
utile coinvolgere la famiglia nel processo terapeutico dell’individuo. |