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PREMESSE GENERALI
Con la definizione “Disturbi
di Personalità” s’intende descrivere un’ampissima gamma di fenomeni
patologici della mente che riguardano non già delle malattie caratterizzate da
sintomi precisi (come nel caso della depressione, della schizofrenia o dei
disturbi d’ansia), bensì disturbi che hanno a che fare con un disfunzionamento
della personalità di particolare entità, per i quali non si assiste
all’emergere di “sintomi”, ma di tratti
disfunzionali della personalità adulta – atteggiamenti, pensieri, comportamenti, visioni del mondo e stili di
vita - che sono ricorrenti, pervasivi ed invalidanti per la persona e
per la sua vita.
I disturbi della personalità possono coesistere con le
malattie mentali sintomatiche che abbiamo descritto altrove, ma, più spesso,
possono presentarsi senza complicazioni sintomatiche vere e proprie, bensì come
“disagio” generalizzato, difficoltà a svolgere funzioni e a
mantenere relazioni, aspetti della propria persona vissuti come non sintonici e malfunzionanti.
Questi fenomeni di sofferenza mentale sollevano più di altri
il problema della indefinibile differenza tra “normalità” e “patologia” poiché in ognuno di noi (nessuno escluso)
è possibile rintracciare forme più o meno attenuate di problematicità relative
alla personalità, tanto da far affermare a qualche studioso, particolarmente
attento, che è la personalità stessa,
nel suo insieme, come aspetto culturale fondante della specie sapiens, ad
essere costituzionalmente predisposta ad ammalarsi e ad inscenare determinati
problemi ricorrenti. Il criterio discriminante e descrittivo diventa perciò non
più il presunto spartiacque tra “normalità” e “patologia” (criterio
qualitativo), ma la valutazione quantitativa che riguarda i livelli di
disabilità sociale e relazionale del soggetto, le autovalutazioni della persona
stessa che sente come dissonanti e inaccettabili certe caratteristiche di se
stesso. In alcuni casi invece, come vedremo più avanti, sono le valutazioni
delle persone vicine e/o del contesto sociale ad indicare delle disfunzionalità
di cui il soggetto non percepisce la natura patologica e che sente invece come
sintoniche con il proprio stile di vita e le proprie abitudini. In questi casi
sono i codici socio-culturali
prevalenti in ciascun momento storico e di ciascun gruppo sociale a determinare
la disfunzionalità di un dato atteggiamento o comportamento, per cui un
soggetto che qui ed oggi sia
portatore di una componente, ad esempio, antisociale, in un altro contesto
socio-culturale o in un’altra epoca storica sarebbe perfettamente integrato.
Perciò ciò che appare disfunzionale in un contesto culturale può risultare
funzionale in un altro. Occorre quindi maneggiare
con cura le valutazioni diagnostiche e conoscerne i retroterra culturali e
sociali senza però cadere nell’eccesso opposto di bonificare ogni patologia
relativilizzandola in maniera assoluta.
IL DISTURBO BORDERLINE DI
PERSONALITà
Nessun disturbo come quello borderline risulta altrettanto
controverso dal punto di vista della classificazione psicopatologica e rispetto
alle differenti descrizioni psicodinamiche.
Lo stesso termine “borderline”, che significa
letteralmente “linea di confine”,
sembrerebbe già indicare un’area problematica che si trova al confine tra le
diverse patologie psichiche. Per questo ancora oggi questa definizione viene
utilizzata impropriamente quando ci si trova di fronte a patologie miste non
altrimenti classificabili.
Proveremo qui a raccogliere i diversi tentativi di
sistematizzazione diagnostica e a trovarne i punti comuni.
DESCRIZIONE
Il Disturbo Borderline di Personalità
(DBP) è
caratterizzato da una diffusa instabilità delle relazioni, dell’immagine di sé,
dell’affettività, dell’umore, e da una notevole impulsività del comportamento.Si può già manifestare nella seconda infanzia e nell’adolescenza,
oppure in età giovanile.Interessa l’1,8-4% della popolazione (è quindi molto
diffuso) ed è in aumento negli ultimi anni. Secondo una classificazione standard
(DSM IV), per
soddisfare i criteri diagnostici del DBP occorre la presenza di almeno 5 di
queste caratteristiche:
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Evitamento esasperato dell’abbandono (anche immaginario) o di una
separazione |
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Instabilità ed intensità dei rapporti interpersonali nei quali si alternano rapidamente idealizzazione e svalutazione dell’altro; |
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Disturbo dell’identità: il senso di sé è mancante di continuità e l’immagine di sé è disturbata Impulsività in almeno due aree a danno del soggetto: spese eccessive, sesso, uso di sostanze, alcol, alimentazione (abbuffate), comportamenti
spericolati; |
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Ricorrenti atteggiamenti minacciosi, comportamenti suicidari o
autolesivi; |
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Instabilità dell’umore: disforia, irritabilità, ansia, con durata di poche ore Sentimenti cronici di vuoto, intolleranza della noia; |
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Rabbia immotivata, intensa e incontrollata: accessi d’ira, rabbia costante, scontri fisici. Gravi sintomi dissociativi o transitoria paranoia in relazione a eventi stressanti
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Esistono differenti gradazioni
relative alla gravità del DBP all’interno di una vasta gamma che va dai livelli
nevrotici fino a quelli più francamente psicotici. Inoltre la diagnosi di DBP può facilmente sovrapporsi ad
altre configurazioni psicopatologiche come quelle psicotiche: Schizofrenia,
Depressione, Disturbi Affettivi, o ad altri disturbi di come il Disturbo
Narcisistico, il Disturbo Paranoideo, il Disturbo Schizoide, i Disturbi
dell’Alimentazione, il Disturbo di Personalità Multipla, il Disturbo
Antisociale, il Disturbo Dipendente.
Per questo motivo, alcuni studiosi di orientamento
psicoanalitico, anziché definire una specifica categoria diagnostica a sé
stante, preferiscono parlare di “organizzazione
borderline” della personalità in cui convergono certe caratteristiche
comuni a molti disturbi. Secondo questi studiosi dunque il paziente borderline si
riconosce da alcuni parametri quali: la scarsa integrazione dell’identità, la
debolezza dell’Io, specifici meccanismi di difesa, un certo livello intermedio
di alterazione dell’esame della realtà, un certo tipo di relazioni familiari e
interpersonali, e una certa strutturazione del mondo interno, ma senza che
tutto ciò definisca una precisa categoria.
COMPRENSIONE
PSICOLOGICA
Anche per il
DBP, essendo una patologia complessa, vale il
principio della multifattorialità delle cause scatenanti. Alcuni ricercatori
considerano questo disturbo originato da carenze evolutive del rapporto
bambino-ambiente di cura; altri attribuiscono a eventi traumatici dell’infanzia
(abusi, violenze, clima non affettivo) le cause del DBP; altri ancora hanno
dimostrato deficit minimali di natura neuro-cognitiva; ed infine c’è chi
sostiene che determinati cambiamenti del contesto sociale ed educativo siano la
matrice della vasta diffusione di questo disturbo. Ovviamente nessun parere è
definitorio, ma ciascuna
posizione osserva i fenomeni da un proprio vertice, tant’è che una parte dei
pazienti DBP non risponde a nessuno di questi fattori causali. Osservando la persona borderline ed il suo ambiente,
emergono alcune costanti relative sia al mondo interno che a quello esterno che
qui proviamo a descrivere.
Innanzitutto il borderline è una persona che è in guerra
con se stesso perché è portatore di un’identità
frammentata e discontinua con la quale si
rispecchia sempre negativamente. L’immagine sociale di cui il borderline è
portatore gli restituisce continuamente una disconferma di sé che gli provoca
angoscia e rabbia. Questo provoca anche significative distorsioni di
valutazione dei rapporti interpersonali che finiscono per accentuare questo
senso di non appartenenza.
Per il borderline i legami e le relazioni significative
sono a priori caratterizzati da una forte incostanza,
da una mancanza di sicurezza e solidità e da una valenza di non affettività.
Per questo le rapide oscillazioni tra idealizzazione e svalutazione nelle
relazioni sono la rappresentazione della ripetizione del proprio dramma interno
per il quale si ripropone continuamente il senso
di abbandono, e che provocano nella persona la classica intolleranza del vuoto, della noia, ma
anche della separazione (anche
momentanea) dalle persone significative. Per proteggersi da un’ulteriore frammentazione della
personalità o da forme depressive fortissime che lo farebbero scivolare nella
psicosi, il paziente borderline utilizza meccanismi “primitivi” che gli
consentono di dividere il mondo in “buoni” e “cattivi”, di negare quelle
emozioni che ripropongono i conflitti, di sentirsi onnipotente, a danno
dell’esame di realtà che risulta in tal modo alterato anche se non compromesso
del tutto. Questa netta divisione tra parti contrastanti e non
comunicanti della personalità del borderline si ripropone facilmente anche nell’ambiente umano a lui circostante
tra coloro che s’identificano con l’idealizzazione (che si alleano con il
“salvatore” e assumono un atteggiamento di empatia e comprensione) e tra coloro
che s’identificano con la svalutazione (che si sentono persecutori e cattivi e
che assumono a loro volta un atteggiamento di svalutazione del borderline). Molti degli eccessi comportamentali del borderline si
spiegano dunque sulla base dell’impossibilità di integrazione di aspetti
contrastanti della sua personalità, e sulla base dell’intolleranza dell’ansia
interna e sociale di cui egli è portatore. Tipico del borderline è infatti la
rabbia improvvisa e imprevedibile, l’impulsività diffusa, la compulsione a
riempire in qualunque modo il senso di vuoto (alcol, droghe, cibo, sesso),
l’alternanza tra fasi di ansia o euforia onnipotente e fasi di disperazione o
depressione che possono condurre spesso a gesti autolesivi (mutilazioni, tagli
sul corpo) se non francamente suicidari (dimostrativi e non). Per quanto riguarda le famiglie dei
borderline, alcuni autori
hanno dimostrato che esiste un’ampia varietà di condizioni predisponenti: la
presenza di tratti borderline negli stessi genitori; la discontinuità nelle
relazioni di cura, la trascuratezza o l’anaffettività di esse; la
conflittualità tra i genitori; la presenza di comportamenti violenti, di abuso
fisico o sessuale; oppure l’ipercoinvolgimento emotivo e ansioso nelle
relazioni.
INDICAZIONI TERAPEUTICHE
Il trattamento
e la cura del paziente borderline è spesso difficile proprio a causa delle sue
caratteristiche di “irrequietudine”, e spesso anche la terapia assume il
carattere di discontinuità. Molto spesso la conquista di “un’alleanza
terapeutica” risulta faticosa e la partecipazione al lavoro terapeutico assume
la classica forma oscillante e “intermittente”. Nonostante ciò, coloro che riescono ad avere una certa
continuità nel rapporto terapeutico ottengono buoni risultati nel tempo.Data la varietà e la complessità della patologia
borderline, che come abbiamo già detto può sovrapporsi ad altre patologie, il
progetto terapeutico per chi soffre di questo disturbo dovrà essere
personalizzato a seconda della gravità e del quadro patologico complessivo.
Ad ogni modo, l’intervento psicoterapeutico individuale
e/o gruppale risulta essere l’intervento elettivo per questa patologia, a volte
affiancato da un lavoro parallelo sulla famiglia. L’uso di psicofarmaci, pur non rispondendo alle esigenze
globali della cura (non c’è cioè un farmaco specifico per la cura di un
disturbo complesso come il DBP), può talora essere di complemento alla
psicoterapia per talune situazioni sintomatiche frequenti nel DBP, come la
depressione, l’ansia, l’impulsività, la rabbia. Talora per i casi più difficili, per i quali precedenti
trattamenti sono risultati improduttivi, può essere indicato l’intervento
residenziale di una Comunità Terapeutica specializzata per questo problema.In alcuni altri casi o per certi momenti di crisi
particolari può essere necessario il ricovero ospedaliero, soprattutto in
conseguenza di comportamenti autolesivi o suicidari.
INDICAZIONI PER I FAMILIARI
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Rivolgersi ad un servizio pubblico o privato di fiducia che assicuri
continuità e che sia specializzato per questo problema
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Considerare il problema del proprio caro come qualcosa che riguarda anche
tutta la fa |
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Collaborare il più possibile con la terapia
miglia
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Assicurare la solidità del contenitore familiare e mantenere un
atteggiamento dei fermezza rispetto alle regole
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Controllare il coinvolgimento emotivo e cercare di non essere reattivi
rispetto all’emotività del proprio caro
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Non
è raro che anche i familiari del paziente borderline
facciano richiesta di aiuto poiché bisognosi anch’essi, oppure abbiano necessità
di un sostegno alla loro genitorialità. Questo fatto però può inizialmente
ostacolare la collaborazione della famiglia la quale si sente chiamata in causa
troppo direttamente oppure si sente in colpa. Invece, occorre fare di tutto
affinché si crei un’alleanza di lavoro tra famiglie e terapeuti, fattore questo
importantissimo per dare maggiore continuità alla cura. Un’altra evenienza frequente che riguarda la famiglia dei
borderline è la difficoltà che essa incontra allorché avvengono i primi progressi
terapeutici i quali producono certi cambiamenti all’interno del campo
familiare.
IL DISTURBO DIPENDENTE DI
PERSONALITà
DESCRIZIONE
Le caratteristiche principali del Disturbo
Dipendente di Personalità (DDP) sono il timore eccessivo di separarsi dalle
figure di riferimento, il bisogno esagerato di essere accudito e guidato e
un’insicurezza diffusa in molti ambiti della vita personale. Il
DDP è tra i più frequenti disturbi di personalità anche se comunemente è associato ad altri disturbi
come la Depressione, l’Ansia, la Distimia, o è connesso ad altri disturbi di
personalità come quello Borderline, Evitamento, Istrionico.Si parla propriamente di DDP quando sono
presenti la maggior parte di queste caratteristiche:
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la persona
necessita di continui consigli e rassicurazioni per poter prendere decisioni
quotidiane
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delega ad
altri la responsabilità della sua vita
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non
esprime disaccordo per il timore di disapprovazione
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non ha
fiducia in se stesso e quindi non sa iniziare progetti o agire autonomamente
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è
disposto a tutto pur di ottenere protezione e accudimento
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quando è
solo teme esageratamente di non saper provvedere a se stesso
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è alla
continua ricerca di relazioni, specie sentimentali, di accudimento e di
supporto
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teme
eccessivamente l’abbandono, la separazione, la solitudine
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Le persone con DDP sono anche
classicamente passive, sottomesse, “adesive”,
tendono ad autosvalutarsi e a sentirsi incapaci e stupide, ma cercano anche
nelle relazioni la conferma a questa loro bassa autostima. Inoltre, anche i
rapporti sociali e il lavoro risultano limitati.Sicuramente, per questo disturbo il
fattore culturale gioca un ruolo centrale per quanto riguarda il valore sociale
predominante attribuito alla dipendenza o indipendenza nei diversi sottogruppi
culturali. Ovviamente si parla di DDP quando il comportamento dell’individuo
(adolescente o adulto) supera sensibilmente ed in eccesso la norma prevista da
ciascun contesto culturale, e quando la vita della persona risulta ristretta e
impoverita.
COMPRENSIONE PSICOLOGICA
I pazienti con DDP sembrano essere molto
fragili e particolarmente terrorizzati dall’idea della separazione.La radice del DDP risiede probabilmente in
fattori educativi e nella dinamica familiare. Figure genitoriali iper-coinvolte, intrusive, controllanti o semplicemente bisognose di sostegno
le quali, in qualche modo, nel corso della crescita dell’individuo, hanno
comunicato a più riprese la pericolosità dell’indipendenza rifiutando allo
stesso tempo la separazione e l’emancipazione del proprio figlio, e
ricompensando di fatto tutti i comportamenti che confermassero la dipendenza da
loro.
Accanto a questo, l’individuo dipendente
non è in grado di esprimere adeguatamente i sentimenti di rabbia e di dissenso
che lo condurrebbero, in fantasia, a rotture catastrofiche dei rapporti e
all’abbandono. Ma anche i legittimi e non traumatici movimenti di emancipazione
(ad esempio dell’adolescenza e della prima giovinezza) sono vissuti dalla
persona dipendente con una quota notevole di ansia, con senso di colpa, come se
l’individuo commettesse gravi atti di slealtà nei confronti delle persone care.
La persona dipendente sembra abbia dovuto
imparare, nel corso della sua vita, o per via di un’educazione controllante o
per via di separazioni traumatiche, che egli non è autosufficiente ed è
incapace di assolvere a se stesso, e dietro la paura di non farcela da solo vi
è probabilmente, inconsciamente. l’idea che anche la figura di attaccamento
abbia bisogno di lui e della sua presenza.
INDICAZIONI TERAPEUTICHE
La psicoterapia individuale e/o di gruppo
ad orientamento dinamico è l’indicazione principale per questo tipo di
pazienti. Se l’individuo è ancora adolescente o giovane è possibile prevedere
un intervento familiare (talora associato ad una terapia individuale), specie
se la famiglia è in grado di leggere le difficoltà del figlio come problema.La frequente associazione di questo
disturbo con altre problematiche (come detto precedentemente) può variare
l’approccio terapeutico a seconda delle patologie connesse.
INDICAZIONI PER I FAMILIARI
Le implicazioni dei familiari nelle
vicende della persona sofferente di DDP sono spesso tali da impedire ad essi di
vedere l’insicurezza, la sottomissione e l’adesività del proprio caro come un
vero problema che va curato.Sarebbe auspicabile però che i familiari
giungessero, ad un certo punto, a fare un semplice bilancio: continuare a
tollerare la dipendenza e le incertezze del proprio caro ed accettare l’idea
dell’impossibilità da parte sua di crescere più libero e più autonomo o
affrontare il timore (spesso sopravvalutato) di un percorso di separazione per
il suo bene.
IL DISTURBO ISTRIONICO
DESCRIZIONE
Il nome di questo disturbo di personalità
rimanda al lavoro dell’attore teatrale, ma nell’uso comune spesso si parla di
istrionismo volendo connotare la mania di protagonismo e l’atteggiamento del commediante
anche nella vita. In realtà, l’uso specifico che si fa di
questa definizione descrive un quadro di personalità piuttosto grave
caratterizzato da un’esagerata ed incontenibile emotività e dalla ricerca
eccessiva di attenzioni. Sotto molti aspetti il Disturbo Istrionico
di Personalità (DIP) assomiglia a quello Borderline se si pensa
all’impulsività, all’ansia di separazione, alla rabbia esplosiva, ma se ne
distingue per alcune caratteristiche tipiche come l’esibizionismo, una
seduttività provocante e inadeguata, un’emotività superficiale e mutevole. Il DIP si riconosce dalla maggior parte di
questi tratti:
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Disagio nelle situazioni in cui non è al centro dell’attenzioneRelazioni caratterizzate da comportamenti sessualmente seducenti e provocanti |
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Espressione emotiva superficiale e mutevole |
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Attenzione smodata per il proprio aspetto fisico e per l’abbigliamentoUso pittoresco del linguaggio |
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Atteggiamento teatrale, drammatizzato, esageratamente emotivo |
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Suggestionabilità e facilità a credere ai giudizi altrui |
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Eccesso di “confidenza” nelle relazioni, atteggiamento
manipolatorio. |
Il paziente istrionico, accanto a
queste caratteristiche già citate, presenta una notevole instabilità nei
rapporti sentimentali e lavorativi a causa del fatto che, a seguito di grandi
entusiasmi iniziali, egli non sembra in grado di dare continuità al proprio
investimento emotivo, non sopporta cali di attenzione, tende facilmente alla
noia e ricerca continuamente stimoli ed eccitazione. Il DIP è abbastanza diffuso (sia nei
maschi, ma soprattutto nella femmine) anche se è spesso sovrapposto ad altri
disturbi di personalità, come quello Borderline, Narcisistico, Antisociale,
Dipendente.
COMPRENSIONE PSICOLOGICA
Le personalità istrioniche compendiano in
sé gli aspetti di eccessività e superficialità come se fuggissero continuamente
dal contatto con parti di sé inaccettabili e depressive e non volessero
approfondire alcunché.Secondo
l’ottica psicoanalitica, questo
atteggiamento di negazione deriverebbe da un mancato sviluppo psicologico
all’interno delle relazioni familiari con particolare riferimento al triangolo
madre-padre-figlio/a. A fronte di carenze nelle relazioni di
cure materne infantili, la ricerca di cure si rivolge alla parte paterna dalla
quale il soggetto si sente profondamente attratto e sedotto e allo stesso tempo
altrettanto spaventato perché inaccessibile (a volte la dimensione
seduttiva-incestuosa non è solo vissuta in fantasia, ma anche realmente
esperita). Per cui l’individuo istrionico non riesce ad accedere ad una
dimensione affettiva matura e ad una vera “genitalità” nelle relazioni sessuali
al di fuori della sfera familiare. I bisogni di attenzione continua e di cruda
seduzione manipolatoria rappresenterebbero per l’istrionico una forma di
compromesso tra il tentativo impulsivo e infantile di ricevere attenzioni e
cure ed il terrore di sperimentare dipendenza e bisogno, nonché di essere “sedotti e abbandonati”.
INDICAZIONI TERAPEUTICHE
L’indicazione terapeutica per i pazienti
istrionici è la psicoterapia individuale psicodinamicamente orientata,
eventualmente associata alla psicoterapia di gruppo. Questi pazienti possono avere
difficoltà nel prosieguo della terapia a causa della loro fragilità e della
loro “sete di attenzione”, per cui è importante scegliere un terapeuta esperto
e anche, in un certo senso, “incorruttibile”, a causa della facilità con cui
l’istrionico tende a rivivere nella relazione terapeutica le proprie modalità
seduttive e aggressive.
INDICAZIONI PER I FAMILIARI
I familiari della persona istrionica
possono viversi gli eccessi del loro caro con un certo disagio o con disappunto
morale, ma devono sapersi rendere conto che gli aspetti di esibizionismo,
impulsività ed emotività rimandano ad una problematica ed ad una debolezza
notevole della personalità. Quindi occorre aiutare il proprio caro a chiedere
un sostegno esterno e specialistico.
IL DISTURBO NARCISISTICO DI
PERSONALITà
contrariamente a ciò che il nome di questo disturbo
potrebbe far pensare, il Disturbo Narcisistico di Personalità (DNP), pur
rimandando nella sua denominazione al mito greco di Narciso, noto per la sua bellezza,
ma anche per il torpore (narké=sonno),
non riguarda il semplice atteggiamento vanitoso o l’ostentazione di virtù, ma
un’organizzazione patologica di personalità a volte molto grave e di difficile
approccio terapeutico. Occorre dunque saper distinguere il sano amor proprio,
l’autostima e il realistico
autocompiacimento, che rappresentano la parte sana del narcisismo, dalle
modalità prevalenti del DNP che qui andiamo a descrivere. Così come occorre
anche contestualizzare il significato del narcisismo a seconda della fase del
ciclo vitale che la persona sta attraversando. Infine, vi è il fattore
culturale che gioca un ruolo fondamentale: oggi sembriamo vivere in un mondo narcisista dove i valori condivisi
della cultura di massa sembrano a volte coincidere con alcuni criteri
diagnostici di questa patologia. È allora riduttivo voler esaurire l’analisi
del narcisismo chiudendola nell’unico sguardo psicologico-psichiatrico.
DESCRIZIONE
Si parla di Disturbo Narcisistico di Personalità in
presenza di caratteristiche stabili e predominanti della personalità come il
senso di grandiosità (manifesto o celato), l’indifferenza verso gli altri, la
presunzione, il bisogno illimitato di ammirazione, l’ipersensibilità al
giudizio altrui. In particolare, occorre che siano soddisfatti la maggior
parte di questi criteri:
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si sente esageratamente importante e si aspetta di essere notato pur senza aver raggiunto particolari risultati |
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è immerso in fantasie di successo, potere, fascino, amore ideale |
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si considera così speciale che solo altre persone o istituzioni speciali possono capirlo o frequentarlo
richiede costante ed eccessiva ammirazione |
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pensa che tutto gli sia dovuto, di aver diritto a trattamenti di favore |
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sfrutta gli altri per raggiungere i propri scopi |
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mancanza di empatia: non riconosce e non sente i sentimenti e i bisogni altrui |
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è inconsapevolmente invidioso, ma ritiene viceversa di essere costantemente invidiato |
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è arrogante e sprezzante, spesso ipercritico, aggressivo |
In
realtà, a questo quadro descritto di narcisismo “grandioso”, occorre affiancare una forma più “nascosta” di narcisismo che condivide con il primo la struttura di
base, ma che presenta altre caratteristiche come l’essere ipervigile, schivo,
inibito, timido, eccessivamente suscettibile, facile ai sentimenti di vergogna e umiliazione, e che coltiva come il primo tipo, però nascostamente,
fantasie onnipotenti e di grandiosità. Secondo le stime ufficiali chi soffre di
DNP è circa l’1% della popolazione, ma queste stime sono probabilmente in
grande difetto.
COMPRENSIONE PSICOLOGICA
Come detto nelle premesse, il narcisismo
fa parte del normale sviluppo dell’individuo ed ha un suo preciso scopo
nell’organizzazione sociale e culturale: sentirsi competenti, efficienti, degni
di stima per ciò che si fa. Il narcisismo diventa patologico quando è
l’elemento dominante di una personalità, quando risulta infondato e
irrealistico e quando isola l’individuo in una fredda torre d’avorio. Alcuni psicoanalisti considerano questa
patologia come una conseguenza di un blocco evolutivo nell’infanzia dovuto
essenzialmente al mancato sviluppo di un’identità sufficientemente solida e
coesa a causa di inadeguate risposte empatiche
dell’ambiente di crescita. Da qui la necessità per il paziente narcisista
di preservare la propria integrità attraverso il meccanismo dell’idealizzazione
e dell’ipervalutazione di sé. Questi studiosi sottolineano maggiormente la
contemporanea coesistenza in questi pazienti di sentimenti di vergogna e
umiliazione con le fantasie di successo e potere (forma “nascosta” di narcisismo). Altri psicoanalisti considerano invece il DNP
come una variante del disturbo Borderline di Personalità sottolineandone gli
aspetti primitivi della personalità come l'’onnipotenza, la svalutazione
aggressiva, l’idealizzazione, il diniego, l’invidia, osservandone in
particolare il carattere di grandiosità fondato su un’organizzazione di fondo
altamente patologica (forma “grandiosa”
del narcisismo). Ma queste due forme di narcisismo sono probabilmente due facce
di un’unica medaglia che possono alternativamente prevalere nelle persone o
anche nello stesso individuo. Sicuramente, il paziente affetto da DNP
compensa la sua antica ferita narcisistica attraverso una sorta di personalità pseudo-matura non in grado di accettare
l’altro se non in una forma idealizzata o con modalità sfruttanti, e quindi
risulta spesso distante o cinico.
INDICAZIONI TERAPEUTICHE
La terapia elettiva del paziente
narcisista è la psicoterapia individuale psicodinamicamente orientata; a volte
combinata con una terapia di gruppo. Ma la principale difficoltà risiede nel
fatto che, com’è intuitivo comprendere, questi pazienti non sentono alcun bisogno d’intraprendere un processo di cura e
sono perciò refrattari al trattamento. In genere infatti quando giungono in
terapia è per motivi diversi, a volte accessori al problema principale, o
perché presentano altre forme di patologie, anche molto gravi (Anoressia, Abuso
di sostanze, Disturbo Istrionico, Borderline, Antisociale, Paranoide) che li
costringono a rivolgersi ad un esperto. Inoltre, come per il paziente Borderline,
la cura di questi pazienti (qualora riescano a cominciare una terapia) è
particolarmente ardua a causa della difficoltà che essi hanno a leggere le
emozioni e i sentimenti propri e altrui se non in funzione dei propri scopi o
della propria fragile autostima, impegnando, tra l’altro, i terapeuti in
vertiginose altalene di idealizzazione/svalutazione.
INDICAZIONI PER I FAMILIARI
La “familiarità”
di questo disturbo di personalità è evidente se si pensa all’importanza della
“cultura familiare” nello sviluppo della patologia, o all’invischiamento che
talora si riscontra nei rapporti familiari dell’individuo con i suoi
riferimenti più stretti (genitori, coniugi). Occorre però sapere che, se si riesce a
stabilire una buona alleanza terapeutica, la prognosi del DNP è spesso favorevole.
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