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Nell’attività didattica che
si svolge da almeno due decine di anni presso il centro
studi Apeiron, centro didattico della Società Italiana di
Psicodramma analitico, C.O.I.R.A.G, un posto importante lo ha avuto e lo avrà
il cartel.
A cosa serve per quel che ho compreso?
Innanzitutto è uno strumento di interrogazione sul come si
conosce in ambito psicoanalitico e più in generale una
occasione di chiedersi quali processi creativi si attivino
nell’affrontare un sapere dottrinale. Questo sapere nel
nostro caso è la psicoanalisi e come essa ci formi
all’ascolto della richiesta dell’altro, altro bambino,
donna, uomo, anziano, nevrotico o psicotico o normale che
sia.
La psicoanalisi, lo sappiamo, non è una ma molte e con
esse è cresciuta la disponibilità per la conoscenza di
altrettanti punti di vista. Le tante psicoanalisi si
scrutano, si incontrano, si studiano, si criticano, si
scontrano contribuendo alla ricerca scientifica.
Poiché non vi può essere un sapere esaustivo, l’incontro
tra coloro che affrontano un sapere non può che svolgersi
attraverso momenti di conflitto. Il conflitto riguarda
l’autorità che attribuisce le regole del gioco dialettico
tra chi propone e chi ascolta nella ricerca come in modo
simile si manifesta un vero proprio scontro dialettico tra
chi apparentemente domanda una cura e chi poi propone la
via per la cura. Chi è tenuto a percorrerla per guarire,
sempre che si sappia da cosa, non è mai molto chiaro
Provo allora a definire per me un poco meglio cosa abbia a
che fare con queste parole il cartel.
“Il Cartel può essere definito come un piccolo gruppo di
lavoro che consente di compiere un personale percorso di
ricerca dentro il sapere psicanalitico attraverso, e
nonostante, l'istituzione di un legame sociale. Fu ideato
da J. Lacan allo scopo di stabilire un contesto nel quale
il lavoro di ciascuno si giovi della presenza degli altri
senza soffrire di quegli «effetti di gruppo» che soffocano
l'elaborazione individuale. In senso generale l'obiettivo
del Cartel è dunque quello di confrontare soggettività e
legame sociale. L'ambito in cui può essere applicato è
quello formativo. Qui può assumere una funzione sia nei
percorsi della formazione permanente sia in quelli più
specifici che sostengono l'area della didattica.
È formato da un numero di persone definibile come 4+1.
Ci piace ricordare qui le indicazioni fornite da Gennie e
Paul Lemoine a proposito della formula 4+1:
- Uno da solo è paranoico e minacciato del resto di
sdoppiamento;
- Due fa una coppia perfetta e indissolubile, sul piano
immaginario;
- anche il Tre, sempre sul piano immaginario, tende a fare
Uno (il Tre viene considerato in molte culture, nonché
nella religione cattolica, come numero completo e
perfetto);
- Quattro fa Due moltiplicato Due, dunque si torna alle
coppie; oppure fa Tre più Uno, cioè la trinità più un
paranoico;
- con un di più, che non è un Cinque, ci si può fermare a
Quattro. Dunque una sorta di cellula che, pur non essendo
ancora la cellula sociale, si colloca nondimeno al
passaggio dal discorso dell' analista all'istituzione.
Il +1 ha funzioni decostruttive:
- in merito a identificazioni al leader e ai componenti
del gruppo;
- in merito a strutturazioni familiari e istituzionali
(non in sé ma nel loro funzionamento «al negativo»:
coazioni, coalizioni, negazioni, ecc.).
Chi assume la funzione + 1 ha il compito di vegliare
affinché si compia il lavoro di ciascuno e affinché sia
rispettata la regola fondamentale costituita dal testo
scritto con il quale tutti testimoniano, ad ogni incontro,
del procedere del proprio lavoro.”
"Centro
Studi Apeiron - Studi sul cartel ed. Edimond"
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