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	<title>Nuovi Percorsi</title>
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	<description>Studio di Psicoterapia - Roma Via Pistoia, 7 - zona Piazza Lodi – San Giovanni</description>
	<lastBuildDate>Fri, 18 May 2012 16:57:24 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Psicoterapia e spiritualità: la terza generazione della psicoterapia cognitivista</title>
		<link>http://www.nuovipercorsi.org/psicoterapia-e-spiritualita-la-terza-generazione-della-psicoterapia-cognitivista.html</link>
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		<pubDate>Sun, 13 May 2012 11:27:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Basile</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ansia e Panico]]></category>
		<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Depressione]]></category>
		<category><![CDATA[Per Discutere]]></category>
		<category><![CDATA[Principali Problemi Psicologici degli Adulti]]></category>
		<category><![CDATA[Ansia]]></category>
		<category><![CDATA[gestione dell'ansia]]></category>
		<category><![CDATA[osservazione]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[terapia dell'ansia]]></category>

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		<description><![CDATA[Number of View: 32di Clara Emanuela Curtotti La premessa di questo breve articolo nasce da una personale riflessione: sempre più frequentemente avviene, nel contesto della domanda alla psicoterapia, di raccogliere un bisogno esistenziale e spirituale più ampio in senso lato &#8230; <a href="http://www.nuovipercorsi.org/psicoterapia-e-spiritualita-la-terza-generazione-della-psicoterapia-cognitivista.html">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[Number of View: 32<br/><p><a href="http://www.nuovipercorsi.org/wp-content/uploads/2012/05/39542_465319543840_159589543840_5190338_541712_n.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-698" title="Spiritualità" src="http://www.nuovipercorsi.org/wp-content/uploads/2012/05/39542_465319543840_159589543840_5190338_541712_n-300x297.jpg" alt="" width="300" height="297" /></a>di <a href="http://www.nuovipercorsi.org/gli-specialisti-dello-studio/dott-ssa-clara-curtotti">Clara Emanuela Curtotti</a></p>
<p>La premessa di questo breve articolo nasce da una personale riflessione: sempre più frequentemente avviene, nel contesto della domanda alla psicoterapia, di raccogliere un bisogno esistenziale e spirituale più ampio in senso lato di ciò che lo specifico sintomo o la crisi in cui si è coinvolti,  sembrano portare.</p>
<p>Si chiede aiuto per un attacco di panico o una serie di quesiti, per una relazione di dipendenza affettiva di difficile soluzione, per un grave disturbo dell’umore o del comportamento legato all’incapacità avvertita di gestire emozioni come la paura, l’odio, la rabbia o la tristezza, oppure per il rimuginio costante legato al ripresentarsi di una idea fissa o più di esse, ma ciò che accade realmente è che la difficoltà critica conduce, quasi per mano, sulla soglia di quella località della geografia interiore in cui altre domande si impongono alla consapevolezza con il loro carico di angoscia inquietante: “<em>Perché io,  perché proprio a me,  perché ora…..ed infine qual è il senso di tutto questo?</em>”<span id="more-688"></span></p>
<p>A mio avviso l’ ”<em>Epoca delle passioni tristi</em>”, per dirla alla Benasayag e Schmit, non è mai stata così attuale.</p>
<p>Tali autori infatti hanno avuto il merito di sottolineare con efficacia, sulla base delle loro osservazioni cliniche effettuate in Francia, tale dato: le persone oggi portano un bisogno legato a sofferenze che non hanno una vera e propria origine psicologica, o meglio non solo, ma riflettono la tristezza diffusa che caratterizza la nostra società contemporanea, percorsa da un sentimento permanente di insicurezza e di precarietà.</p>
<p>A loro avviso, tutto ciò è incominciato con la<em> morte di Dio</em> e francamente, mi sento molto vicina a questa lettura.</p>
<p>Questo non solo per le mie personalissime convinzioni o dei miei altrettanto discutibili riferimenti valoriali, ma anche come risultato del confronto costante con chi come me svolge la stessa attività professionale.<br />
Mi sembra infatti doveroso prendere atto di quanto interesse ci sia e quanto desiderio per una vera dimensione spirituale nel percorso esistenziale delle persone impegnate in un percorso di cura.</p>
<p>Tale interesse, poi, è formulato in maniera sempre più esplicita e cosciente.</p>
<p>D’altra parte lo stesso Jung aveva affermato: «<em>Sono stato contattato da clienti provenienti da tutte le parti del mondo e, senza eccezione, non ne ho trovato uno che non avesse un problema fondato sul suo atteggiamento personale nei confronti della religione, del rapporto con il trascendente e con la dimensione del trascendente. Tutti si ammalano per aver perso questo collegamento che in passato era assicurato dalla vita delle diverse religioni</em>».</p>
<p>Si può senza dubbio discutere sul significato che ognuno attribuisce al termine “<em>spiritualità</em>”, ma il fatto indubitabile è che anche gli ambiti della psicoterapia si stanno sempre più rendendo conto dell’importanza di questa dimensione, forse troppo presto messa da parte in nome della scientificità dell’uomo moderno.</p>
<p>Basta poi guardare quanto sia fiorente, non solo negli States ma in tutto il mondo, il mercato psicoterapeutico dell’editoria new-age e cogliere il bisogno di spiritualità che si tocca quasi con mano in ogni contesto delle umane attività.</p>
<p>Sullo sfondo di tale scenario dunque, a mio avviso, va contestualizzato l’affermarsi dell’&#8221;<em>Acceptance and Commitment Therapy</em>&#8221; (ACT), che in italiano può essere resa con &#8220;<strong>Psicoterapia basata sull&#8217;accettazione e l&#8217;impegno</strong>&#8220;, che viene collocata all&#8217;interno di quella che è indicata come la terza generazione (&#8220;<em>third wave</em>&#8220;) della terapia cognitiva e comportamentale.</p>
<p>Infatti se la prima fase della psicoterapia, in quest’ambito degli approcci teorico-clinici, fu caratterizzata dal comportamentismo e la seconda dal cognitivismo, la terza fase è un movimento che s’incardina su interventi che includono, in maniera differente, l&#8217;utilizzo dell&#8217;accettazione incondizionata, della meditazione, della relazione, dei valori e infine della spiritualità.</p>
<p>Più che focalizzarsi sulla riduzione dei sintomi, la finalità primaria della ACT consiste nell&#8217;aiutare i clienti ad accettare i propri pensieri ed emozioni e vivere in maniera coerente con i propri valori. Così, ad esempio, quelli che sono chiamati i sintomi dell&#8217;ansia non sono considerati come elementi problematici. La fonte principale della sofferenza è infatti il tentativo caparbio di controllare e gestire i sintomi.</p>
<p>Dunque si deve riconoscere come la filosofia soggiacente alla ACT, e in generale alle pratiche legate alla meditazione, mostri una modalità di considerare il dolore e il disagio opposta alla visione tradizionale occidentale, legata al controllo e alla riduzione dei sintomi.</p>
<p>In tale prospettiva, l&#8217;ACT è talora indicata più come una visione del mondo, una filosofia, una weltanschaung , che come una serie di tecniche terapeutiche.</p>
<p>In conclusione, la spiritualità rientra oggi, a giusta ragione, nello scenario della pratica clinica, anche cognitivista, e va intesa non solo come recupero di quella legittima esigenza dell’uomo di riconnettersi a se stesso, ma anche come bisogno ineludibile di ricollocare il dolore, la morte e Dio in quell’ orizzonte umano di senso credibile per tutti coloro che, per una ragione o per l’altra, giungono nella stanza di uno psicoterapeuta.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Crescere in movimento……  di Francesca Sole</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Feb 2012 22:13:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Basile</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Number of View: 233Pubblichiamo con piacere un interessante articolo della dott.ssa Francesca Sole che pone al centro della sua ricerca e della sua attività il corpo. Francesca Sole, laurea in Scienze Motorie, opera per quello che noi psicoterapeuti a volte &#8230; <a href="http://www.nuovipercorsi.org/crescere-in-movimento-di-francesca-sole.html">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[Number of View: 233<br/><p><em>Pubblichiamo con piacere un interessante articolo della dott.ssa Francesca Sole che pone al centro della sua ricerca e della sua attività il corpo. Francesca Sole, laurea in Scienze Motorie, opera per quello che noi psicoterapeuti a volte trascuriamo a favore della mente, lavora perché il corpo si esprima. Noi psicoterapeuti, meglio ancora chi proviene come me da una formazione analitica, ha imparato ad ascoltare il corpo che intrappola una mente e una mente che nega un corpo. Ha anche imparato un uso assai particolare del corpo, il corpo che ripresenta il sogno nel gruppo dello psicodramma analitico, che entra nel sogno attraverso il gioco drammatico. Ma è pur sempre il verbale a fare da padrone. Nella psiconalisi ma altrettanto nella psicoterapia, la richiesta di cura del corpo è letta attraverso il linguaggio del simbolico e indirizzata alla medicina per quanto attinente al sintomo organico. Francesca percorre una strada che s’interseca con quella della psicoterapia e della medicina senza sostituirsi: propone al soggetto di prendere conoscenza del proprio corpo con il corpo stesso affinché il soggetto possa trovare nuove parole per descrivere se stesso e la propria vita. Ci racconta come un bambino obeso non possa che negare il proprio corpo per evitare di sentire il proprio limite e come tale negazione costringa poi l’adulto a negare il proprio peso, annegando nella propria immobilità. Pubblichiamo perciò con interesse questo breve ma appassionato articolo nella speranza di aprire un dibattito e impegnandoci a proporre delle iniziative concrete nel prossimo futuro. </em></p>
<p><em>                                                                                                                              Nicola Basile</em></p>
<div id="attachment_615" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><a href="http://www.nuovipercorsi.org/crescere-in-movimento-di-francesca-sole.html/07-1" rel="attachment wp-att-615"><img class="size-medium wp-image-615" title="Robert Liberace corpo umano" src="http://www.nuovipercorsi.org/wp-content/uploads/2012/02/07-1-300x209.jpg" alt="" width="300" height="209" /></a><p class="wp-caption-text">http://giorgio-themill.blogspot.com/2010/09/robert-liberace-corpo-umano-in.html</p></div>
<p>La dott.ssa Francesca Sole ha conseguito la laurea in Scienze Motorie presso l’Università degli Studi “Parthenope” di Napoli nel 2008 discutendo la tesi “L’importanza dell’attività motoria nel bambino con sindrome di Down”, trasmettendo il valore dello sport che è “un diritto per tutti” e uno strumento di terapia molto importante nella disabilità. Per la grande passione verso tutte le forme del “movimento” ha partecipato a numerosi corsi di formazione e opera in istituzioni pubbliche (C.O.N.I. e scuole pubbliche) e in enti privati.<strong> …<span id="more-612"></span></strong></p>
<p><strong>”il corpo è l’insieme dei nostri pensieri, sentimenti, paure, entusiasmi, interessi e motivazioni, quindi non è strumentalità utilizzata per comunicare, bensì rappresenta ciò che noi siamo, poiché nella violenza di un gesto o nella sua delicatezza, nella sua tonalità decisa o incerta vi è la nostra relazione con il mondo, il nostro modo di sentirlo, di vederlo, di offrirci ad esso”…</strong></p>
<p><strong>La corporeità esprime il modo in cui l’esperienza vissuta forgia il proprio stare con se stesso e con gli altri ed è alla base dell’esperienza che noi realizziamo oltre che esserne l’esito; si sente e si conosce con e attraverso il corpo poiché la qualità delle esperienze propriocettive ed esterocettive è strettamente connessa alle elaborazioni cognitive e alle attribuzioni di significato che guidano il nostro conoscere e il nostro agire.</strong></p>
<p><strong>Da ciò comprendiamo l’esistenza della complicità tra rappresentazione mentale e “corpo” che diviene luogo di forza, di energia repressa, di accumuli di tensione e di conflitti da contenere e controllare o da scaricare e liberare e che si esprime sempre e comunque attraverso il movimento, melodia cinetica, strumento di <em><span style="text-decoration: underline;">crescita, prevenzione e cura</span></em> per l’uomo che va dai 0 ai 100 anni</strong><strong>.</strong></p>
<div id="attachment_616" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.nuovipercorsi.org/wp-content/uploads/2012/02/01.jpg"><img class="size-medium wp-image-616" title="01" src="http://www.nuovipercorsi.org/wp-content/uploads/2012/02/01-300x211.jpg" alt="" width="300" height="211" /></a><p class="wp-caption-text">http://giorgio-themill.blogspot.com/2010/09/robert-liberace-corpo-umano-in.html</p></div>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong><em>CRESCERE IN MOVIMENTO……</em></strong><em> </em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Con il termine <em>“crescita”</em> si intende lo sviluppo psico-fisico del soggetto ed in questo caso l’attenzione cade principalmente sul bambino che  si affaccia alla vita nudo, privo di ogni strumento intellettivo per comprendere ciò che lo circonda; così piccolo e indifeso ha a sua disposizione un unico linguaggio che lo contraddistingue dall’inizio dei suoi giorni, il linguaggio corporeo, che  è portatore di una verità particolare della personalità del soggetto; talvolta risulta difficile decifrarne il significato ed è proprio per questo motivo che il ruolo dell’educatore deve andare ben oltre il semplice esercizio fisico modificando il proprio stile di intervento in base a chi si ha di fronte <em>.</em><em>                             </em><em></em></p>
<p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_617" class="wp-caption alignleft" style="width: 276px"><a href="http://www.nuovipercorsi.org/wp-content/uploads/2012/02/bambini-sport.jpg"><img class=" wp-image-617" title="bambini-sport" src="http://www.nuovipercorsi.org/wp-content/uploads/2012/02/bambini-sport.jpg" alt="" width="266" height="257" /></a><p class="wp-caption-text">http://www.salesianiperlosport.org/spscnos/in-evidenza/lo-sport-gioco-per-i-bambini-o-giocattolo-per-gli-adulti.html</p></div>
<p>Il bambino si sente libero di ricercare ed esprimere la propria essenza attraverso il <strong><em>“gioco motorio”</em></strong><em> </em>, vissuto come strumento che permette di dar vita alla sua fantasia  e di rivelare quell’affascinante mondo interiore che gli appartiene;  nel gioco il bambino sorprende se stesso e nella sorpresa acquisisce nuove modalità per entrare in relazione con l’esterno, sviluppa le proprie abilità percettive, di coordinazione motoria e di controllo della propria emotività e le proprie potenzialità intellettive (prerequisiti essenziali per lo sviluppo psicosociale).</p>
<p>Tale concetto rappresenta il punto di partenza  della pratica psicomotoria volta a soggetti normodotati ma soprattutto ai cosiddetti <em>“ soggetti speciali</em>”, che non potendo avere una solida consapevolezza del sé corporeo e delle informazioni provenienti dall’esterno non dispongono di mezzi necessari per sperimentare un autentico apprendimento. Il setting psicomotorio diventa luogo simbolico di raccordo tra dimensione affettiva e cognitiva del soggetto, luogo di piacere senso-motorio, caratterizzato da materiali morbidi (materassi, cuscini, scale, scivoli, e t c)  che interessa quindi il tono muscolare, inteso come veicolo di espressione e relazione, e la sensibilità vestibolare, invitando il bambino ad esercizi di equilibrio e disequilibrio, a rotolamenti, scivolamenti, dondolii, arrampicate e cadute.</p>
<p>Il bambino ritrova qui tutto ciò e lo sperimenta in una dinamica continua di contrasti in grado di stimolare il suo potere di iniziativa e di libera esplorazione; tutto diviene occasione per sperimentare i confini corporei, la sua capacità di contenimento e di abbandono.</p>
<p>Il concetto di gioco motorio può essere esteso anche alla sfera dello<strong><em> “sport non agonistico”<a href="http://www.nuovipercorsi.org/wp-content/uploads/2012/02/figure-in-movimento.gif"><img class="aligncenter size-medium wp-image-618" title="figure in movimento" src="http://www.nuovipercorsi.org/wp-content/uploads/2012/02/figure-in-movimento-300x128.gif" alt="" width="300" height="128" /></a> </em></strong>che si avvicina oltre che al mondo del bambino anche a quello dell’adolescente che giocando si ritrova e si riconosce, riesce a liberare la sua mente dalle contaminazioni esterne, come il giudizio altrui, e a scaricare la propria istintività ed emotività.</p>
<p>Sport significa benessere fisico e psichico e può essere considerato come una vera e propria “palestra di vita” poiché consente di attuare processi di interiorizzazione di norme e comportamenti, socializzazione, identificazione e strutturazione del carattere che rendono possibile la sperimentazione in un ambito protetto dei diversi comportamenti che verranno attuati nel più ampio contesto della società.</p>
<p>Molto spesso si pensa che il lavoro in campo si debba basare solo sulla concentrazione, sull’impegno,  sul sacrificio personale ed invece uno dei requisiti fondamentali per svolgere un proficuo allenamento è la possibilità di “<em>divertirsi”</em>, di giocare con “piacere”, che diventa il punto di partenza per la crescita individuale di ogni giocatore o per quella dell’intero gruppo.</p>
<p>Ma divertirsi non significa fare confusione o essere il più forte a prescindere dalla correttezza e a tal proposito il compito più importante dell’educatore è saper affiancare alla parola divertimento quella di “ verità”, quindi  far capire ai propri allievi come il piacere possa soddisfare e far sentire realizzati solo quando è vero, quando si ottiene in un gioco che si basa su determinate regole condivise, riconosciute e utilizzate dal principiante come  dal campione con l’obiettivo di ottenere un risultato.</p>
<p>Il “piacere” nella vita, ed in questo caso nel gioco, è un diritto per tutti , per i ragazzi normodotati ed in modo particolare per quei ragazzi che partono svantaggiati, i ragazzi speciali,  per i quali lo sport non deve significare solo cura o terapia ma divertimento pieno, fatto di gioia, attenzione, coinvolgimento e passione; proprio chi parte svantaggiato deve poter recuperare, e se il gioco è importante in questo recupero, il divertimento connesso al gioco può essere lo strumento fondamentale di un riscatto dovuto e possibile.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>PREVENZIONE E CURA……</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per il giovane, l’adulto e l’anziano assumere un atteggiamento positivo verso qualsiasi forma di movimento significa ottenere molteplici benefici a livello cardiovascolare, muscoloscheletrico, del metabolismo e della composizione corporea e a livello psicologico.</p>
<div id="attachment_619" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.nuovipercorsi.org/wp-content/uploads/2012/02/05.jpg"><img class="size-medium wp-image-619" title="05" src="http://www.nuovipercorsi.org/wp-content/uploads/2012/02/05-300x173.jpg" alt="" width="300" height="173" /></a><p class="wp-caption-text">http://giorgio-themill.blogspot.com/2010/09/robert-liberace-corpo-umano-in.html</p></div>
<p>Oggi più di ieri adottare uno stile di vita sano risulta fondamentale soprattutto per combattere due grosse problematiche che attanagliano la nostra società: obesità e stress.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">“Maggiore è il periodo che si trascorre da obesi nell’infanzia e nell’adolescenza minore sarà la possibilità di cambiare la condizione in futuro”,</span> ragion per cui il processo di prevenzione deve iniziare necessariamente in tenera età adottando, oltre che un’attività fisica regolare, una sana alimentazione che porti all’ equilibrio tra introito calorico e dispendio energetico dal quale dipendono l’accumulo e la rimozione del tessuto adiposo.</p>
<p>L’esercizio fisico praticato razionalmente, in maniera programmata e con continuità porta, oltre che alla perdita dell’eccesso ponderale, ad adattamenti fisiologici, di tessuti, organi e sistemi, indispensabili per la prevenzione e la cura dell’obesità.</p>
<p>Gli adattamenti immediati avvengono a carico dei muscoli, dei tendini, delle ossa e delle articolazioni mentre quelli a più lungo termine ma di fondamentale importanza riguardano l’apparato cardiocircolatorio e respiratorio.</p>
<p>Modificare positivamente il proprio livello fisiologico, nel bambino e nell’adolescente significa migliorare la propria immagine corporea oltre che la qualità delle capacità motorie e quindi la performance sportiva che rappresentano alcuni dei fattori rilevanti per la ricerca e la conferma del sé sociale; mentre per l’adulto e per l’anziano rappresenta la possibilità di poter essere autonomi, di poter avere una visione ottimistica della vita e un’ immagine positiva del sè; significa “vivere di più” riducendo il rischio dell’ insorgenza di importanti patologie vascolari (ipertensione arteriosa), respiratorie,  dismetaboliche (diabete tipo II), malattie articolari (artrosi) e neoplastiche (tumori).</p>
<p>È stato oramai dimostrato che l’esercizio fisico , se praticato senza eccessi e con regolarità, può prevenire ed alleviare anche i sintomi dell&#8217;ansia, dello stress e della depressione poiché:</p>
<ul>
<li>stimola la produzione di endorfine (serotonina), ormoni dotati di proprietà fisiologiche di tipo analgesico ed eccitante, che regolano l’umore e il sonno;</li>
<li>    abbassa i livelli ematici di cortisolo (ormone dello stress);</li>
<li>permette al soggetto di percepire la sensazione di autoefficacia e fiducia in se stessi, in quanto implica il porsi degli obiettivi che, per quanto piccoli, aiutano a sentirsi più capaci e fiduciosi nelle proprie possibilità;</li>
<li>permette di conoscere nuovi stimoli come il rinforzo del proprio corpo e dà la possibilità di percepire segnali fisiologici come l’aumento del battito cardiaco, della frequenza della respirazione e della sudorazione, che non saranno più associati a situazioni di pericolo ma sentiti come  cambiamenti che avvengono nell’ organismo in situazioni piacevoli o neutre;</li>
<li>offre la possibilità di relazione e di situazioni di gruppo per soddisfare quel bisogno di appartenenza che può venire a mancare a causa, per esempio, della perdita o dell’assenza del nucleo familiare;</li>
<li>offre un recupero della sensazione di benessere e dell’immagine positiva del sé che influiscono direttamente sull’autostima.</li>
</ul>
<p><strong><em><span style="text-decoration: underline;">“Fare sport o attività fisica significa dedicarsi del tempo e considerarsi abbastanza importanti per concederselo”</span></em></strong><em></em></p>
<p><em><span style="text-decoration: underline;">BIBLIOGRAFIA<br />
AA.VV. (2004), Pedagogia ed educazione motoria, Guerini e Associati, Milano.<br />
Calamai M. (2008), Uno sguardo verso l’alto, FrancoAngeli, Milano.<br />
http: //www.galileo.it/ludonord2/importanza_gioco/indexf.html</p>
<p>http://www.psicologinrete.it/articoli/sport_palestra_di_vita.pdf</p>
<p>Dott. Alessio F. (2011), Obesità e attività fisica, CD ROM.<br />
AA.VV. (2008), Endocrinologia e attività motorie, Elsevier Masson, Milano.<br />
Martens R., Bump L. (1991), Psicologia dello sport, Borla, Roma.</span></em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il cielo è di tutti</title>
		<link>http://www.nuovipercorsi.org/il-cielo-e-di-tutti.html</link>
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		<pubDate>Fri, 06 Jan 2012 23:34:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Basile</dc:creator>
				<category><![CDATA[educazione]]></category>
		<category><![CDATA[Per Discutere]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
		<category><![CDATA[apprendimento]]></category>
		<category><![CDATA[istruzione]]></category>

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		<description><![CDATA[Number of View: 452Buon anno vecchia cara scuola pubblica, te lo auguro di tutto cuore perché sei come il cielo, sei di tutti, ma come il cielo hai tanto bisogno di essere presa in cura perché tutti ti possano apprezzare. &#8230; <a href="http://www.nuovipercorsi.org/il-cielo-e-di-tutti.html">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[Number of View: 452<br/><p><strong>Buon anno vecchia cara scuola pubblica</strong>,<br />
te lo auguro di tutto cuore perché sei come il cielo, sei di tutti, ma come il cielo hai tanto bisogno di essere presa in cura perché tutti ti possano apprezzare. Vorrei che tutti insieme potessimo cantare le parole di Gianni Rodari …</p>
<p>Qualcuno che la sa lunga<br />
mi spieghi questo mistero:<br />
il cielo è di tutti gli occhi<br />
di ogni occhio è il cielo intero.</p>
<p>E&#8217; mio, quando lo guardo.<br />
E&#8217; del vecchio, del bambino,<br />
del re, dell&#8217;ortolano,<br />
del poeta, dello spazzino.</p>
<p>Non c&#8217;è povero tanto povero<br />
che non ne sia il padrone.<br />
Il coniglio spaurito<br />
ne ha quanto il leone.</p>
<p>Il cielo è di tutti gli occhi,<a href="http://www.nuovipercorsi.org/wp-content/uploads/2012/01/la-mia-riva-del-mare.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-576" title="la-mia-riva-del-mare" src="http://www.nuovipercorsi.org/wp-content/uploads/2012/01/la-mia-riva-del-mare-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><br />
ed ogni occhio, se vuole,<br />
si prende la luna intera,<br />
le stelle comete, il sole.</p>
<p>Ogni occhio si prende ogni cosa<br />
e non manca mai niente:<br />
chi guarda il cielo per ultimo<br />
non lo trova meno splendente.</p>
<p>Spiegatemi voi dunque,<br />
in prosa od in versetti,<br />
perché il cielo è uno solo<br />
e la terra è tutta a pezzetti.</p>
<p>Sai cara scuola,<span id="more-572"></span> se ti lasciamo nelle mani di coloro che non hanno mai voluto apprezzarti, diverresti rapidamente grigia, piena di smog, invivibile al tal punto che i tuoi abitanti dovrebbero scapparne via in cerca di altri spazi.</p>
<p>Ma dove trovare uno spazio come il tuo in cui imparare a vivere il gusto della scoperta<a href="http://www.nuovipercorsi.org/wp-content/uploads/2012/01/6121322-banchi-di-scuola-con-il-consiglio-di-amministrazione-3d.jpg"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-575" title="6121322-banchi-di-scuola-con-il-consiglio-di-amministrazione-3d" src="http://www.nuovipercorsi.org/wp-content/uploads/2012/01/6121322-banchi-di-scuola-con-il-consiglio-di-amministrazione-3d-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a> dell’altro, del diverso, della bellezza del confronto tra chi ha valori, gusti e esperienze diverse, così come sguardi rivolti verso orizzonti diversi che sono tanto diversi quanto indispensabili per garantire la biodiversità dei saperi?<br />
Qualcuno vorrebbe che tutti i saperi si assomigliassero fino a divenire un unico sapere che domina sugli altri ma so, cara vecchia scuola pubblica, che tu sei cresciuta dando proprio valore alla ricerca di un confronto tra idee e opinioni che si legittimano tra di loro perché non sono uguali.<br />
Ti auguro cara vecchia scuola pubblica che coloro che passano 33 settimane tra le tue pareti l’anno possano finalmente trovare uno stato capace di cogliere il loro valore e al contempo ti auguro che quelle stesse persone sappiano trovare uno strumento per comunicare come e dove riescono e come e dove ancora non sono attrezzate per risolvere i problemi di tanti bambini e bambine, prepuberi e adolescenti che non si assomigliano mai tra di loro.<br />
Ti auguro cara vecchia scuola pubblica di essere accudita e vezzeggiata da tutti coloro che con la loro quota di irpef e le loro dichiarazioni dei redditi vegliano sulla tua longevità, preferendo te a un Suv.</p>
<p>Infine cara vecchia ma non tanto scuola pubblica, ti auguro di trovarci ancora nel 2013 a raccontare come sei riuscita a rimanere quella splendida opportunità che l’Italia della Costituzione Repubblicana ha regalato a tutte le generazioni dal 1948 in poi.<a href="http://www.nuovipercorsi.org/wp-content/uploads/2012/01/costituzione-della-repubblica-italiana.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-577" title="costituzione-della-repubblica-italiana" src="http://www.nuovipercorsi.org/wp-content/uploads/2012/01/costituzione-della-repubblica-italiana-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><br />
Ho pensato a un piccolo regalo per te…ti regalo la canzone di Bobo Rondelli. Fammi sapere che cosa ne pensi. Tuo Nicola Basile</p>
<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=dUQ_aHt-5BI&amp;feature=mfu_in_order&amp;list=UL">Il cielo è di tutti</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Sulla mancanza ad essere e la direzione della cura</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Jan 2012 22:34:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Basile</dc:creator>
				<category><![CDATA[Per Discutere]]></category>
		<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>
		<category><![CDATA[Psicoanalisi]]></category>

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		<description><![CDATA[Number of View: 441Sulla mancanza ad essere e la direzione della cura di Nicola Basile Testo utilizzato nel seminario “monitoraggio dei tirocini” del 29 ottobre 2011 per gli allievi Coirag  Sipsa dei centri didattici Apeiron e Labor di Roma &#8221; &#8230; <a href="http://www.nuovipercorsi.org/sulla-mancanza-ad-essere-e-la-direzione-della-cura.html">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[Number of View: 441<br/><p><strong>Sulla mancanza ad essere e la direzione della cura</strong><br />
<strong> di Nicola Basile</strong><br />
<strong> Testo utilizzato nel seminario “monitoraggio dei tirocini” del 29 ottobre 2011 per gli allievi Coirag  Sipsa dei centri didattici Apeiron e Labor di Roma</strong></p>
<p><em>&#8221; Le donne della Val Susa si danno da fare, sanno cucire ma anche tagliare&#8221;</em><br />
<em> (La Repubblica on line 23 ottobre 2011)</em></p>
<p>Poiché siamo qui riuniti, dobbiamo per forza immaginare che qualcosa manchi:<br />
manca la comprensione dell’allievo al docente impegnato a tenere la lezione e per questo ha provato a prepararsi;<br />
all’allievo manca di sapere cosa dirà il docente, egli è venuto per questo, non sa se otterrà la sua fetta di sapere e per tali nobili motivi è qui.<br />
Non possiamo inoltre nasconderci che ad entrambi mancano molte altre cose ma al momento la famiglia, il fidanzato, i figli, li poniamo in un cono d’ombra per mancanza di framework sufficiente ad ospitarli.<br />
Quindi limiterò il mio interesse alla zona di intersezione dell’insieme mancanza degli allievi e dei docenti.<br />
Come possiamo definire tale zona?<span id="more-551"></span><br />
Sarei tentato di provare un brainstorming ma la lezione si allontanerebbe dal suo obiettivo che è dare un feedback agli allievi sullo stato del loro tirocinio.<br />
Quindi provo a definire io quella zona come mancanza, o più facilmente come spazio in cui possiamo cominciare a riconoscere il desiderio tra il  sottoscritto che non potrà tenere una lezione senza un allievo e un allievo che non potrà costruire la sua formazione senza esser mai ascoltato da un docente. E’ scontato osservare che tale relazione di dipendenza la troviamo in tutte le relazioni di cura a partire da quella fondamentale relazione primigenia che è la relazione della madre con il bambino e del bambino con la madre. Possiamo quindi facilmente intuire che lo spazio del desiderio si struttura senza appartenere mai ad uno e uno solo ma sempre ad uno in relazione all’altro, altro che lo costituisce e lo delimita rendendolo inoltre affascinante perché l’altro è sempre ignoto al conoscente. Provate a pensare quanto possa essere sconosciuta la madre all’infante e l’infante alla madre nei primi giorni dopo la nascita.<br />
Sarete quindi in accordo con lo scrivente che senza di me e gli altri docenti oggi non ci sarebbe lezione o almeno questa lezione.<br />
Converrete inoltre che io senza di voi non sarei un docente ma uno dei tanti passanti, con il naso rivolto alle bellezze di Roma, che in questo momento girano qui sotto.<br />
Poiché io e voi dobbiamo anche passare qualche ora insieme, ho pensato a come evitare dei tracolli nella vostra attenzione e così mi sono rivolto a Leonardo da Vinci perché ci aiuti un poco lui con la sua originalità, a Freud e Lacan per entrare nella questione della mancanza grazie a cui si costituisce la ricerca di parte del novecento.<br />
Quindi non ho scomodato tre piccoli calibri della storia dell’occidente per farvi annoiare ma per ottenere della curiosità verso qualcosa di conosciuto ritengo solo apparentemente.<br />
Se ciascuno di voi è arrivato fin qui, deve aver posto in essere anche una serie non piccola di eventi perché il proprio telefono non squilli e non ci sia un tracollo nella sua vita, quindi deve aver avuto cura che l’incontro con il docente fosse possibile, rivolgendosi al proprio universo di santi.<br />
Quindi a distanza, senza esserci detti nulla, sia io che ciascuno dei presenti ha posto in essere una direzione della cura che se va tutto bene, ci porterà a uscire di qui stanchi ma con il sorriso sul volto; se va male, saremo sempre stanchi e dovremo andare tutti a cercare un sorriso.</p>
<p>In apertura vi chiedo di partecipare all’incontro tra Leonardo da Vinci e la sua Sant’Anna.<br />
Il dipinto che non ho visto dal vero, si trova al Louvre e meriterebbe un seminario direttamente in loco che potremmo anche  organizzare magari come seminario delle trenta ore.</p>
<p>Raccontiamo cosa potremmo attualmente vedere se ci trovassimo lì: due donne, madre Sant’Anna e figlia Maria che vegliano su un giocoso bambino alle prese con un agnello, nel senso che lo afferra con una certa energia.<br />
Il bambino è il figlio di Dio che si raddoppia nell’agnello prossimo alla passione, quindi è un bambino figlio di Maria ma è anche figlio di Dio che dovrà essere sacrificato. Anche la madre di Dio è a sua volta figlia e è sostenuta, forse trattenuta dalla precedente generazione.<br />
“La descrizione che nel 1501 il carmelitano Pietro da Novellara diede del dipinto fiorentino ad Isabella d&#8217;Este («un Cristo Bambino di età circa un anno, che uscendo quasi de&#8217; bracci ad la mamma piglia un agnello et opare che lo stringa; la mamma quasi levandosi de grembo ad S. Anna, piglia il bambino per spiccarlo dall&#8217;agnellino»)…L&#8217;opera raffigura le tre generazioni femminili della famiglia di Cristo: Sant&#8217;Anna, sua figlia Maria e Gesù bambino. Anna tiene Maria sulle ginocchia, quasi fondendosi l&#8217;un l&#8217;altra senza distinzione d’età; Maria per afferrare il Bambino sporgendosi verso destra si leva “de grembo ad S. Anna”, mentre egli gioca con un agnello, prefigurazione della sua futura andata incontro alla Passione.</p>
<p>Perché scomodo tanta grazia per il nostro impegno di studio di questa mattina?</p>
<p>La colpa è di Freud che si occupa di Leonardo ritenendolo assai interessante per quanto riguarda la formazione del desiderio di conoscenza.<br />
Saprete che Leonardo ha un rapporto complesso con il padre. Il padre lo genera con “una certa Caterina di estrazione inferiore. La notizia della nascita del primo nipote venne annotata dal nonno Antonio, padre di Piero e pure notaio, su un antico libro notarile trecentesco, usato ormai come raccolta di &#8220;ricordanze&#8221; della famiglia, indicando: «Nacque un mio nipote, figliolo di ser Piero mio figliolo a dì 15 aprile in sabato a ore 3 di notte [attuali 22.30]. Ebbe nome Lionardo. Battizzollo prete Piero di Bartolomeo da Vinci, in presenza di Papino di Nanni, Meo di Tonino, Pier di Malvolto, Nanni di Venzo, Arigo di Giovanni Tedesco, monna Lisa di Domenico di Brettone, monna Antonia di Giuliano, monna Niccolosa del Barna, monna Maria, figliuola di Nanni di Venzo, monna Pippa di Previcone»” (1)   è cresciuto dalla madre che lui ama sempre riferendosi al padre che generò una dozzina di fratelli. Il padre da cui ottiene il nome è proprio un padre dal nome interessante “Piero del Vaccha da Vinci, detto l&#8217;Attaccabriga”. (2)  Saprete anche che Leonardo ama due madri, quella che lo crebbe, moglie del padre, morta giovanissima e quella che lo fece nascere ma che lui non conobbe, morta giovanissima anch’essa. Quindi abbiamo un padre che al battesimo è assente, una madre assente al battesimo anch’essa per convenienza che comunque muore giovane, una madre assai accogliente della realtà che muore giovanissima da cui lui è amato e che lui ama.</p>
<p>Ciò naturalmente ci appassiona perché immediatamente ci accorgiamo della mancanza del nome o meglio di più nomi che rappresentino una certa discendenza e ciò intriga il nostro interesse verso l’uomo Leonardo sempre alla ricerca di ciò che ancora non ha un nome ma solo un disegno della sua mente.</p>
<p>Freud traccia un’ipotesi poi non risultata verificabile sul dipinto di San’Anna.<a href="http://www.nuovipercorsi.org/wp-content/uploads/2012/01/Sant_Anna_con_la_Vergine_e_il_Bambino_piccola.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-556" title="Sant_Anna_con_la_Vergine_e_il_Bambino" src="http://www.nuovipercorsi.org/wp-content/uploads/2012/01/Sant_Anna_con_la_Vergine_e_il_Bambino_piccola-212x300.jpg" alt="" width="212" height="300" /></a><br />
Si tratterebbe della questione se e come appare una figura di nibbio sul dipinto al fine di avvalorare l’ipotesi di omosessualità del Leonardo. E’ un ricordo di Leonardo « ne la mia prima ricordazione della mia infanzia è mi parea che, essendo io in culla, che un nibbio venissi a me e mi aprissi la bocca colla sua coda, e molte volte mi percotessi con tal coda dentro alle labbra » ( Leonardo da Vinci, Codice Atlantico, c 61 r.)<br />
Questa fantasticheria leonardesca viene letta da Freud come sovrapposizione tra la relazione dell&#8217;infante al seno materno e una fellatio. Egli sosteneva la sua teoria con l&#8217;osservazione che i geroglifici egizi rappresentavano la parola &#8220;madre&#8221; come un avvoltoio (la dèa Mut), poiché gli egiziani credevano che non esistessero avvoltoi maschi, e che le femmine della specie fossero ingravidate dal vento.(3)<a href="http://www.nuovipercorsi.org/wp-content/uploads/2012/01/sant_anna_nibbio.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-557" title="sant_anna_nibbio" src="http://www.nuovipercorsi.org/wp-content/uploads/2012/01/sant_anna_nibbio.gif" alt="" width="293" height="197" /></a><br />
In realtà si trattò di errore di traduzione che  per noi si rivela assai fecondo.<br />
Freud cerca in quel dipinto qualCosa che stiamo cercando anche noi. Freud attraverso i testi interroga Leonardo per avere una qualche conferma sul processo edipico e prova a trovarlo in colui che mostrerebbe la genesi della sua omosessualità.<br />
Quindi Freud, senza colpo ferire al già defunto Leonardo, cerca in lui ciò che stava cercando altrove. E qui vi chiedo di soffermarvi un poco e di pensare se tale inquietudine in Freud non ci appartenga. Non credo di esser smentito se affermo che ciò è quanto anche noi faremo oggi quando cercheremo nei casi qualcosa che ci manca per capirli formulando ipotesi che ci serviranno per alimentare la teoria e la rotta nella relazione con l’altro sconosciuto.<br />
Sottolineo che la questione della mancanza sarà il vero lavoro di questa giornata.</p>
<p>Torniamo a Sant’Anna per domandarci per quale passione Leonardo dipinga queste due donne prosperose secondo Freud ricordandoci che Leonardo non ha conosciuto la madre biologica e ha avuto una difficile nominazione paterna.<br />
Facilmente possiamo intuire che nel dipinto Freud  trova che la tenerezza di Sant’Anna è la messa in forma della questione dell’uomo Leonardo di rendere accettabile che la madre assente sia benevola con la madre nutrente, quindi un’elaborazione artistica di un dilemma irrisolvibile.<br />
L’agnello infine è il necessario sacrificio del figlio di Dio nel farsi uomo, forse ideale figlio costretto a rendere umile servigio alla Dea madre.<br />
Diamo ora un’occhiata a un cartone preparatorio dell’opera.<a href="http://www.nuovipercorsi.org/wp-content/uploads/2012/01/cartone-santa-annna.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-558" title="cartone santa annna" src="http://www.nuovipercorsi.org/wp-content/uploads/2012/01/cartone-santa-annna-221x300.jpg" alt="" width="221" height="300" /></a>Guardate un poco che cosa esce fuori dal cartone preparatorio dell’opera di Leonardo?  <a href="http://www.nuovipercorsi.org/wp-content/uploads/2012/01/dito_sant_anna.gif"><img class="alignright size-full wp-image-560" title="dito_sant_anna" src="http://www.nuovipercorsi.org/wp-content/uploads/2012/01/dito_sant_anna.gif" alt="" width="95" height="143" /></a><br />
Esce fuori un dito, un indice rivolto vero l’alto che indica qualcosa che nell’opera finale è stato oscurato.<br />
A chi si rivolge Sant’Anna guardando la Vergine se non al Padre che in quel momento è il figlio e l’agnello? E chi è quella terza figura a sinistra di Sant’Anna?<br />
Dunque se seguiamo le tracce lasciateci da Leonardo procediamo assai velocemente nel sospettare che proprio il Padre sia il motore di quest’opera in cui a essere mostrate sono invece le figure materne. Domandarsi dove si trovi il padre reale è una domanda legittima se sappiamo che Leonardo era figlio illegittimo e che fu adottato dalla moglie di suo padre con una certificazione del nonno.<br />
Quindi questo padre è proprio Assai in alto e tanto è assente quanto è importante e significante.<br />
“Lacan dice del piccolo Hans che era “figlio di due madri”.(4)  Leonardo ne ebbe davvero due, Caterina e Donna Albera, la moglie di suo padre. “Anna Metterza”.<br />
Come legge Lacan questa immagine?<br />
Essendo assente il padre da qualche parte ci deve pur essere un fallo e il fallo Lacan lo identifica, nel seminario IV dedicato alla relazione d’oggetto, nella fusione dei due corpi femminili e nella presenza-assenza dell’Altro indicato dal gesto della mano rivolto verso il cielo. Il bambino Leonardo, come il piccolo Hans, è legato al corpo materno, fallo idealizzato da cui non ci separa.<br />
“È l’altro immaginario, non l’Altro radicale, assoluto”. Nei quaderni di appunti si trova questa affermazione: “La natura è piena d’infinite ragioni che non furon mai in esperienza” . La natura, vale a dire, non è alterità, la si può comprendere attraverso un’identificazione immaginaria. Lacan riconosce questa identificazione nella fusione dei due corpi, quello della Sant’Anna e quello della Vergine Maria, oltre che nel dipinto del Louvre, nel cartone conservato alla National Gallery di Londra. Sant’Anna e la Vergine Maria formano un essere bicipite. Sul cartone di  Londra il bambino prolunga il braccio della madre, mentre l’altra donna solleva il dito indice come il San Giovanni (conservato al Louvre). Abbiamo qui un primo quartetto: Madre reale, madre immaginaria, bambino reale, fallo nascosto. Il dito indice simboleggia la mancanza ad essere.<br />
Quanto stiamo affermando lo ritroviamo poi “Nelle ultime opere di Leonardo in cui la figura di Dioniso appare in tutta la sua evidenza, travestita ambiguamente da ‘precursore’ di Cristo nel San Giovanni Battista e nel tardo e parzialmente non autografo San Giovanni nel deserto: che poi non è un deserto, ma un paesaggio di natura primordiale e lussureggiante, con la figura umana che era già ab antiquo interpretata come Bacco-Dioniso, in una singolare posizione che sembra quasi ricordare il movimento di danza di Shiva Nataraja, nell’atto di distruggere e ricreare il mondo. Dioniso appare soprattutto nel disegno preparatorio dell’Angelo dell’Annunciazione recentemente scoperto e chiamato Angelo incarnato, sconvolgente rappresentazione di un androgino con il seno femminile scoperto e il membro virile in erezione, sotto un velo trasparente.<a href="http://www.nuovipercorsi.org/wp-content/uploads/2012/01/leonardo_da_vinci-angel-incarnate2.jpg"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-565" title="leonardo_da_vinci-angel-incarnate" src="http://www.nuovipercorsi.org/wp-content/uploads/2012/01/leonardo_da_vinci-angel-incarnate2-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><br />
L’angelo si presenta, col movimento del braccio, nella stessa posizione dell’Ardhanarishvari nelle sculture indiane più antiche provenienti da Mathura (II-III sec. d.C.).<a href="http://www.nuovipercorsi.org/wp-content/uploads/2012/01/Shiva-Natanja_Museo_Nazionale_New_Delhi.gif"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-566" title="Shiva Natanja_Museo_Nazionale_New_Delhi" src="http://www.nuovipercorsi.org/wp-content/uploads/2012/01/Shiva-Natanja_Museo_Nazionale_New_Delhi-150x150.gif" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
<p>Ecco l’Ardhanarishvari a tutto tondo, che presenta contemporaneamente gli organi maschili e femminili. Non è ‘precursore’ di nulla, ma solo l’epifania sorridente dell’androgino originario.(5)<br />
Nelle sue opere Leonardo prende quindi posizione rispetto al problema dell’Altro: l’Altro assoluto è l’inconscio ermeticamente chiuso, la donna imperscrutabile e dietro di lei la morte. La mancanza ad essere è risolta nell’androgino originario che muove il processo della sublimazione. Sulla base di questa analisi dell’immagine, Lacan ci fornisce nel 1957 la sua definizione di sublimazione. La sublimazione è uno spostamento della relazione del Soggetto verso una »alterità fondamentale« &#8211; in ultima analisi verso la morte. Questa relazione del soggetto alla morte viene spostata per far spazio a un fantasma. Il tema della morte è rappresentato dall’agnello – il “quarto” nel dipinto della Sant’Anna Metterza, che è un bambino e non un agnello. Nel cartone di Londra è il San Giovannino a trovarsi in questa posizione. Non si tratta solo della morte che mette fine alla vita. Si tratta anche della morte che colpisce la sessualità di Leonardo. Una parte della sua virilità gli è stata sottratta dalla madre insoddisfatta. La sua vita testimonia l’assenza di un legame vero e proprio. Ma ecco la sorpresa. Lacan non sposa la tesi dell’omosessualità di Leonardo Da Vinci non è la madre dei suoi allievi, né tantomeno dei suoi dipinti. Lacan ha piuttosto l’impressione di una »paternità de rêve«, sognata, agognata.<br />
Nel dipinto della Sant’Anna Metterza si può osservare un triplice movimento, »il segno del dramma«: Il bambino vuole cavalcare l’agnello, la madre vuole trattenerlo e la Sant’Anna » trattiene la madre affinché non sottragga il bambino al suo destino e al suo sacrificio.(6)  È la scena di una separazione impossibile.<br />
Riguardo alla catalogazione di Leonardo come omosessuale Lacan resta scettico, pur ammettendo che l’inversione trova una conferma nella »inibizione straordinaria« da lui mostrata. Questa inversione è particolare, non è esclusivamente erotica. Si tratta dell’inversione che regna allo specchio.<br />
A noi interessa in particolare che la questione della mancanza del padre e il desiderio di essere figlio riconosciuto dalla relazione originaria madre e padre porta straordinariamente all’opera artistica dell’androgino che ha nella dea indiana un prototipo di cui Leonardo probabilmente ebbe conoscenza.<br />
Attraverso una sorta di motto di spirito Lacan la situa sull’asse immaginario del suo Schema Z (vedi J. Lacan, Seminario IV NdT) <a href="http://www.nuovipercorsi.org/wp-content/uploads/2012/01/chema-z.gif"><img class="alignright size-thumbnail wp-image-568" title="chema z" src="http://www.nuovipercorsi.org/wp-content/uploads/2012/01/chema-z-150x113.gif" alt="" width="150" height="113" /></a>. Si tratta di un inversione dell’Io e dell’altro, che si accompagna al processo di sublimazione. Lacan trova questa inversione sul piano dell’opera, ad esempio nella scrittura all’incontrario dei manoscritti leonardeschi. La sublimazione è collegata all’alienazione immaginaria. Se le due immagini di Parigi e di Londra raffigurano una separazione, (….) Leonardo sfiora l’idea della pulsione di morte. L’uomo desidera tornare al suo stadio originario. Egli però non sa che questo desiderio significa la sua autodistruzione. Questo desiderio è infatti l’essenza degli elementi. Essi vogliono tornare al loro creatore. E Beckett ironizza: »sa bene che, per quanto lo riguarda, non andrà perso nemmeno un frammento.<br />
Freud aveva intuito nella ricerca senza fine di Leonardo il ritegno. Lasciamo a lui l’ultima parola: “Dell’opera lo interessava soprattutto il problema, e dietro a questo ne vedeva sorgere altri, innumerevoli, così come era abituato durante l’infinita e inesauribile investigazione della natura. Non riusciva più a limitare il suo impegno all’isolamento dell’opera d’arte, sapendo come essa appartenesse a un più grande contesto, da cui lui non riusciva più a svincolarla.”(7)  L’immagine della Sant’Anna esprime un rimorso? Il dipinto doveva rappresentare proprio questo svincolarsi?”(8)</p>
<p>“Il soggetto d’altra parte entra nel gioco come morto, ma è come vivente che giocherà: è dalla sua vita che deve prendere gli elementi del gioco che dovrà dichiarare a momento debito. E lo farà servendosi di un set di figure immaginarie selezionate tra le innumerevoli forme di relazione animiche, la cui scelta comporta un certo arbitrio perché, per poter ricoprire omologicamente il ternario simbolico, dev’esser numericamente ridotta.”(9)</p>
<p>Ecco che entriamo nella questione della mancanza ad essere e della direzione della cura.<br />
Che c’entriamo noi con la questione del morto e del set di figure immaginarie e del ternario simbolico?<br />
Noi siamo qui per chiederci quali carte dichiareremo tra breve durante la discussione dei casi per riportare sul piano dell’immaginario la relazione che è caduta nella realtà dell’incontro psicoterapeutico che sta segnando la vostra formazione di allievi.<br />
Quello che è caduto nella realtà dell’incontro è irripetibile e pertanto perduto per sempre a meno che noi non ci si ponga in qualche misura nella dimensione di Leonardo alle prese con Sant’Anna: dobbiamo da figli attraversare circa tre generazioni e nel cartone che si cela dietro l’esperienza individuare la relazione simbolica con l’Altro perché attraverso essa si possa nominare il Nome del Padre  per mostrare il proprio al pubblico.<br />
“L’attribuzione della procreazione al padre può soltanto essere effetto di un puro significante, di un riconoscimento non del padre reale ma di ciò che la religione ci ha insegnato a invocare come Nome-del-Padre. Certo non v’è bisogno di un significante per essere padre, non più che per essere morto, ma senza significante nessuno saprà mai niente dell’uno e dell’altro di questi stati d’essere”(10)<br />
Ma per far questo deve o no il figlio sacrificare qualcosa? Il sacrificio è il processo che trasforma l’agnello in figlio dell’uomo che può rivolgersi creativamente al Padre Dio senza esserne annientato.<br />
Noi staremmo cioè proprio nel posto che occuperà per tutta la vita Leonardo, ci troveremo sempre alla ricerca di ciò che mancando, offre spazio a una costante fame di sapere, con la differenza che speriamo di poter fare appello al padre, cosa  che Leonardo non poté.<br />
Se ciò è dunque accettabile ci dovrà pur essere una questione sulla direzione della cura di questo processo.<br />
“Il proprio livello operativo l’analista lo deve trovare nel rapporto con l’essere, e le possibilità offertegli a questo scopo dall’analisi didattica non vanno calcolate solamente in funzione del problema supposto già risolto per l’analista  che lo guida in essa. Vi sono infelicità dell’essere che la prudenza dei collegi e la falsa vergogna che dà sicurezza alle dominazioni, non osano espungere da sé.<br />
Va formulata un’etica che integri le conquiste freudiane sul desiderio: per mettere in capo ad essa la questione del desiderio dell’analista.” (11)<br />
Siamo qui quindi per andare a vedere cosa il compagno ha nel mazzo delle carte senza la presunzione di poterle giocare tutte senza di lui.<br />
Al tempo stesso non possiamo dare per vivo il compagno di gioco ma dobbiamo sopportare la sua continua assenza ripetendoci questa frase di Lacan, trasformata dal sottoscritto in interrogativa:<br />
“tutto per l’altro, mio simile, …” potremmo dire ma dicendo ciò non nascondiamo “l’angoscia che l’Altro (con un’A maiuscola) ispira per il fatto di non essere un simile”? (12)</p>
<p><strong>Da Wikipedia:</strong><br />
Il gioco del morto Le regole del gioco sono simili a quelli di altri giochi &#8220;a prese&#8221; (come per esempio il tressette) con la particolarità che il giocatore che si è aggiudicato il contratto muove anche le carte del compagno (detto morto) che sono distese sul tavolo e visibili a tutti.(wikipedia)<br />
Il flogisto “La teoria in sostanza sostiene che i materiali combustibili e metalli arroventati si trasformavano in &#8220;calci&#8221; (oggi diremmo semplicemente che si ossidano) producendo durante il processo di combustione o di calcinazione, il &#8220;flogisto&#8221;, un misterioso principio di infiammabilità<br />
o principio solforoso.</p>
<p>Note<br />
1 Wikipedia<br />
2 idem<br />
3 Franz Kaltenbäck &#8211; Il Leonardo di Freud. Infanzia, tragedia e sublimazione &#8211; Firenze, 18 Novembre 2006, Traduzione dal tedesco di Jacopa Stinchelli©2006<br />
4 Carlo Pedretti – Leonardo da Vinci, L’angelo incarnato, Salai editore<br />
5 idem<br />
6 Il Leonardo di Freud. Infanzia, tragedia e sublimazione Firenze, 18 Novembre 2006 Franz Kaltenbäck Traduzione dal tedesco di Jacopa Stinchelli©2006<br />
7 idem<br />
8 Jaques Lacan Ogni possibile trattamento della psicosi scritti volume 2<br />
9 idem<br />
10 idem<br />
11 idem<br />
12 idem</p>
<p>Bibliografia<br />
Sigmund Freud &#8211; Un ricordo d&#8217; infanzia di Leonardo da Vinci -1910 – Opere vol. 6 Boringhieri<br />
Jaques Lacan &#8211; Ogni possibile trattamento della psicosi scritti volume 2 Einaudi editore<br />
Franz Kaltenbäck &#8211; Il Leonardo di Freud. Infanzia, tragedia e sublimazione Firenze, 18 Novembre 2006 Traduzione dal tedesco di Jacopa Stinchelli©2006<br />
Carlo Pedretti – Leonardo da Vinci, L’angelo incarnato, Salai editore<br />
Wikipedia</p>
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		<title>Per conoscere il nemico</title>
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		<pubDate>Mon, 23 May 2011 13:11:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Number of View: 45313 maggio 2010 Vorrei che si prendesse alla lettera il titolo del libro: “Mio caro nemico”. Al momento il nemico si deve essere così ben nascosto che non ne vedo alcuno soprattutto tra chi ha scelto di &#8230; <a href="http://www.nuovipercorsi.org/per-conoscere-il-nemico.html">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[Number of View: 453<br/><p><strong><a href="http://www.nuovipercorsi.org/wp-content/uploads/2011/05/locandina-13-maggio-2011.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-543" title="locandina 13 maggio 2011" src="http://www.nuovipercorsi.org/wp-content/uploads/2011/05/locandina-13-maggio-2011-212x300.jpg" alt="" width="212" height="300" /></a>13 maggio 2010</strong></p>
<p>Vorrei che si prendesse alla lettera il titolo del libro: “Mio caro nemico”.</p>
<p>Al momento il nemico si deve essere così ben nascosto che non ne vedo alcuno soprattutto tra chi ha scelto di leggere queste righe. Di amici ne vedo invece tanti e li ringrazio tutti con un grazie particolare all’autore, Francisco Mele che ci ha offerto di andare a scoprire assieme dove regni il nemico.</p>
<p>Grazie infine a tutti coloro che hanno avuto la forza e l’interesse di incontrare assieme il proprio caro nemico e di mostrarlo agli altri perché ogni nemico assuma un volto, sia possibile disegnarlo e così svelarlo ai nostri occhi.<span id="more-546"></span></p>
<p>Grazie direi infine al nemico perché sembrava essere scomparso dalla scena quotidiana, ormai resosi fratello, collega, figlio, madre e padre, politico, amministratore così da non poter essere più riconosciuto. Oggi invece il nemico è qui, presente tra di noi e a lui vogliamo dedicare le nostre energie perché si presenti e non resti nascosto.</p>
<p>Il nemico oggi non è all’opera è solo un invitato che parlerà di se stesso e ci offrirà la sua esperienza che è intrisa di sofferenza e sconfitte perché come dice Marco Giuliani, il nemico mai dorme.</p>
<p>Non può assopirsi il nemico perché il conflitto è per definizione l’uomo stesso, diviso dal Nome del padre alla nascita.</p>
<p>Francisco ci rammenta che Federico II, l’Imperatore intellettuale, uomo di cultura, aveva già compreso l’importanza del nome del padre e volle fare un esperimento.</p>
<p>Tolse alle proprie madri un nutrito gruppo di bambini per verificare quale lingua essi avessero parlato crescendo in isolamento. Lui magnanimo pensava che i bambini, in isolamento, non avrebbero parlato la lingua materna ma una congerie di lingue classiche, latino, greco.</p>
<p>I bambini morirono tutti perché il nemico aveva sconfitto il loro desiderio di vita, aveva tolto loro la possibilità di ricevere il dono del poter essere chiamati e quindi del poter essere uno e diviso dal nome datogli.</p>
<p>Federico II aveva tolto a quei bambini il significante che secondo Lacan è alla base della vita simbolica dell’uomo e pertanto thanatos li avvolse tutti, per pietas direi io.</p>
<p>Mi sovviene allora senza dover forzare troppo il mio pensiero, ricordare tutti quei bambini che nelle terre d’africa vengono sottratti alle famiglie e ancora senza andare lontani dalla nostra città, quelle bambine che da anni incontro con Mariarosaria Danza nella casa detta della mamma, che assunto come nemico il padre, non sanno di essere bambine.</p>
<p>Lo so che tutti assieme stiamo pensando alle bambine di un premier che le trasformava in schiave ma quel premier e quelle bambine non sono che il perfetto frutto del nostro caro nemico a cui noi oggi dedichiamo il nostro tempo.</p>
<p>Vorrei dedicare al mio caro nemico il tempo del perdono senza chinare il capo, né chiedere a lui di inginocchiarsi, perché anche lui non sa bene di essere il mio nemico e se riesco a dirgli cosa fa di lui un nemico, forse lui si può dedicare a altro.</p>
<p>Io e il nemico abbiamo insieme proprio la questione di essere figli di un padre che ci separò col nome dalla madre, così da renderci mancanti di quella meravigliosa pienezza che era essere tutt’uno con il corpo materno. Sia io che il nemico siamo stati costretti a essere guidati da un padre.</p>
<p>Qui però ci siamo distinti. Per quel che mi riguarda la guida del padre è stata assai lunga e impegnativa poi però mio padre mi ha salutato desiderando le terre d’africa, portando con sé la donna che mi generò.</p>
<p>Fu quello il tempo di divenire a mia volta padre, pensando che grande sicurezza fosse il tornare con i pensieri nella casa paterna, dove sempre sedevano un padre e una madre per poter ascoltare le mie perplessità, dubbi, speranze.</p>
<p>Il nemico invece ha pensato e pensa che il padre vada ucciso, cosicché lui possa prendere la sua sposa e cerca questo padre in tutti coloro che ne abbiano una qualche qualità. E’ facile per lui trovare nell’altro ciò che è a lui proprio e così innescare il crimine come atto sintomatico di una domanda senza parole.</p>
<p>Così io e il mio nemico ci incontriamo quasi tutti i giorni e non riusciamo spesso a riconoscerci, quando ciò accade ecco che si svela una tessera del puzzle che teniamo nascosto nel luogo della non parola strutturato come un linguaggio, l’inconscio.</p>
<p>E se esso emerge il nemico deve cambiare tattica e io mi sento per un poco di tempo piuttosto contento e alleggerito dalla sua compagnia.</p>
<p>E’ questo il tempo della ricerca della direzione di cura nell’incontro con l’altro nella stanza della psicoterapia, è questo il tempo della ricerca delle strategie di insegnamento nelle aule delle scuole, è questo il tempo della ricerca di una identità nel tempo della vita quando si rientra dopo ore di assenza nelle stanze delle case dove ci attendono gli altri animali che compongono la famiglia.</p>
<p>Non avevo pensato alla vita come un incerto campo di battaglia prima della lettura dell’opera di Francisco Mele come non avevo ritenuto utile ricorrere alla scienza della polemologia, parola del conflitto. Ma  per non rischiare di non riconoscere più me stesso quando incontro il mio caro nemico e come accade al notaro del libro di Marco, essere preso dal demone dello specchio in cui mi rimiro, Francisco mi rammenta che “il riconoscimento deve essere confrontato in una dialettica che tenga conto del misconoscimento che ogni uomo subisce, sempre da parte dell’altro. In questa dialettica – “riconoscimento/disconoscimento” si inserisce il concetto di “rivalità mimetica” di René Girard, per cui si verifica una trialettica. In questa triade deve essere inserita la storia del soggetto”</p>
<p>E poi continua</p>
<p>“Ma la storia del soggetto è un viaggio e questo viaggio è intriso di equivoci e inganni, per cui qualcuno uscendo da sé può rischiare di non ritrovare più la via del ritorno, qui la presenza della funzione paterna torna necessaria. Il viaggio è un viaggio guidato, per cui il soggetto può tornare arricchito di esperienze.”<a href="#_ftn1">[1]</a></p>
<p>Io auguro ai lettori di queste righe di dare inizio al loro viaggio cominciando dalle righe del libro “Mio caro nemico”.</p>
<hr size="1" /><a href="#_ftnref1">[1]</a> P. 94</p>
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		<title>Mettersi in viaggio</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Mar 2011 15:10:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[educazione]]></category>
		<category><![CDATA[Principali Problemi Psicologici dei Bambini e Adolescenti]]></category>
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		<description><![CDATA[Number of View: 91Scriviamo il viaggio per i bambini che ci sono, per quelli che verranno e per coloro che lo sono stati. Scriviamo viaggi che abbiamo fatto per ideare viaggi verso ciò che immaginiamo ci sia ancora da scoprire.1 &#8230; <a href="http://www.nuovipercorsi.org/mettersi-in-viaggio.html">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[Number of View: 91<br/><p><em>Scriviamo il viaggio per i bambini che ci sono, per quelli che verranno e per coloro che lo sono stati.<br />
Scriviamo viaggi che abbiamo fatto per ideare viaggi verso ciò che immaginiamo ci sia ancora da scoprire.</em><em><a href="../sito/il%20viaggio.htm#Relazione">1</a></em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Premessa</p>
<p>Non vogliamo costruire una guida turistica dell’uscita, né indicare la priorità di un contenuto rispetto ad un altro. Intendiamo invece immergerci nella possibilità che gli adulti propongano ai bambini un viaggio.<br />
Sarà esso della durata di qualche ora, sarà della durata di un’intera giornata, sarà comunque un viaggio da preparare e ricordare.<span id="more-531"></span></p>
<p>Sto pensando che il  viaggio è anche un’esperienza che inizia e termina, il viaggio è quello che ciascun bambino intraprende dal momento in cui nascendo, inizia la sua lotta con la vita e la morte.<br />
Vivere è viaggiare attraverso un percorso che conduce alla realizzazione della propria personalità, utilizzando, o meglio dire sviluppando le opportunità che possiamo ricavare sia da noi stessi, come persone, sia dall’ambiente che ci circonda.<br />
Non è possibile che l’essere umano, così come si è realizzato nell’evoluzione, possa crescere senza un altro che lo aiuti, senza l’altro che si ponga come alterità rispetto a lui stesso, senza un altro che si ponga come limite al suo desiderio di conoscenza illimitato.<br />
Purtroppo lo vediamo in quei bambini autistici che per motivi spesso a noi ignoti, hanno chiuso le porte all’incontro del diverso da se stessi. Essi vivono un’esperienza di impenetrabilità: non sono conoscibili e non possono conoscere. Possono adattarsi ma ancora non abbiamo chiaro come. Possiamo trovare delle ottime strategie educative per realizzare un ambiente che li rispetti e che sia sentito come abitabile ma nei casi gravi non possiamo andare ancora molto oltre.<br />
Senza la frustrazione, l’ostacolo, il limite che l’altro pone non c’è relazione che porti ad uno sviluppo soddisfacente dell’individuo umano.<br />
Il viaggio vero e affascinante che come educatori, psicoterapeuti, come persone impegnate nella relazione di cura, affrontiamo giorno per giorno, è quello di accompagnare il bambino a scoprire la sua solitudine, ad averne fiducia, a sopportarla affinché l’individuo possa incontrare l’altro diverso da sé.<br />
Si è paradossalmente soli anche allo specchio. Chi è infatti colui che ci appare riflesso? Il porre tale domanda deriva dalla parziale conoscenza che sempre noi abbiamo di noi stessi.<br />
Come preparare noi stessi alla progettazione di un viaggio da fare in compagnia del bambino che dovremo condurre? Con quali occhi guardare a ciò che poi intendiamo far scoprire?</p>
<p>&#8220;Il bambino e la città&#8221;</p>
<p>Innanzitutto siamo alle prese con la questione di una trasformazione di una primigenia relazione, quella di attaccamento che ha costituito la base dello sviluppo della persona con quella di dipendenza dall’altro. Già perché nel momento in cui chiediamo a noi di far scoprire qualcosa al bambino, poniamo sempre la questione se la sua relazione di attaccamento è stata sufficientemente irrobustita da permettergli di conservarla dentro di sé, quando non può contare più sulla presenza del genitore ma deve fare affidamento su quella dei coetanei e dell’educatrice e dell’educatore. Il primo passo che il bambino ha svolto per scoprire la vita è stato sopportare la fame. Non esiste bambino o bambina che sia cresciuta che non abbia dovuto affrontare questo primo immenso dramma. Con l’assenza dell’appagamento si è potuta strutturare l’originaria dipendenza dalle cure materne. Alla morsa della fame sarà seguito l’appagamento e con esso l’instaurarsi di un ritmo tra pieno e vuoto, tra angoscia e soddisfacimento. In qualche misura sulla base della esperienza originaria nel sopportare la distanza tra un pasto e l’altro, si sarà andata strutturando proprio la possibilità di realizzare i progetti che richiedono impegno, fatica, assenza momentanea del piacere per ottenerne uno che si presenta da costruire e lontano. Quella esperienza richiede che l’altro esista, che l’altro comunichi al bambino la sua esistenza attraverso le parole, che l’altro sia assente per poi essere presente. Se non c’è la madre che nutre il bambino muore, se il bambino non viene alimentato attraverso la parola muore il suo pensiero.. Anche noi siamo qui mentre vorremmo trovarci in altri luoghi perché cerchiamo, per dovere o interesse o per tutti e due, una risposta a domande professionali.<br />
E quale interrogativo poniamo a noi stessi quando progettiamo tale attività, quali strategie emotive poniamo in essere al momento di sederci con i colleghi e dire: Vorrei andare fuori, fuori del mio asilo nido, fuori della scuola dell’infanzia, fuori dai luoghi noti del fare educativo, fuori dalla mia casa?</p>
<p>&#8220;Il bambino e la festa&#8221;</p>
<p>Penso che per cominciare si potrebbe precisare che cosa significa, per un bambino, la nozione di festa, scoperta, come la indica F. Doltò nel “Il bambino e la città”– oscar Mondadori   “La festa è libertà nella sicurezza. Quando un bambino non conosce uno spazio o un luogo, non è tranquillo. Da piccolo ha bisogno, per essere rassicurato, di una persona che conosce, del suo cane, della sua bambola: insomma di quell&#8217;oggetto familiare che noi, nel nostro gergo (psicoanalitico), chiamiamo oggetto transizionale<br />
La nozione di oggetto transizionale è stata introdotta dallo psicoanalista D. W. Winnicott in una conferenza tenuta il 30 maggio 1951 alla British Psychoanalytic Society. Indica un oggetto materiale (un giocattolo, un peluche, un angolo di coperta o un pezzo di tessuto) scelto dal lattante o dal bambino quando va a dormire, e che gli permette di attuare il passaggio fra la prima relazione orale con la madre e la relazione oggettuale propriamente detta. L&#8217;oggetto transizionale riveste dunque un ruolo importante nel processo di differenziazione fra la madre e il bambino. Cfr. D.w. Winnicott, Objets transitionnels et phénomènes transitionnels, inleu et réalité, Gallimard, Paris 1971, pp. 7-39).<br />
Stringendo fra le braccia questo oggetto, o succhiandolo, egli si sente mamma con il bambino, o poppante con il seno, e grazie a questo si mette al sicuro. Quindi per un bambino giocare è un momento di gioia solo quando è anche al sicuro e, al tempo stesso, si sente libero, visto che i limiti della sua sicurezza sono molto ampi e possono includere difficoltà o sorprese, ma non veri pericoli.       Alla parola viaggio ho sentito immediatamente la necessità di avvicinare la parola festa. Se ciascuno di noi pensa alla sua nascita non può che pensare a una grande festa che lo ha accolto nel mondo. Anche chi disgraziatamente ha dovuto sopportare perdite alla propria nascita, non può che ricorrere alla compensazione di qualche altro avvenimento che colmi tali sfortune. La psicoanalisi attraverso la sua ricerca, permette all’individuo sofferente un viaggio per scoprire proprio tale possibilità. Per tornare alla festa tale parola evoca gli altri, evoca un clima di minore rigidità nelle regole, evoca un fare che si distingua dalla routine quotidiana. Non c’è festa se non c’è un compagno, amico, fidanzata, con cui danzare ballare, scherzare. Non c’è ballo che non coinvolga almeno un altro, non esiste danza popolare che preveda solo due danzatori.<br />
La festa però ci deve permettere di essere protetti da qualcuno o qualche cosa senza apparentemente che ci sia un rigido controllo nei nostri confronti.<br />
“Ci troviamo così a parlare del problema della strada e della festa. Se il bambino è in strada o se è solo a una festa &#8211; ma lo stesso gli capiterà quando sarà grande, adulto &#8211; non può avere un vero piacere. La festa si fa insieme. Perché la libertà presenti delle attrattive a un bambino, deve essere misurata e al tempo stesso promettere e portare delle sorprese che, mentre pongono un eventuale problema di adattamento, gli permettono di ritrovare se stesso, nel pieno possesso dei suoi mezzi, ricco di un&#8217;esperienza passata che gli ha dato un piacere e un apprendimento che lo aiutino. Anziché regredire in maniera fobica, egli acquista così una maggiore fiducia in sé e negli altri.”       Ecco che anche noi siamo alle prese con un ignoto che ci coinvolge e che ci avvolge, dovendo però comunque scegliere per lui un itinerario di scoperta.<br />
Obiettivo del nostro lavoro è dare voce al desiderio di scoperta e alla cosmogonia dei sentimenti che tale parola suscita per mezzo di alcuni minuti in animazione. Saremo fino alle&#8230; alla ricerca del senso dell’uscire verso un ignoto che tanto ignoto non può essere se alla fine lo possiamo riconoscere. L’ignoto per statuto è inconoscibile mentre noi conosciamo per mezzo di progressivi riconoscimenti che albergano in luoghi della nostra mente, non sempre raggiungibili.</p>
<p>&#8220;Etimologia e sinonimi della parola uscita&#8221;</p>
<p>Exire con sovrapposizione di uscio che deriva da ostium, entrata, bocca. “Il peggio passo è quello dell’uscio fig. il momento più doloroso è quello del distacco.<br />
Andare o venire da un luogo chiuso, dirigersi verso il mare aperto uscire di scena saltar fuori detto di cosa o persona che appare fisicamente o comunque manifesta la propria presenza in modo inaspettato, brusco, rapido stupefacente.<br />
Ve ne vengono in mente altri che non abbiamo preso in considerazione?<br />
All’imboccatura dell’uscio ci troviamo quando fisicamente lasciamo il confine delimitato dell’asilo, della scuola, della propria dimora ma anche quando affrontiamo un nuovo per il quale eravamo impreparati.<br />
Vi proponiamo pertanto di uscire dal certo per incontrare l’imprevisto che alberga nei viaggi dei nostri ricordi e delle nostre esperienze per confrontarlo con gli altri compagni di viaggio. Utilizzerò la strategia del “come se”, come se noi fossimo i bambini alle prese con il viaggio e sempre come se noi fossimo quegli educatori che devono attingere al proprio personale bagaglio esperenziale per poter immaginare il viaggio.       &#8220;Dal testo letto, al racconto personale per ideare conoscenza&#8221;       &#8220;Per procedere nel lavoro vi chiedo di leggere queste poche righe&#8221;.   I</p>
<p>Al bambino innamorato di stampe e di mappe,<br />
l&#8217;universo sembra pari alla sua vasta brama.<br />
Come è grande il mondo alla luce di una lampada!<br />
Agli occhi del ricordo come è piccolo il mondo.</p>
<p>Partiamo, una mattina, con il cervello in fiamme,<br />
il cuore gonfio di rancori e desideri amari,<br />
e così, seguendo il ritmo delle onde,<br />
culliamo l&#8217;infinito sul finito dei mari:</p>
<p>alcuni felici di fuggire una patria infame;<br />
altri l&#8217;orrore della propria culla,<br />
ed altri ancora, astrologhi smarriti negli occhi di una donna,<br />
&#8230;<br />
Ma i veri viaggiatori sono quelli che partono per partire;<br />
cuori leggeri, simili a palloncini,<br />
mai si scostano dal loro destino,<br />
e senza sapere perché dicono sempre «Andiamo!».<br />
&#8230;</p>
<p>III</p>
<p>Straordinari viaggiatori! Quali nobili storie<br />
vi leggiamo negli occhi profondi come il mare!<br />
&#8230;.<br />
Senza vapore né vela vogliamo navigare&#8230;<br />
&#8230;<br />
Diteci, che avete visto?</p>
<p>IV</p>
<p>&#8230; malgrado traumi e improvvisi disastri,<br />
ci siamo spesso annoiati, come qui&#8230;</p>
<p>VII</p>
<p>Amaro sapere proviene dal viaggiare!<br />
Il mondo, piccolo e monotono, oggi, ieri,<br />
domani, sempre, la nostra immagine ci mostra:<br />
un &#8216;oasi d&#8217;orrore in un deserto di noia!</p>
<p>Partire? restare? Resta, se puoi;<br />
se necessario, parti. C&#8217;è chi corre e chi s&#8217;appiatta<br />
per ingannare il nemico che vigila funesto,<br />
il Tempo&#8230;..</p>
<p>VIII</p>
<p>o Morte, vecchio capitano, è tempo, leviamo l&#8217;ancora!<br />
Questo posto ci annoia, o Morte salpiamo!<br />
Se cielo e mare sono neri come inchiostro,<br />
i nostri cuori tu li conosci, sono pieni di luce!</p>
<p>Versaci il tuo veleno, che sia nostro conforto!<br />
Noi vogliamo, per quel fuoco che il cervello ci consuma,<br />
affondare nell&#8217;abisso, Inferno o Cielo, che importa?<br />
giù nell&#8217;Ignoto per trovare qualcosa di nuovo!</p>
<p><em>In A. Alberti – Insegnare con la poesia – Anicia editore<br />
Charles Baudelaire da: I fiori del male (a cura di C. Ortesta, prefazione di A. Bertolucci) Giunti, Firenze, 1996</em></p>
<p>Ora buttate tutto ciò che vi appare superfluo e conservate solo una frase, di poche parole. Poi buttate anche quella e tenetevi stretti ad una sola parola.<br />
Ora la parola fatela diventare un racconto di qualche rigo per poter iniziare il viaggio che volentieri pubblicheremo su queste pagine e che speriamo sia l’inizio di un vero progetto di conoscenza di ciò che pensiamo esista ma che non ci è ancora noto.<br />
Pensiamo sia un utile esercizio per costruire progetti educativi in cui la scoperta nasca da una propria domanda e meditazione di cui la scrittura si faccia testimone.<br />
Attendiamo i vostri scritti al seguente</p>
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		<title>Inaugurazione casale “Il Carosello” &#8211; Centro Polifunzionale per l&#8217;Infanzia e la Famiglia</title>
		<link>http://www.nuovipercorsi.org/inaugurazione-casale-%e2%80%9cil-carosello%e2%80%9d-centro-polifunzionale-per-linfanzia-e-la-famiglia.html</link>
		<comments>http://www.nuovipercorsi.org/inaugurazione-casale-%e2%80%9cil-carosello%e2%80%9d-centro-polifunzionale-per-linfanzia-e-la-famiglia.html#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 18 Mar 2011 06:54:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

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		<description><![CDATA[Number of View: 958 Discorso di inaugurazione del Carosello Onlus Vi ringrazio e sono orgogliosa di accogliervi insieme con tutti i soci della cooperativa sociale integrata Il Carosello onlus. Comincerei dalla nostra storia; il gruppo è formato da tante esperienze &#8230; <a href="http://www.nuovipercorsi.org/inaugurazione-casale-%e2%80%9cil-carosello%e2%80%9d-centro-polifunzionale-per-linfanzia-e-la-famiglia.html">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[Number of View: 958<br/><p><a href="http://www.ilcarosello.it/" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-520" title="logo_sx" src="http://www.nuovipercorsi.org/wp-content/uploads/2011/03/logo_sx.jpg" alt="" width="247" height="135" /></a></p>
<p><strong>Discorso di inaugurazione del Carosello Onlus</strong></p>
<p>Vi ringrazio e sono orgogliosa di accogliervi insieme con tutti i soci della cooperativa sociale integrata Il Carosello onlus. Comincerei dalla nostra storia; il gruppo è formato da tante esperienze e professionalità: siamo psicoanalisti, psicoterapeuti, educatori, medici,assistenti sociali e all’infanzia, logopedisti, insegnanti, artisti. . .<span id="more-515"></span></p>
<p>Così il Centro polifunzionale per l&#8217;infanzia e la famiglia, che inauguriamo oggi in questo casale ristrutturato, si colloca tra i servizi rivolti alla prevenzione e tutela della salute e dell&#8217;ambiente.</p>
<p>Ma come è possibile parlare di prevenzione in uno spazio per il gioco? Dalla lettura psicoanalitica di Ferenczi sappiamo che il buon educatore si è messo in gioco attraverso il lavoro di analisi su se stesso, di conoscenza dei propri limiti e delle proprie capacità. Del resto si dice che gli effetti di una psicoterapia andata a buon fine si registrano fino alla terza generazione, in termini di salute psicofisica per sé e per gli altri.</p>
<p>Pertanto la sfida della ricerca psicoanalitica nel campo sociale è quella di far emergere individui capaci di desiderio e di scelta, abolendo la logica del consumo, del bisogno, l&#8217;atrofia del desiderare a tutti i costi.</p>
<p>Uno dei nostri principali obiettivi è favorire l&#8217;emergere dell’individuo attraverso la trasmissione e l’apprendimento in senso lato.</p>
<p>Questo progetto, al quale abbiamo dedicato tanto lavoro, è rivolto sia ai bambini che ai ragazzi, ai genitori e agli adulti di riferimento.</p>
<p>Tra gli autori che amiamo tenere come guida c&#8217;è Francoise Doltò, la psicoanalista francese di orientamento lacaniano che ha dedicato la vita ai bambini e noi vorremmo raccoglierne l’eredità e permettere la sensibilizzazione all&#8217;ascolto.</p>
<p>Abbiamo scelto alcuni ambiti di attività come mediatori:</p>
<p>Riguardo alla lettura condivisa (per i grandi) aderiamo al “Un libro, un quartiere”, promosso dal Municipio XVI; poi c’è la  lettura ad alta voce (per i bambini e i ragazzi)</p>
<p>Nel campo dell’arte daremo spazio alla pittura, con dei laboratori dedicati, al disegno, alla footografia. . . Vi sarà spazio anche per l’immagine nel cinema e per la musica e il canto.</p>
<p>Molto spazio sarà dedicato al linguaggio del corpo, con l&#8217;espressione corporea nello sport e la danza e persino con il teatro.</p>
<p>Vi ricordo che la nostra è una coop. integrata con soggetti stranieri. Infatti dal 2003 conduciamo un progetto di intercultura, concepito insieme con Apeiron e attuato dalla coop. Ruota libera. Il Carosello è una coop. integrata con soggetti disabili e noi, per primi a Roma, abbiamo realizzato sia  un progetto educativo che clinico di <em>pet therapy</em> con i labrador nella scuola elementare e della prima infanzia Loi e Buon pastore, non a caso in questo quartiere e oggi stiamo continuando con la scuola della prima infanzia R. Merelli.</p>
<p>Un altro ambito importante d &#8216;interventi è quello della riabilitazione logopedica  e del sostegno alla disabilità.</p>
<p>Tutte queste collaborazioni permettono la ricerca e il monitoraggio su ciò che può essere il buon esito del gioco.</p>
<p>Il centro per la famiglia, che vorremmo paragonare alla <em>maison verte</em> ideata dalla Doltò, si avvale della collaborazione con il Centro per la ricerca psicoanalitica Apeiron, con gli specializzati della scuola Coirag e di insegnanti illuminati.</p>
<p>Perché il gioco? Nella convenzione Onu e Unicef, così come nella Carta dei diritti del bambino si sottolinea il diritto dei minori al gioco, al riposo, al divertimento. A livello internazionale viene affermato il diritto al gioco, perché è il loro bisogno prevalente e vitale di ordine fisiologico e psichico. E su  questo gioco i grandi hanno il dovere di vegliare. Vegliare attraverso la trasmissione e per questo ci avvaliamo di un Comitato scientifico non solo formato da psicoanalisti e psicoterapeuti – Apeiron, Sipsa, Coirag, lo studio Nuovi percorsi &#8211; ma anche da membri dell&#8217;università La Sapienza e Roma 3, con i progetti di ricerca insieme al prof. Giovanni Moretti del corso di laurea in Scienze della formazione e la prof. Rossi del corso di laurea in Medicina e psicologia.</p>
<p>Siamo lieti di collaborare con Giuseppe Fiori , responsabile della bella rivista specializzata per i bambini “il pepe verde” e che ci arricchisce dell&#8217;esperienza della vera costruzione del libro, scopre giovani talenti dell&#8217;immagine e dell&#8217;illustrazione insieme alla casa editrice Anicia, con cui collabora anche il prof. Moretti e ciò è per noi una preziosa opportunità creativa.</p>
<p>Ritornando alle nostre attività, il giocattolo è anche riciclo e restauro: la riparazione dell&#8217;oggetto nel senso psicoanalitico della ricostruzione del legame.</p>
<p>La natura e l&#8217;ambiente in questo contesto sono elementi fondamentali, insieme al discorso musicale condotto con la collaborazione del presidente della scuola di musica popolare di Villa Gordiani, Andrea Amendola.</p>
<p>Non mi dilungo sulla questione del teatro e del valore del gesto per gli psicodrammatisti, ma ricordo un&#8217;altra importante collaborazione per realizare il cineforum, con l&#8217;associazione ‘Clara Maffei’, di Josè de Arcangelo e Gladis Pereira.</p>
<p>Consentitemi, infine, di ringraziare e salutare tutti i soci e i collaboratori:</p>
<p>il vicepresidente, Giovanni Muratore; mio marito, Antonio Favilla, che mi sostenuto negli anni e ha seguito costantemente i lavori e la segreteria tecnica; la segreteria organizzativa di Michela Turisini; le responsabili dei laboratori sull&#8217;arte, Federica Reale e Valeria Fusacchia; Tatiana Mondin, che ci aiuta con la grafica e il sito ed è la responsabile del prestito del giocattolo; Valeria Pia, responsabile del restauro giocattoli; la responsabile della biblioteca del prestito e dello scambio del libri, Federica  Bicchieraro; la responsabile dell&#8217;attività didattica Stella Bertoni; i responsabili dello sportello stranieri e dei corsi di lingua e informatica Malgorzata Tyrka e Marco Caudai; la responsabile della riabilitazione logopedia Paola Magaldi.</p>
<p>Ringrazio inoltre i miei grandi per tutto quello che mi hanno trasmesso, a partire da mio nonno.</p>
<p>Ringrazio per il sostegno costante Fabio Bellini, Presidente del Municipio Roma XVI, l’ex consigliera Alberta Maranzano, l&#8217;ex direttore del X Dip.to del Comune di Roma S. Mastrangelo, il dott. Del Missier, l’arch. S. Volpe, la dott. L. Ubaldi del X Dip.to, la dott. Zambrini e la dott. Salati del III Dip.to del Comune di Roma, il direttore dell&#8217;Autopromozione sociale F. Coccia e i suoi collaboratori e Mario Vallorosi, attuale direttore del X dip.to.</p>
<p><em>ad maiora</em></p>
<p><strong>Mariarosaria Danza </strong></p>
<p>http://www.ilcarosello.it/</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Ma Lo Spettacolo Deve Proprio Continuare?</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Oct 2010 11:55:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Per Discutere]]></category>

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		<description><![CDATA[Number of View: 972Luigi D&#8217;Elia Siamo davvero costretti a farci inondare da programmi televisivi e articoli giornalistici sull’ultimo omicidio? Io penso di no. Spegniamo la TV e facciamo silenzio su Sarah Scazzi. Eviteremo dunque, pur essendo qui psicologi, di rimbalzare &#8230; <a href="http://www.nuovipercorsi.org/454.html">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[Number of View: 972<br/><p><a href="../wordpress/wp-content/uploads/2010/10/monoscopio.png"><img title="monoscopio" src="../wordpress/wp-content/uploads/2010/10/monoscopio-300x240.png" alt="" width="270" height="216" /></a>Luigi D&#8217;Elia</p>
<p>Siamo davvero costretti a farci inondare da programmi televisivi e  articoli giornalistici sull’ultimo omicidio? Io penso di no. Spegniamo  la TV e facciamo silenzio su Sarah Scazzi.</p>
<p>Eviteremo dunque, pur essendo qui psicologi, di rimbalzare per la  milionesima volta la solita analisi “seriale” (ormai accanto agli  assassini seriali si devono annoverare gli<em> analisti seriali</em> che  si aggirano per le redazioni giornalistiche) su Sarah, la sua famiglia,  la moviola dell’assassinio e tutto il circo-pandemonio che si scatena ad  ogni ora. Questo genere di TV la conosciamo da tempo, ed è quella  inaugurata dal plastico della casa di Cogne<span id="more-454"></span><img title="Continua..." src="../wordpress/wp-includes/js/tinymce/plugins/wordpress/img/trans.gif" alt="" /> e a seguire dagli altri delitti e i loro esplicativi schizzi di sangue. Ora però siamo molto più <em>avanti</em>, quella televisione è diventata obsoleta. La nuova frontiera è il reality “<em>scopri l’assassino in diretta”</em>,  l’intervista con gli assassini, la loro pantomima reiterata fino al  disgusto. Il prossimo passaggio naturale, la prossima evoluzione della  TV sarà probabilmente l’assassinio in diretta. Fantascienza? Non credo.</p>
<p>Abbiamo assistito in queste lunghissime settimane a innumerevoli  interviste di questo o quell’esperto, come al solito spocchiose perché  certe delle proprie verità cliniche come se fossero verità profetiche,  fondate però su un materiale del tutto giornalistico. Impossibile  selezionarne qualcuna, sono troppe le interviste, le partecipazioni, i  pareri degli esperti che abbiamo letto e sentito. Ed è veramente  specioso continuare a osservare fior di professionisti (quasi tutti  frequentatori del piccolo schermo) cadere nel solito gioco mediatico  dove vige la regola: <em>siamo in ballo e dunque balliamo, e visto che mi  avete invitato/intervistato e devo dire qualcosa d’intelligente sparo  le prime cose verosimili che mi vengono in testa</em>. Mai nessuno che dica: <em>non mi azzardo a esprimere nemmeno uno straccio di considerazione su una vicenda di cui non ho alcuna informazione diretta </em>(che tra l’altro non si potrebbe rivelare pur sapendola essendo vietato dal codice deontologico), <em>o comunque alcuna informazione fondata</em>.</p>
<p>Si, perché chi lavora come psicologo/psichiatra, anche  indipendentemente dalla complessità delle situazioni affrontate (non ne  parliamo dunque di situazioni come quella del contesto di Sarah), sa  molto bene che solo l’informazione in presa diretta e non per sentito  dire, e solo dopo profonda e prolungata valutazione (magari anche  collegiale) può avere un valore clinico o scientifico. Tutto il resto è <em>fuffa</em>.</p>
<p>E <em>fuffa</em> si sono rivelati gli psico-mediatici intervenuti ovunque.</p>
<p>Ed ecco allora dove una riflessione può essere svolta con efficacia.  Qui siamo di fronte, tutti – protagonisti, pubblico, giornalisti,  inquirenti, esperti – ad un <strong>accumulo di irrealtà e di simulazione</strong> dove è diventato impossibile osservare e comprendere fenomeni propriamente <em>umani</em>.<a href="../wordpress/wp-content/uploads/2010/10/lavaggio-del-cervello.jpg"><img title="lavaggio del cervello" src="../wordpress/wp-content/uploads/2010/10/lavaggio-del-cervello-241x300.jpg" alt="" width="241" height="300" /></a></p>
<p>Ci troviamo di fronte cioè ad una fenomenologia particolare per la  quale la finzione intrinseca al media TV, per come la vicenda s’è  sviluppata, ha di fatto inglobato in sé tutto ciò che dell’uomo esisteva  al di fuori dei media colonizzando con le proprie regole irreali ciò  che di realistico sopravviveva in precedenza.</p>
<p>Provare a cercare la “realtà” in questo caso è operazione viziata in  partenza. Dovremmo più propriamente quindi parlare di una nuova forma di  umanità del tutto fusa e confusa col mezzo mediatico, ma ad essere  ancora più precisi, da esso regolamentata ed identificata.</p>
<p>Tutto ciò che ne consegue, nella rappresentazione del salotto di casa  Misseri, risulterà perciò inestricabilmente indifferenziato e, dunque,  di fatto inosservabile come fatto. E volendo portare avanti le nostre  considerazioni, la connessione è quella che avviene tra alcune  caratteristiche del media implicato, la TV in questo caso col suo carico  intrinseco di finzione, verosimiglianza, irrealtà, e alcune  caratteristiche psicopatologiche umane, in special modo quelle dello  spettro perverso-psicopatico (<a href="http://ricerca.gelocal.it/iltirreno/archivio/iltirreno/2010/10/09/LADPO_LAD02.html?ref=search">vedi questo articolo</a>)  (e non parliamo certo solo dei criminali della vicenda in questione).  Un matrimonio perfetto! Una consonanza puntuale tanto da far pensare che  lo spazio dei media null’altro sia se non uno spazio di perversione  psichica.</p>
<p>La stessa perversione che fa indignare gli stessi giornalisti laddove  sono gli spettatori che loro creano a restituire loro lo squallore di  ciò che hanno generato, frequentando come turisti i luoghi del delitto  in una sorta di vivificazione mortifera del fatto mediatico. L’incubo in  tal modo tracima i confini dello schermo e invade l’etica collettiva.  Ma a chi appartiene davvero questa vergogna?</p>
<p>Il punto è che, in tutto questo baccano, gli inquirenti invece hanno  il preciso dovere, nel perseguire la giustizia, di ricostruire i fatti,  d’individuare i responsabili e di formulare un’ipotesi di reato da  contestare agli indagati. Come si concilia questa mission con quanto  stiamo dicendo? Male, anzi malissimo. Impossibile per gli inquirenti  fare silenzio in tutto questo baccano e discernere il rumore prodotto  dagli <em>uomini-mediatizzati</em> dal fatto umano (criminoso in questo caso) preliminare.</p>
<p>Dove finisce il primo e comincia il secondo? Ma poi, esiste questo  confine o stiamo ancora ragionando con categorie ormai superate dai  fatti? E quindi la nostra nuova umanità ha una sua identificazione di  fatto organica con l’esistenza mediatica?</p>
<p><a href="../wordpress/wp-content/uploads/2010/10/videodrome.jpg"><img title="videodrome" src="../wordpress/wp-content/uploads/2010/10/videodrome-300x216.jpg" alt="" width="300" height="216" /></a>Niente di nuovo in queste mie riflessioni, anzi vecchissime di 40 anni fa e passa nelle sue matrici teoriche  (Guy Debord<em>, La società dello spettacolo</em>; Jean Baudrllard<em>, Il delitto perfetto</em>).  Ma oggi ciò che era stato preannunciato tanto tempo fa sembra aver  trovato, nella realtà mediatica italiana in particolare, dove  l’intreccio tra potere, politica, controllo dei media vede il nostro  paese come un meraviglioso laboratorio privilegiato, la sua applicazione  più evoluta (o involuta) ed incontrollata (leggi a tal proposito <a href="http://rescuezone.weblogg.no/1224619951_violenza_e_speranza_n.html">questo articolo</a> di Giorgio Agamben).</p>
<p>Ci rimane da formulare l’unica domanda che conta: <em>cosa si dirà di me in TV?</em></p>
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		<title>Coraggio vecchio anno scolastico</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Sep 2010 06:36:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Principali Problemi Psicologici dei Bambini e Adolescenti]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[Gelmini]]></category>
		<category><![CDATA[programmi scolastici]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>

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		<description><![CDATA[Number of View: 2050di Nicola Basile E’ il nuovo anno scolastico e lo vediamo già invecchiato? Stiamo per parlare di quel che i bambini e le bambine, i prossimi adolescenti, incontreranno a partire da quel che è già passato, il &#8230; <a href="http://www.nuovipercorsi.org/coraggio-vecchio-anno-scolastico.html">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[Number of View: 2050<br/><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.nuovipercorsi.org/wp-content/uploads/2010/09/41_buongiorno-sbadiglio.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-384" title="41_buongiorno sbadiglio" src="http://www.nuovipercorsi.org/wordpress/wp-content/uploads/2010/09/41_buongiorno-sbadiglio-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>di Nicola Basile</p>
<p style="text-align: justify;">E’ il nuovo anno scolastico e lo vediamo già invecchiato?</p>
<p style="text-align: justify;">Stiamo per parlare di quel che i bambini e le bambine, i prossimi adolescenti, incontreranno a partire da quel che è già passato, il 13 settembre 2010.</p>
<p style="text-align: justify;">È già passato l’inizio dell’anno scolastico, ma nessuno ha ritenuto di poter affermare che esso fosse veramente nuovo, tranne forse la ministra Gelmini la quale ritiene di aver apportato delle novità.</p>
<p style="text-align: justify;">Le vere uniche novità sono le bambine e i bambini e tutti gli alunni in generale perché la scuola in generale non sarà in grado di regalare nessuna novità<span id="more-383"></span>.</p>
<p style="text-align: justify;">Non possono metterle a disposizione le persone che da anni lavorano nella scuola con passione, perché a fronte dell’impegno, non vedono riconosciute le loro capacità e gli vengono sottratte risorse; non possono offrirle le strutture perché a fronte di un generale loro invecchiamento, non vengono spesi i fondi necessari per mantenerle e innovarle. Restano di nuovo solo tanti bambine, bambini, discenti e sapienti del futuro che vorrebbero veder riconosciute le loro intelligenze, le loro curiosità, il loro essere stati formati dalla nascita all’uso delle molti fonti di conoscenza, tra di loro collegate in una rete sempre più di facile uso e sempre meno gestibile dal singolo utente.</p>
<p style="text-align: justify;">E allora non spaventiamoci, genitori, nonni, bambini, e gente di ogni età: tutti incontreremo ansia, piccoli disturbi del sonno, passeggere fobie sociali.</p>
<p style="text-align: justify;">Ricordo un  bambino, oggi ragazzo che si rifiutava di andare alle feste dei compagni perché c’era l’animatore. Poiché ciò risultava difficile da comprendere per i suoi coetanei, gli chiesi con decisione di sforzarsi e di parteciparvi.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi chiese con grande dignità se andare a una festa era un lavoro. Se non lo era, lui non era obbligato a parteciparvi. Quando mi rispose in quel modo quella persona aveva poco più di sei anni.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi va alle feste, studia, suona il violoncello e spero sia anche un poco felice perché con autorevolezza gli dissi che si, alle feste era proprio necessario andarci, perché l’ospite era felice di averlo tra gli invitati.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco quel che la psicologia deve provare a dire sulla scuola di oggi: apprendere non può essere solo un obbligo, o un diritto–dovere, come recita l’attuale legge sull’obbligo.</p>
<p style="text-align: justify;">L’apprendere deve essere considerato una risorsa fondamentale del nostro paese, risorsa che parte dalla capacità di affrontare la fatica che avvertiamo nelle istituzioni ad essa deputate, per trasformare la fatica in un’opportunità, in una continua scoperta di nuove soluzioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Allora se nostro figlio ci racconta della sua fatica, proviamo a sentire di cosa parla, se ne parla durante il sonno, proviamo a ricordare per lui qualche parola e a trasformare per lui quelle parole in un dialogo da consumare tra un biscotto, il latte e il caffè, prima di salutarsi al mattino.</p>
<p style="text-align: justify;">Se alla sera lo troviamo ancora stanco e scontento, ricordiamogli che è sempre possibile un nuovo dialogo. Se questo appare impossibile, allora utilizziamo per un certo tempo il dialogo tra noi, lui e un estraneo allenato e formatosi all’ascolto, anche di ciò che non ha parola, perché possiamo scoprire nuove soluzioni per ciò che sembrava irrisolvibile.</p>
<p style="text-align: justify;">Uscire dallo schema che solo con tanta tristezza si raggiungono i traguardi, vincere la fatica dell’apprendere con la soddisfazione di alimentare il desiderio di conoscenza, sarà il migliore investimento che potremo fare per noi stessi come adulti e per le generazioni che si aspettano un consiglio per poter crescere.</p>
<p style="text-align: justify;">Quindi coraggio vecchio anno scolastico, sei già nato vecchio, ma non temere, se riusciamo ancora a giocare con intelligenza e piacere, il prossimo sarai nuovo di zecca!</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Dalla Parte della Persona</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Sep 2010 10:33:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Depressione]]></category>
		<category><![CDATA[Ascolto]]></category>
		<category><![CDATA[Istituzione]]></category>
		<category><![CDATA[Luigi D'Elia]]></category>
		<category><![CDATA[Malasanità]]></category>
		<category><![CDATA[Psicoterapeuta]]></category>

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		<description><![CDATA[Number of View: 828 Di Luigi D&#8217;Elia Può un curante non essere dalla parte della persona-paziente? Decisamente si. Basta osservare tutti gli episodi di malasanità ed analizzarli non solo dal vertice dell’incompetenza personale del curante (variabile talora concomitante, ma non &#8230; <a href="http://www.nuovipercorsi.org/dalla-parte-del-paziente.html">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[Number of View: 828<br/><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.nuovipercorsi.org/wp-content/uploads/2010/09/Psicologo-e-Paziente.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-409" title="Psicologo e Paziente" src="http://www.nuovipercorsi.org/wp-content/uploads/2010/09/Psicologo-e-Paziente.jpg" alt="" width="800" height="190" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Di<strong> <a href="http://www.nuovipercorsi.org/gli-specialisti-dello-studio/dott-luigi-delia" target="_blank">Luigi D&#8217;Elia</a></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Può un curante non essere dalla parte della persona-paziente? Decisamente si. Basta osservare tutti gli episodi di malasanità ed analizzarli non solo dal vertice dell’incompetenza personale del curante (variabile talora concomitante, ma non sempre), ma provare ad osservarli nella chiave del <em>pervertimento degli scopi</em> dell’istituzione di cui il singolo curante è parte.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando un’istituzione curante realizza tale capovolgimento degli scopi osserviamo che il fornitore del servizio, i questo caso il curante, ed i suoi interessi e privilegi sono nettamente predominanti rispetto a quelli dell&#8217;utente/paziente che afferisce al servizio.</p>
<p style="text-align: justify;">Si provi ad applicare ai recenti fatti di <em>cronaca nera sanitaria</em> questo assunto e si riscontreranno<span id="more-408"></span> questioni lavorative insanabili, problemi di turni, problematiche organizzative dei reparti, conflittualità interpersonali, talora burn out, insomma i problemi dei sanitari curanti, sia personali che organizzativi, sono diventati di fatto predominanti rispetto allo scopo della medicina e dell’ospedale, cioè occuparsi dei bisognosi di cure. Non dobbiamo certo generalizzare, ma quante istituzioni e amministrazioni pubbliche di ogni genere possiamo elencare nella lista di quelle che di fatto svolgono il residuale ed unico ruolo di mantenere i propri membri?</p>
<p style="text-align: justify;">A questo capovolgimento/pervertimento di scopi non è esente nemmeno lo Psico-Terapeuta, anche quello privato, il quale generalmente opera nel chiuso del suo studiolo, spesso in condizioni di isolamento, a volte forzato da un background formativo che spesso non lo aiuta molto a collaborare con altri.</p>
<p style="text-align: justify;">Diffidate di tutti quegli psicoterapeuti (e nel qual caso anche del sottoscritto qualora inciampasse nei seguenti errori) che si fanno pagare anche quando sono in vacanza, o in anticipo, che arrivano tardi, che non ascoltano, che sono distratti, o che invece appaiono superficiali, sentenziosi, manipolatori, seduttivi, compiacenti. Questo per dire delle cattive pratiche più eclatanti, quelle per intendersi che qualora non facciano danni, certamente allontanano il paziente dal possibile cambiamento.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma il pervertimento degli scopi di uno psicoterapeuta può essere assai più vasto, subdolo e ricco di sfumature.</p>
<p style="text-align: justify;">Impossibile in una pagina descrivere gli errori e le malpratiche possibili di uno psicoterapeuta, il suo personale capovolgimento degli scopi ed il suo auto-innalzamento a totem trionfante sulle disgrazie dei suoi pazienti, mi limiterò a delineare quello che per me è il principale spartiacque etico-scientifico (la psicoterapia è, da questo punto di vista, una pratica intrecciata), e cioè <strong>quanto quello psicoterapeuta è in grado di entrare nel mondo del suo paziente anziché attendersi che sia il paziente ad entrare nel proprio modello clinico, talora perfino un modello di lettura della realtà</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Essere allora, radicalmente, dalla parte del paziente significa in buona sostanza sopportare la fatica di attraversare con lui le zone più paludose della sua storia, astenendosi da qualunque giudizio, ma difendendo ad ogni costo la posizione del comprendere.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.nuovipercorsi.org/wp-content/uploads/2010/09/c828d2d8bd77.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-410" title="c828d2d8bd77" src="http://www.nuovipercorsi.org/wp-content/uploads/2010/09/c828d2d8bd77.jpg" alt="" width="380" height="253" /></a>In fondo le istituzioni appaiono a volte dei macchinosi marchingegni atti alla <em>sordità elettiva</em> delle storie complicate e difficili da condividere. Quante volte, invece, nelle nostre stanze noi psicologi abbiamo visto, con somma gioia, dischiudersi per la prima volta storie mai narrate prima, e dunque mai ascoltate. L’istituzione dal canto deve difendersi dal dolore troppo acuto delle storie personali che appaiono un ostacolo al flusso ordinato della vita istituzionale, ed è per questo che il lavoro dello psicologo psicoterapeuta risulta uno dei più difficili che esistono: egli fonda/istituisce, col proprio essere un professionista dell’ascolto e della ricerca, un’<em>istituzione singolare </em>che fa giusto il contrario di quanto normalmente fanno le altre istituzioni: ascolta l’inascoltabile.</p>
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		<title>Bambini e adolescenti in gruppo. Dalla terapia alla prevenzione ed. Borla, a cura di Donata Miglietta</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Aug 2010 22:54:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[bambini in gruppo]]></category>
		<category><![CDATA[Donata Migletta]]></category>
		<category><![CDATA[terapia bambini]]></category>

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		<description><![CDATA[Number of View: 992recensione a cura dell&#8217;editore L&#8217;autore DONATA MIGLIETTA, è membro didatta dell&#8217;Istituto di Psicoterapia Psicoanalitica di Torino e della Società Italiana di Psicodramma Analitico. Insegna presso la Scuola di Specializzazione della COIRAG (Confederazione di Organizzazioni Italiane per la &#8230; <a href="http://www.nuovipercorsi.org/bambini-e-adolescenti-in-gruppo-dalla-terapia-alla-prevenzione-ed-borla-a-cura-di-donata-miglietta.html">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[Number of View: 992<br/><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.nuovipercorsi.org/wp-content/uploads/2010/08/16673.png"><img class="alignleft size-full wp-image-331" title="16673" src="http://www.nuovipercorsi.org/wp-content/uploads/2010/08/16673.png" alt="" width="120" height="199" /></a>recensione a cura dell&#8217;editore</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;autore</p>
<p style="text-align: justify;">DONATA MIGLIETTA, è membro didatta dell&#8217;Istituto di Psicoterapia Psicoanalitica di Torino e della Società Italiana di Psicodramma Analitico. Insegna presso la Scuola di Specializzazione della COIRAG (Confederazione di Organizzazioni Italiane per la Ricerca Analitica sui Gruppi) nelle sedi di Genova, Milano e Torino. Si occupa da diversi anni della formazione degli psicoterapeuti individuali e di gruppo. Ha pubblicato numerosi lavori ed è autrice di alcuni libri.</p>
<p style="text-align: justify;">Il libro</p>
<p style="text-align: justify;">Ancora poco diffuso in Italia, il piccolo gruppo analitico è la terapia che meglio si adatta al mondo infantile per un&#8217;infinità di ragioni, che il libro ci racconta attraverso numerose esemplificazioni cliniche. In gruppo, i bambini costruiscono legami e rispecchiamento, imparano a condividere il tempo e lo spazio, imparano a esprimersi e a separarsi, e lo fanno prevalentemente attraverso il linguaggio elettivo del gioco<span id="more-127"></span>, con la guida di uno psicoterapeuta che ha la funzione di testimone e guardiano dello sviluppo dei processi. Il gioco, strumento centrale nel piccolo gruppo analitico, contribuisce a costruire la pensabilità, che è uno dei compiti della crescita. La costruzione è espansione della pensabilità e fonderà il benessere psicofisico dell&#8217;individuo e del suo modo di essere presente nel mondo. I bambini in gruppo sono aiutati a trasformare la sensorialità, le somatizzazioni, gli atti, le scariche motorie in scene e in storie che, dando forme e suono alle emozioni, conducono all&#8217;alfabetizzazione degli affetti: i giochi, le scene e le storie rendono quindi pensabili i pensieri sugli eventi. Il gioco tra bambini, dando una casa alle sensazioni corporee primitive, permette che le cariche emozionali, invece di essere evacuate nell&#8217;agire, possano essere canalizzate nel linguaggio e quindi diventare pensiero. Il gioco in gruppo narra la crescita e, contemporaneamente, la promuove, sviluppando l&#8217;apparato capace di produrre le narrazioni, ovvero di mettere in moto la funzione alfa e quella gamma. Il libro offre un contributo anche alle attività di gruppo svolte nell&#8217;ambito della prevenzione, viste sia attraverso i percorsi scolastici sia in quelli che si danno all&#8217;interno delle reti istituzionali allargate.</p>
<p style="text-align: justify;">Un&#8217;attenzione particolare viene rivolta infine alla formazione dei conduttori dei gruppi analitici di piccoli bambini. Il tema del viaggio nel tempo è il filo conduttore più frequente nel lavoro analitico con i bambini in gruppo, poiché il viaggio non è solo una metafora ricorrente ma un evento reale. Se la psicoanalisi è un viaggio che affronta dimensioni del tempo e dello spazio che vanno dal presente al passato e dal passato al futuro, con i bambini il percorso analitico è dentro al tragitto evolutivo: mentre tocca il passato, diventa presente e si dirige verso il domani. Lavorando con i bambini non ci si può fermare, stando al loro fianco anche gli adulti terapeuti diventano apprendisti del futuro&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Buona lettura a tutti.</p>
<p style="text-align: justify;">Nicola Basile</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Comprendere l’Ansia</title>
		<link>http://www.nuovipercorsi.org/comprendere-lansia.html</link>
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		<pubDate>Sat, 28 Aug 2010 12:36:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ansia e Panico]]></category>
		<category><![CDATA[Principali Problemi Psicologici degli Adulti]]></category>
		<category><![CDATA[Ansia]]></category>
		<category><![CDATA[gestione dell'ansia]]></category>
		<category><![CDATA[gruppoanalisi]]></category>
		<category><![CDATA[Luigi D'Elia]]></category>
		<category><![CDATA[Panico]]></category>
		<category><![CDATA[terapia dell'ansia]]></category>

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		<description><![CDATA[Number of View: 1104a cura del Dott. Luigi D&#8217;Elia Quale tentazione per chi soffre di stati ansiosi ritrovarsi a ricorrere a spiegazioni spicce e a soluzioni sbrigative per placare la propria ansia, per rispondere ai propri attacchi di panico, per &#8230; <a href="http://www.nuovipercorsi.org/comprendere-lansia.html">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[Number of View: 1104<br/><p><a href="http://www.nuovipercorsi.org/wp-content/uploads/2010/08/anxiety11.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-188" title="anxiety11" src="http://www.nuovipercorsi.org/wordpress/wp-content/uploads/2010/08/anxiety11-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a><a href="http://luigidelia.it" target="_blank">a cura del Dott. Luigi D&#8217;Elia</a></p>
<p style="text-align: justify;">Quale  tentazione per chi soffre di stati ansiosi ritrovarsi a ricorrere a  spiegazioni spicce e a soluzioni sbrigative per placare la propria  ansia, per rispondere ai propri attacchi di panico, per dare un nome  alle proprie piccole e grandi fobie. Non è infatti tipico dell’ansia  cercare <em>ansiosamente,</em> appunto, una risposta?</p>
<p style="text-align: justify;">Difficile  è fare l’unica cosa che possa avere senso: fermarsi a riflettere,  fermarsi a guardarsi dentro, ma anche e direi soprattutto a guardarsi  intorno per cercare i motivi per i quali le patologie dell’ansia sono  così in netta ascesa negli ultimissimi decenni. Facciamo allora questo tentativo<span id="more-87"></span>.</p>
<p style="text-align: justify;">Non  v’è dubbio che i fenomeni dell’ansia oltre ad essere in netta ascesa  negli ultimi decenni nel mondo occidentale, assieme a quelli dipendenti,  depressivi e compulsivi, sono forse quelli che più di altri  rappresentano la contemporaneità e i suoi stili di vita, ne traggono  linfa, costruzioni narrative, copioni ispiratori. Il modo di essere  ansioso corrisponde ad un “ingorgo libidico”, oppure alla presenza  interna/esterna di sempre nuove minacce al nostro apparato psichico.</p>
<p style="text-align: justify;">Da  curioso del rapporto tra mente e campo sociale m’interrogo su quali  siano le variabili in gioco, a partire ovviamente dal lavoro  psicoterapeutico quotidiano.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Transiti, Cicli Vitali e Impegni Maturativi</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Mai  come in questa epoca ed in questa parte del mondo, è diventato più  complesso per l’individuo transitare tra questi passaggi del ciclo  vitale, modificando mete interne, scopi espliciti, obiettivi sociali,  autorappresentazioni e appartenenze identitarie, non potendo più contare  su “bussole certe” come avveniva fino a poche generazioni fa.</p>
<p style="text-align: justify;">Non  si tratta di confini cronologicamente netti e precisi, quanto piuttosto  di assetti mentali legati a dinamiche psicologiche che rimangono  anacronisticamente attuali anche in fasi successive del ciclo vitale.  Non è affatto raro ritrovarsi con retaggi psicologici francamente  adolescenziali anche in fasi successive. Ogni passaggio maturativo,  dall’inizio alla fine della vita, comporta dunque profonde  riconfigurazioni di sé, di sé con l’altro, di sé con i propri compiti  personali e sociali.</p>
<table style="text-align: justify; height: 315px; width: 467px;" border="1" cellspacing="0" cellpadding="4" bordercolor="#000000">
<colgroup span="1"></colgroup>
<colgroup span="1"></colgroup>
<colgroup span="1">
<col span="1" width="266"></col>
<col span="1" width="272"></col>
</colgroup>
<tbody>
<tr>
<td colspan="2" width="546" bgcolor="#e6e6ff">Transiti, Cicli Vitali e Impegni Maturativi</td>
</tr>
<tr>
<td width="266" bgcolor="#e6e6ff">
<ol>
<li>figli piccoli/giovani</li>
<li>figli adulti</li>
<li>fidanzati/compagni</li>
<li>coniugi</li>
<li>genitori</li>
<li>nonni</li>
</ol>
</td>
<td width="272" bgcolor="#e6e6ff">
<ol>
<li>l’adolescenza</li>
<li>la tardo-adolescenza</li>
<li>l’età giovanile</li>
<li>la “maturità”</li>
<li>la maturità avanzata</li>
<li>la terza età</li>
<li>la terza età avanzata</li>
</ol>
</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p style="text-align: justify;">Nella  mia osservazione ed esperienza clinica, due in particolare le aree  critiche che cimentano gli individui della postmodernità nei passaggi  tra la tardo-adolescenza e la maturità passando per l’età giovanile:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>l’area affettiva (relazioni sociali, familiari, sentimentali, sessuali)</li>
<li>l’area socio-lavorativa (impegni formativi, lavorativi, sociali, progettualità personali).</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">In  questi frangenti i fenomeni ansiosi rappresentano l’immancabile  espressione delle forti preoccupazioni che accompagnano la vita di tardo-adolescenti, giovani adulti e adulti maturi, nella loro progettazione esistenziale.</p>
<p style="text-align: justify;">Le sfide maturative appaiono per molti <em>contemporanei</em> davvero troppo alte. Si giunge talora alla vigilia di certi passaggi  epocali senza l’armamentario sufficiente ad affrontare – lo punteggio in  una sequenza standard che ha solo valore descrittivo – una storia  sentimentale impegnativa; o una responsabilità maggiore nell’ordine di  una coniugalità più compiuta; o scelte progettuali di coppia meno  transitorie; o una riformulazione delle relazioni con la propria  famiglia di origine, per quanto riguarda l’area affettiva. Ed ancora:  l’affrontare la chiusura di un ciclo scolastico e formativo;  intraprendere impegni professionalizzanti; affrontare dislocazioni  sociali legate a nuovi interessi e nuovi impegni; entrare (o provare ad  entrare) nel mondo del lavoro con i suoi tempi disumani, le sue regole  talvolta crudeli e alienanti, le sue gruppalità incentrate sulla  competitività ed il cinismo – questo per quanto attiene all’area  socio-lavorativa.</p>
<p style="text-align: justify;">Sentimenti  di inidoneità si accavallano a vissuti di impotenza e a franchi vissuti  di paura legata alla percezione di inadeguatezza verso questa miriade  travolgente d’impegni, declinati spesso come imprese titaniche, spesso  all’insegna dell’ipercomplessità, in uno scarto sempre incolmabile tra  modelli comportamentali idealizzati (spesso ipercodificati da modelli  sociali e mediatici) e reali o percepite possibilità personali.</p>
<p style="text-align: justify;">In  relazione agli snodi maturativi assostiamo ad un ingolfo di compiti  maturativi, accumulo non smaltibile di incombenze personali e  relazionali, intasamento di responsabilità legate ad attese alte e  talora confuse.</p>
<p style="text-align: justify;">Occorre  inoltre scorgere le trame che s’aggrovigliano nel corso delle attuali  esistenze andando a selezionare e rendere prevalente il sintomo ansioso,  proprio sotto-forma del <em>groviglio familiare</em>, spesso portatore di suoi segreti, non detti, aree criptate, storie secluse a livello transgenerazionale.</p>
<p style="text-align: justify;">In  presenza di un eccesso d’incertezza la psiche umana si difende  legittimamente proteggendo ciò che ha già come acquisito e, si arrocca  recedendo su posizioni meno fluttuanti: la famiglia di origine o in  alternativa la coppia stabile non generativa (ma potrebbe essere anche  il lavoro), che diventano immediatamente territori psichici di rifugio  (almeno nell’immaginario).</p>
<p style="text-align: justify;">Il <em>recinto</em> familiare rappresenta perciò l’inerziale campo gravitazionale dove  ricadere e rifugiarsi in presenza di condizioni assolutamente incerte,  irraggiungibili e dunque ansiogene. Ma diventa al contempo l’area  claustrofilica e narcotizzante che tende a spegnere ogni movimento  esplorativo e maturativo dell’individuo.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa  doppia funzione (protettiva e narcotica) dei territori familiari  rinforza direttamente e indirettamente la sintomatologia ansiosa.</p>
<p style="text-align: justify;">La riduzione dei territori psichici riverbera immediatamente sullo sviluppo e sull’articolazione dei ruoli/funzioni familiari.</p>
<p style="text-align: justify;">Ogni transito (vedi tabella precedente) pone problemi difficili e complessi  nel declinare i codici attinenti il proprio specifico identitario e  operativo. Ebbene, mentre tali transiti, caratterizzati da corollari e  modalità comportamentali, rappresentazionali, procedurali, nel recente  passato erano scanditi da specifiche <em>ritualità e processi simbolopoietici comunitari</em> ed avvenivano dunque con minore ansia personale, oggi questo <em>carico simbolico-procedurale </em>ricade  in maniera incombente sui singoli individui (o sulle coppie), i quali  ovviamente se ne sentono schiacciati o oltremodo oberati in quanto  oggettivamente impossibilitati a declinare solitariamente il senso di  ciò che atteneva (ed attiene) a gruppi familiari, comunità, tradizioni  culturali.</p>
<p style="text-align: justify;">Il singolo non può svolgere il lavoro psichico appartenente da sempre a <em>gruppi con storia</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Ed allora, la prima competenza  che cede o si riduce drasticamente è la capacità degli individui di  tenere assieme situazioni complesse, di organizzare piani complessi  riguardo le proprie appartenenze identitarie e familiari. Ogni passaggio  successivo è vissuto come dispersione, annullamento, cessazione del  precedente, e non come articolazione di ruoli e funzioni familiari su scenari più complessi: un  coniuge non cessa di essere figlio, un genitore non cessa di essere  coniuge e figlio, e così via, e tuttavia è quanto comunemente viene  vissuto nelle ultime generazioni.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> I campi sociali dell’ansia.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Basti  pensare all’assenza dei cosiddetti disturbi di panico fino a pochi anni  fa e balza agli occhi di chiunque quanto sia indispensabile interrogare  la recente storia per comprenderne alcuni aspetti essenziali.</p>
<p style="text-align: justify;">Le  ricerche internazionali rilevano sia l’aumento vertiginoso delle  fenomenologie ansiose (nelle varie forme) negli ultimi anni, sia i costi  sociali altissimi relativi a quest’ordine di problematiche, tanto da  registrarne il primato sia tra le psicopatologie, sia in relazione  all’(ab)uso di farmacoterapie connesse (categorie farmaceutiche al top  dei bilanci delle industrie produttrici).</p>
<p style="text-align: justify;">Queste  evidenze, da sole, devono far riflettere su come i piani  socio-economico-culturali s’intersechino con quelli individuali e  familiari, e su come l’infosfera e l’organizzazione socio-economica  siano diventatate, coi loro effetti di “derealizzazione”, non tanto una  causa efficiente e lineare, quanto piuttosto il bacino di utilizzo dei  copioni ansiogeni (come dei copioni compulsivi, bulimici, psicopatici,  etc.).</p>
<p style="text-align: justify;">Viene  dunque da domandarsi, potendo confrontarci con le generazioni e le  epoche storiche appena precedenti, quali siano state quelle  trasformazioni degli stili di vita che abbiano determinato l’impennata  dell’ansia (nella fattispecie).</p>
<p style="text-align: justify;">L’aspetto che l’esperienza clinica evidenzia più di tutti riguarda i vistosi cambiamenti nella gestione del tempo della quotidianità negli ultimi anni.</p>
<p style="text-align: justify;">Su  questo versante assistiamo a modifiche radicali degli stili di vita di  individui e famiglie sulle quali gli psicologi hanno svolto poche  riflessioni organiche.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò che emerge chiaramente dai nuovi stili di vita in relazione alla gestione del tempo è:</p>
<ol style="text-align: justify;">
<li>la drammatica contrazione del tempo libero (<em>torno a casa, sono stravolto dalla stanchezza e ho voglia solo di dormire</em>)</li>
<li>l’assimilazione/indistinzione dei tempi lavorativi a quelli privati; sovra-codifica dei <em>valori</em> lavorativi e colonizzazione dei <em>valori</em> personali e sociali (<em>non si stacca mai dal lavoro; il lavoro è ciò che definisce maggiormente la mia identità personale</em>)</li>
<li>la  mancata assegnazione di tempi riguardo le priorità personali e la  sensazione che tale assegnazione non sia gestibile in prima persona (<em>non trovo il tempo per pensare a me e a parlare con i miei cari; non riconosco più cosa è importante per me</em>)</li>
</ol>
<p style="text-align: justify;">La realtà, o solo la sensazione, di non aver più tempo, ma soprattutto di non avere più un <em>tempo dedicabile</em> a sé e ai propri cari, in quanto non previsto, non concepibile, non  assegnabile, annulla la possibilità di coltivare il proprio mondo  interiore.</p>
<p style="text-align: justify;">Ad  una contrazione dei territori psichici si associa quindi una  contrazione del tempo che tende ad annullare il contatto con i propri  mondi sensoriali, emotivi ed affettivi.</p>
<p style="text-align: justify;">Un  secondo aspetto, legato al precedente, che marca una differenza vistosa  con le generazioni e le epoche precedenti è il mutato rapporto con  l’infosfera, e le tecnologie connesse.</p>
<p style="text-align: justify;">Un  terzo aspetto riguarda le mutate regole d’ingaggio della socialità e la  frammentazione delle comunità. Qui assistiamo alla progressiva erosione  dei territori sociali, al loro disinvestimento. Aumenta dunque il  deficit di appartenenza degli individui che non riescono più ad  individuare nella dimensione pubblica una valida possibilità di  declinare processi simbolopoietici necessari ai propri passaggi e i  propri compiti maturativi.</p>
<p style="text-align: justify;">L’ansia,  correlato biologico e psicologico di un organismo realmente minacciato,  è diventata nella postmodernità la risposta parossistica  all’aggrovigliamento delle regole d’ingaggio sui piani maturativi  personali, sui piani dei ruoli/funzioni identitari familiari, sui piani  della pervasività dell’infosfera, dell’<em>accelerazione della realtà, </em>dell’esproprio del tempo, della frantumazione delle comunità sociali di riferimento.</p>
<p style="text-align: justify;">Il  copione ansioso si sviluppa all’interno di transiti maturativi  personali, di matrici familiari caratterizzate da limitate possibilità  esplorative, di campi socio-culturali divenuti sempre più restrittivi,  neganti la vita interiore e di relazione, indisponibili all’elaborazione  simbolica comunitaria dei passaggi e delle appartenenze.</p>
<p style="text-align: justify;">La ridotta capacità di procedure complesse,  attinenti al pensiero, agli snodi maturativi, alle articolazioni delle  funzioni familiari, all’inondazione tecno-comunicativa, alle nuove  difficoltà socio-lavorative, alla gestione impossibile del tempo e dei  nuovi stili di vita, tutto ciò è circolarmente motivo ed esito delle  fenomenologie ansiose. Potremmo dire in sostanza che<em> l’ansia è una forma di mimesi della contemporaneità.</em></p>
<p style="text-align: justify;">La  Psicoterapia (individuale o di gruppo) in quanto contesto  neo-culturale, riapre i giochi che erano chiusi, rimescola le carte e  ripropone uno scenario comunitario. Esso offre uno spazio psichico sia di sospensione che di esplorazione di  possibilità che, nel suo essere plurale, risponde al bisogno  antropologico di metabolizzare in un’ambientazione comunitaria quelle <em>procedure simboliche</em> che sono alla base della vita psichica di ogni persona.</p>
<p style="text-align: justify;">[Per approfondire: <em>Ansia: le nuove regole d'ingaggio sociali e la riduzione delle territorialità psichiche</em>, Luigi D'Elia. In <em>“Ansia che fare? Prevenzione, farmacoterapia e psicoterapia”</em>. A cura di Lucio Demetrio Regazzo, Edizioni Cleup, 2010]</p>
<p style="text-align: justify;">Articolo tratto dal<strong> <a href="http://luigidelia.it/comprendere-lansia/2010/07/" target="_blank">Blog di Luigi D&#8217;Elia<br />
</a></strong></p>
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		<title>Il problema della bugia come gestione della mancanza ad essere.</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Aug 2010 11:58:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Elementi di Psicoanalisi]]></category>

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		<description><![CDATA[Number of View: 1738a cura di Nicola Basile Testo rivolto a coloro che si interrogano su quella bugia che hanno detto senza che ve ne fosse bisogno. Credo che tra gli undici volumi delle Opere di Freud sfugga sempre qualcosa &#8230; <a href="http://www.nuovipercorsi.org/il-problema-della-bugia-come-gestione-della-mancanza-ad-essere.html">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[Number of View: 1738<br/><p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.nuovipercorsi.org/wp-content/uploads/2010/08/pinocchio-icaro_1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-302" title="pinocchio-icaro_1" src="http://www.nuovipercorsi.org/wordpress/wp-content/uploads/2010/08/pinocchio-icaro_1-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>a cura di Nicola Basile</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Testo rivolto a coloro che si interrogano su quella bugia che hanno detto senza che ve ne fosse bisogno.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Credo che tra gli undici volumi delle Opere di Freud sfugga sempre qualcosa anche a chi ha consuetudine con quelle pagina e ciò le rende sempre nuove.</p>
<p style="text-align: justify;">“Le bugie di due bambine” del 1913 che si trova nel volume sette delle edizioni Boringhieri  fa parte di ciò si può nascondere facilmente al lettore e rendendo l’opera di Freud un campo di studio mai completo.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ un breve testo, e un resoconto di due osservazioni cliniche che interrogano oggi ancor più di ieri il labile limite tra bugia e verità sia nella vita privata che<span id="more-65"></span> in quella pubblica.</p>
<p style="text-align: justify;">Non pare a chi scrive che la questione della bugia riguardi in stretta misura la morale che pur appare il suo contesto più naturale perché la bugia, e la sua parente stretta ma assai peggiorativa, la menzogna appartengono in larga misura alla limitatezza dell’esperienza umana e alla necessità di far fronte al desiderio.</p>
<p style="text-align: justify;">Attraverso la lente clinica della psicoanalisi e di un onesto ricercatore come fu Freud, proverò a richiedere al lettore un rinnovato interesse per quelle pagine affinché anche altri possano trovare stimoli clinici e teorici per riprendere il tema e rinnovare l’interesse per la verità.</p>
<p style="text-align: justify;">Freud ci annuncia che l’incontro clinico  con una donna adulta ma il suo testo ha come soggetto una bambina: “La bambina di sette anni (secondo anno di scuola) ha preteso del denaro dal padre per comprare dei colori con cui dipingere le uova di Pasqua”[1] ma il padre glielo nega. Il padre accetta invece di darle il denaro sufficiente per fare il regalo alla regina, usanza comune in quel tempo che verrà utilizzato per comprare i colori precedentemente negati. Naturalmente la bambina verrà punita e da quel momento nella donna c’è il ricordo della trasformazione del suo carattere. Prima dell’episodio, scrive Freud “era stata una bambina assai vivace, piena di fiducia in sé stessa; da quel momento si fa timida ed esitante” [2]</p>
<p style="text-align: justify;">Il lettore ha davanti una bambina narrata da una donna esitante e timida che dichiara a Freud in alcune occasioni di non avere il denaro per vivere. La scena clinica vede Freud nel suo studio con una donna mentre ascolta una bambina alle prese con il patrimonio paterno. Sappiamo dal testo che la donna attraversa temporanee difficoltà finanziarie causate da ritardi nell’invio di denaro da parte del marito. Tali difficoltà inducono Freud a farsi promettere che lei accetterà un suo prestito.</p>
<p style="text-align: justify;">Il prestito non verrà mai richiesto perché la donna impegnerà i suoi gioielli.</p>
<p style="text-align: justify;">Se qui ci interessasse la tecnica utilizzata da Freud non andremmo molto lontani nella disamina del testo bocciando questo intervento. Ma proprio la fedeltà alla verità di Freud porta alla luce alcuni elementi importanti.  La donna oggi come ieri accusa il padre di non voler che offrire doni alla sua sposa, trascurandola e non preferendola a lei. Per come è narrata la verità dalla donna, non esistendo altra verità se non quella che viene nascosta dal discorso dell’incontro analitico, le monete negate hanno un altro importantissimo valore simbolico: servivano ad acquistare colori per ornare le uova di Pasqua. Quindi non erano un capriccio della bambina ma una richiesta di poter attingere al patrimonio paterno per esprimere in modo creativo la forza della passione ed offrire un prodotto artistico alienato dal proprio corpo.</p>
<p style="text-align: justify;">Freud investito dalla domanda cerca un riparo alla posizione paterna offrendo del denaro che dovrà esser restituito. L’offerta non verrà utilizzata, oggi per ieri, dalla donna per cedendo ad altri in pegno alcuni preziosi personali che le permetteranno di vivere, di proseguire nella relazione analitica e nella vita interrompendo la richiesta.</p>
<p style="text-align: justify;">Quindi si tratterebbe di un vero e proprio processo edipico osservato da Freud nel suo divenire e nel quale egli stesso avrebbe preso parte.</p>
<p style="text-align: justify;">A noi interessa intanto provare a definire cosa è per Freud la bugia e in particolare questa bugia.</p>
<p style="text-align: justify;">La bugia descritta nelle nostre pagine riempie la donna come sostituto della mancanza ad essere l’amante del padre al posto della madre, sostituto che riempie con persistenza la vita della donna che incontra Freud che appare “timida e esitante”.</p>
<p style="text-align: justify;">Quella bugia riempie la possibilità dell’espressione creativa che attraverso il gesto dell’ornare trasforma il cibo in segno e orpello, posticipando l’immediata consumazione con evidenti correlati con l’attività sessuale.</p>
<p style="text-align: justify;">Il divieto paterno, non elaborato per mezzo della bugia, impedisce alla donna di incontrare l’altro perché proprio l’altro come persona rinnoverebbe la pena imposta, restare amante del padre.</p>
<p style="text-align: justify;">Ultimo colpo di scena prima di arrivare a qualche conclusione Freud ce lo consegna avvisandoci che tutto ciò lo sappiamo in conseguenza del suo divieto posto alla donna di portare fiori ad ogni seduta, divieto che aprì il ricordo sull’evento delle monete negate e di un altro ricordo che qui non citiamo. Il divieto portava in parola il desiderio che permeava, limitandola, la vita di donna adulta.</p>
<p style="text-align: justify;">“La posta di una psicoanalisi è l’avvento nel soggetto di quella poca realtà che questo desiderio vi sostiene nei confronti dei conflitti simbolici e delle fissazioni immaginarie come mezzo del loro accordo, e la nostra vita è l’esperienza intersoggettiva in cui questo desiderio si fa riconoscere”[3]</p>
<p style="text-align: justify;">Freud conclude con queste righe:</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Non si svalutino tali episodi della vita infantile. Sarebbe un  grave sbaglio se, sulla base di simili mancanze infantili,  si facesse  una  prognosi  relativa allo  sviluppo  di  un  carattere immorale.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò nondimeno,  esse  sono congiunte  con  i  più  forti impulsi dell&#8217;animo infantile e annunciano la disposizione a eventi della vita a venire o a future nevrosi&#8221; [4]</p>
<p style="text-align: justify;">Dove ci porta la riflessione di Freud sulla bugia?</p>
<p style="text-align: justify;">La bugia per Freud  è un discorso che va ascoltato e poi analizzato, un discorso che non fa diverso l’adulto dal bambino nonostante le bugie come caso emergano dall’incontro di Freud con due pazienti adulte[5].</p>
<p style="text-align: justify;">Attraverso  le bugie Freud dimostra come si manifesti il  rimosso nella  qualità di una persistenza della vita amorosa precedente a quella adulta che sulla scena del setting analitico si mostra in edizioni formalmente nuove e inspiegabili per chi le subisce ma dal contenuto libidico eguale.</p>
<p style="text-align: justify;">La bugia attraverso il compenso masturbatorio toglie la possibilità che l’altro prenda parola e divenga limite della propria esperienza e perciò anche campo del desiderio.</p>
<p style="text-align: justify;">“Numerose bugie dei bambini ben educati hanno un significato particolare  e dovrebbero far riflettere gli educatori  invece di irritarli.  Esse si verificano per l&#8217;influsso di  impulsi  d&#8217;amore straordinariamente  forti  e  diventano  fatali  se  provocano  un malinteso tra il bambino e la persona che ama&#8221; [6]</p>
<p style="text-align: justify;">Il bugiardo si trova ad affermare qualcosa di simile a: “non ho bisogno di te perché la realtà è come la mostra il mio stesso dire” divenendo particolarmente evidente nell’anoressia in cui il soggetto è già sazio della sua stessa idea. La bugia insita nell’anoressia mostra il legame con un oggetto d’amore che il soggetto controlla, sentendosene pieno per rimanervi attaccato.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel futuro prossimo infine  è utile dire che la bugia non deve spaventare il genitore, l’educatore, deve interrogare  lo psicoterapeuta e lo psicoanalista affinché si possa prospettare una teoria e prassi per affrontare il difficile cammino degli adolescenti che per non separarsi, muoiono pieni di fantasie alterate sulle nostre strade.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">[1] op. cit. p.223</p>
<p style="text-align: justify;">[2] op. cit. p. 224</p>
<p style="text-align: justify;">[3] J. Lacan – “Funzione e campo della parola e del linguaggio” p.273 – Ed Einaudi</p>
<p style="text-align: justify;">[4] op. cit. p.227</p>
<p style="text-align: justify;">[5] Qui viene presentato solo il primo caso di bugia.</p>
<p style="text-align: justify;">[6] Le bugie di due bambine &#8211; Freud 1913 &#8211; vol. 7 – ed Boringhieri &#8211; Torino</p>
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		<title>L’Anoressia</title>
		<link>http://www.nuovipercorsi.org/lanoressia.html</link>
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		<pubDate>Fri, 27 Aug 2010 11:51:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Disturbi Alimentari]]></category>
		<category><![CDATA[Anoressia]]></category>

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		<description><![CDATA[Number of View: 1060DESCRIZIONE È la perdita consistente o totale dell’appetito causata da disturbi dell’affettività. Si distingue da altre forme di anoressia di natura organica (ad es. di origine endocrina o per difficoltà meccanico-funzionali) o di natura psicologico-reattiva in genere &#8230; <a href="http://www.nuovipercorsi.org/lanoressia.html">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[Number of View: 1060<br/><p style="text-align: justify;"><strong><a href="http://www.nuovipercorsi.org/wp-content/uploads/2010/08/anoressia.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-194" title="anoressia" src="http://www.nuovipercorsi.org/wordpress/wp-content/uploads/2010/08/anoressia-232x300.jpg" alt="" width="232" height="300" /></a>DESCRIZIONE</strong></p>
<p style="text-align: justify;">È la perdita consistente o totale dell’appetito causata da disturbi          dell’affettività. Si distingue da altre forme di anoressia di  natura         organica (ad es. di origine endocrina o per difficoltà          meccanico-funzionali) o di natura psicologico-reattiva in genere          transitori (traumi emotivi, malinconia).</p>
<p style="text-align: justify;">Negli ultimi 40 anni l’incidenza dell’anoressia mentale è         raddoppiata, e sembra continuamente aumentare.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo alcune stime, nel 14% dei casi l’anoressia, o una sua          conseguenza, porta alla morte, per questo è importante intervenire          tempestivamente allorché si manifestano i primi sintomi. L’anoressia          colpisce nel 90% circa dei casi le ragazze (giovani e  adolescenti<span id="more-61"></span>).         Ultimamente però l’anoressia maschile sembra  essere in crescita.</p>
<p style="text-align: justify;">Perdita             del 15-20% del peso corporeo (se il deperimento supera il 30% può             essere necessario un ricovero)</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li>Amenorrea (perdita delle mestruazioni) da oltre 6 mesi</li>
<li>Rifiuto             del cibo sentito come qualcosa di disgustoso e umiliante; paura             ossessiva di ingrassare</li>
<li>Percezione             distorta o delirante del proprio corpo, sentito  “comunque” come             grasso; incapacità di svolgere un esame di  realtà sul proprio             corpoMancanza di preoccupazione per il  dimagramento</li>
<li>Iperattività             mentale e fisica, senso di onnipotenza</li>
<li>Senso             di non appartenenza del corpo</li>
<li>Tentativo             di essere unici e speciali</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Vi possono essere differenti gradazioni dei sintomi a seconda  dell’intensità       del malessere, così come possono coesistere nella  stessa persona       periodi di anoressia alternati ad episodi di  bulimia, con vomito provocato       (quasi la metà delle anoressiche  sono anche bulimiche).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>COMPRENSIONE PSICOLOGICA </strong> Per comprendere l’anoressia  forse non è sufficiente usare soltanto categorie psicologiche, ma  occorre integrare considerazioni di ordine storico-sociale, dal momento  che questa malattia è diventata diffusissima nel mondo occidentale e  ricco negli ultimi decenni, mentre nel resto del mondo è rarissima o  sconosciuta. Le ragazze anoressiche sembrano voler assumere un controllo  onnipotente su se stesse, sul proprio corpo e sul proprio ambiente  familiare, e specialmente sullo sviluppo psicosessuale nel tentativo di  fermarlo (questo ha probabilmente ha che fare anche con i rapidi  mutamenti della condizione femminile degli ultimi decenni). In ambito  familiare l’anoressica, accanto al tentativo di confermare ad ogni costo  le aspettative dei propri genitori (a volte iperprotettivi), in  particolare conservando l’immagine di “brava bambina”, essa prova al  contempo ad allontanarsene alla ricerca di una propria unicità. Rifiuta  dunque inconsciamente di “tenere dentro” tutto ciò che le permette di  crescere e di sentire il proprio corpo adulto e sessuato. Tutti gli  impulsi che provengono dal corpo diventano così pericolosi e  insopportabili. Il cibo diventa perciò un simbolo della dipendenza dalla  figura materna sul quale polarizzare tutta l’attenzione.Occorre allora  che l’anoressica controlli dispoticamente il cibo e i cambiamenti del  proprio corpo nel tentativo di autorifondarsi e di ridefinire una nuova  identità. Tale nuova identità idealizzata corrisponde a certi stereotipi  culturali per i quali magro=bello=bravo=amabile.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa struttura di personalità nasconde in realtà una fragilità di  fondo oltre naturalmente una difficoltà di differenziazione dalla  famiglia: al di là della maschera dell’efficientismo conformista e  dell’indifferenza si celano difficoltà ad entrare nelle relazioni e ad  accettare le <em>dipendenze affettive</em>. La soluzione che  l’anoressica trova è quella di negare ogni impellenza corporea ed ogni  dipendenza affettiva, cadendo però inconsapevolmente in una dipendenza  più distruttiva che è quella dalla malattia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>INDICAZIONI TERAPEUTICHE </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Segnali premonitori dell’anoressia sono riconoscibili nella successione  di molte fasi successive. Spesso, in seguito ad una situazione di forte <em>delusione </em>(separazione,  lutto, seduzione, trauma), subentra una fase depressiva e l’inizio  della perdita dell’appetito, oppure si assiste all’inizio di una dieta,  seguita però con un eccessivo rigore. La fase successiva può essere  quella dell’<em>ottimismo onnipotente</em>: la persona è determinata nel controllo totale del proprio peso, e le suppliche o le imposizioni dei familiari servono solo a rinforzare questa determinazione. Nei casi più preoccupanti si assiste ad una <em>dispercezione</em> del proprio corpo d’intensità delirante (si guarda allo specchio  vedendosi grassa pur essendo deperita), nei casi meno gravi vi è  comunque una preoccupazione ansiosa e ossessiva per il peso, che va  sempre controllato, e per le forme del corpo.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Il trattamento elettivo per l’anoressia è la psicoterapia</em>, che, se precoce, ha maggiori possibilità di successo. In genere un <em>intervento combinato individuale/familiare</em> è quello più consigliabile; in altri casi anche la terapia di gruppo o  lo psicodramma si sono rivelati efficienti. L’uso di farmaci  antidepressivi può essere in certi casi accessorio solo se in presenza  di depressione maggiore (non esistono farmaci specifici per la cura  dell’anoressia). In genere un approccio solo farmacologico o solo  “somato-organico”, fondandosi sulla negazione dei bisogni psicologici  della paziente, può solo ritardare la cura e danneggiare la paziente.  Nei casi in cui l’emaciamento imponga un ricovero e l’alimentazione  forzata (fatto che nel 50% dei casi non scongiura una ricaduta), si  dovrà comunque continuare la psicoterapia qualora già iniziata.</p>
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		<title>Processi di trasformazione del legame sociale in psicoanalisi e nell’osservazione</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Aug 2010 11:44:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Elementi di Psicoanalisi]]></category>
		<category><![CDATA[Nicola Basile]]></category>
		<category><![CDATA[osservazione]]></category>
		<category><![CDATA[Psicoanalisi]]></category>

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		<description><![CDATA[Number of View: 966Nicola Basile Il tema della trasformazione lo troviamo definito dal vocabolario di Laplanche Pontalis come “processo con cui la meta della pulsione si trasforma” [1]. Il destino della pulsione è rivolto ora alla meta ora al soggetto. &#8230; <a href="http://www.nuovipercorsi.org/processi-di-trasformazione-del-legame-sociale-in-psicoanalisi-e-nellosservazione.html">Continua a leggere<span class="meta-nav">&#8594;</span></a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[Number of View: 966<br/><p><strong><a href="http://www.nuovipercorsi.org/wp-content/uploads/2010/08/maivi1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-324" title="maivi1" src="http://www.nuovipercorsi.org/wordpress/wp-content/uploads/2010/08/maivi1-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Nicola Basile</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il tema della trasformazione lo troviamo definito dal vocabolario di Laplanche Pontalis come “processo con cui la meta della pulsione si trasforma” [1]. Il destino della pulsione è rivolto ora alla meta ora al soggetto. La pulsione che si volge verso il soggetto stesso, non essendo indirizzata verso la meta, provoca in estrema sintesi quel passaggio dall’attività alla passività e il suo opposto quando la pulsione si indirizza verso la meta. “Come abbiamo veduto a tutta prima l’oggetto viene recato all’Io dal mondo esterno grazie alle pulsioni di autoconservazione; né si può escludere che anche il senso originario dell’odio stia a indicare la relazione che l’Io ha verso il mondo esterno, straniero e apportatore di stimoli. <span id="more-56"></span> L’indifferenza rientra nell’odio, nella ripulsa, come loro caso particolare, dopo esser comparsa quale loro precorritrice. L’esterno, l’oggetto, l’odiato, sarebbero a tutta prima identici. Qualora l’oggetto si riveli in seguito oggetto di piacere, esso viene amato, ma anche incorporato nell’Io, così che per l’Io &#8211; piacere allo stato puro l’oggetto torna a coincidere con l’estraneo o l’odiato”[2]</p>
<p style="text-align: justify;">Nell’osservazione si sviluppano alcuni processi che possiamo descrivere partendo da tale concetto che si amplia e definisce in quello della rimozione.</p>
<p style="text-align: justify;">Costretto a abbandonare il desiderio di poter conoscere quanto la realtà gli offre ( perché il sole non si può osservare se non si utilizza uno schermo, come imparò a sue spese Galileo), la realtà che si pone di fronte allo sguardo dell’osservatore è immagine che si connota e denota a partire dal gioco dal suo desiderio di potersi mostrare, se non altro perché egli è costretto a essere visibile agli altri. Attraverso il suo essere in mostra è egli stesso oggetto di processi di domanda da parte degli altri, divenendo egli oggetto sconosciuto anche a se stesso in quanto il suo compito è ascoltare l’altro di cui lui non sa, altro che è egli stesso sottoposto allo sguardo del bambino, dell’adolescente in istituzione, della persona in transito nelle comunità psicoterapeutiche o educative. In questo accenno del processo di osservazione troviamo che colui che sa innanzitutto è sconosciuto a lui stesso divenendo così meta della conoscenza stessa.</p>
<p style="text-align: justify;">L’osservatore è oggetto stesso della conoscenza che passa attraverso l’incontro con l’estraneo. “si costituisce così ciò che si può chiamare esperienza analitica: la cui prima condizione si forma in una legge di non omissione, che promuove al livello dell’interesse, riservato a ciò che è degno di nota, tutto ciò che si comprende da sé, il quotidiano e l’ordinario; ma che è incompleta senza la seconda, o legge di non sistematizzazione, che, ponendo l’incoerenza come condizione dell’esperienza, accorda una presunzione di significazione a tutto uno scarto della vita mentale, cioè non soltanto alle rappresentazioni di cui la psicologia di scuola vede solo il non-senso: scenario del sogno, presentimenti, fantasmi della fantasticheria, deliri confusi o lucidi, ma anche quei fenomeni che, essendo del tutto negativi, non hanno in essa, per così dire, uno stato civile: lapsus del linguaggio e azioni mancate. Osserviamo che queste due leggi, o meglio regole dell’esperienza, la prima delle quali è stata isolata da Pichon, appaiono in Freud riunite in una sola da lui formulata, secondo il concetto allora regnante, come legge dell’associazione libera”[3]</p>
<p style="text-align: justify;">Dall’esperienza osservativa non può che nascere un’immagine che deriva dal gioco vissuto dall’osservatore e dall’osservato, rappresentazione di un’estraneità alla vita che permetta il rifrangersi dell’immagine dell’uno in quella dell’altro. Non è lavoro da illusionista, anche se il gioco degli specchi fa pensare a tale figura.</p>
<p style="text-align: justify;">“Al contrario la sua azione terapeutica va definita essenzialmente come il doppio movimento per cui l’immagine, inizialmente diffusa e spezzata, è regressivamente assimilata al reale, per essere progressivamente disassimilata dal reale, cioè ristabilita nella realtà che le è propria”[4]</p>
<p style="text-align: justify;">Dal segno lasciato dalla “costante interazione fra osservatore e oggetto”[5] , nasce l’imago sfocata dell’esperienza in cui i processi di identificazione dell’osservatore sono all’opera per poterla tradurre in parole &#8211; domanda di ascolto al gruppo che leggerà quel protocollo in forma di testo scritto e poi testo parlato e poi forse ancora scritto nelle due direzioni di scriverlo per sé per costruirlo con l’altro, leggendo ciò che non era possibile scorgere benché vi fosse.Testo ascoltato e testo osservato testo scritto qui stanno come metafore dell’essere segnati dal con-testo sia esso setting analitico, sia esso setting osservativi, sia esso il setting della supervisione come della discussione dell’osservazione.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo processo che è segnare l’uno per l’altro (qui intesi nella direzione biunivoca dell’osservatore e dell’osservato ma anche dell’analista e dell’analizzando) si trasforma il plurale del dire e dell’ascoltare dell’osservato scisso dall’osservatore, dello psicoterapeuta separato dal paziente, dell’analizzato che domanda all’analista, in un unico discorso che non si può più dire a chi sia appartenuto in origine. Nello stabilirsi della commozione nell’osservazione, dell’incidente di non poter non avvertire il sentire dell’altro o scivolare nell’altro che si fa buio, pericolo, nascondimento, ciò che prima apparteneva allo sguardo si fa immaginario iscrivendosi nel testo dei componenti il setting che sono nell’osservazione il gruppo di discussione e nel processo analitico la società di appartenenza.</p>
<p style="text-align: justify;">“In questo si può scorgere un aspetto importante dell’attività della mente creativa o dell’artista che, come scrive S. Freud (1911) “[…] grazie alle sue doti particolari trasfigura le sue fantasie in una nuova specie di cose vere che vengono fatte valere dagli uomini come preziose immagini riflesse della realtà”[6]”</p>
<p style="text-align: justify;">Soggetti e oggetti del testo collocati in un setting che li porta ad essere prima inter pares e poi unus tra tanti come teorizzato dal lavoro analitico nello psicodramma analitico creano il testo drammatico dell’incontro che alimenta la ricerca della psicoanalisi e della osservazione diretta.Tale processo non può non trasformare i contendenti che lottano entrambi per la loro conservazione, siano essi l’analista e l’analizzato che l’osservatore e l’istituzione osservata, assumendo ciascuno per propria parte le dovute difese affinché nulla possa accadere. Abbiamo invece la prova che qualcosa accade perché se l’osservatore non è espulso e l’analista può condurre a termine la propria analisi con l’analizzando, non si può certo affermare che i due poli dei processi non ne escano segnati.</p>
<p style="text-align: justify;">Parole chiave: processo e trasformazione; setting; psicoanalisi; osservazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Biblio in progress</p>
<p style="text-align: justify;">Freud S.</p>
<p style="text-align: justify;">(1899)</p>
<p style="text-align: justify;">L’interpretazione dei sogni</p>
<p style="text-align: justify;">Bollati Boringhieri Torino</p>
<p style="text-align: justify;">Freud S.</p>
<p style="text-align: justify;">(1907)</p>
<p style="text-align: justify;">Il poeta e la fantasia, Saggi sull’arte la letteratura e il linguaggio.</p>
<p style="text-align: justify;">Bollati Boringhieri Torino</p>
<p style="text-align: justify;">Freud S.</p>
<p style="text-align: justify;">(1911)</p>
<p style="text-align: justify;">Precisazioni su due principi dell’accadere psichico.</p>
<p style="text-align: justify;">Bollati Boringhieri Torino</p>
<p style="text-align: justify;">Freud S.</p>
<p style="text-align: justify;">(1915)</p>
<p style="text-align: justify;">Metapsicologia</p>
<p style="text-align: justify;">Bollati Boringhieri Torino</p>
<p style="text-align: justify;">Freud S.</p>
<p style="text-align: justify;">(1921)</p>
<p style="text-align: justify;">Psicologia delle Masse e analisi dell’io.</p>
<p style="text-align: justify;">Bollati Boringhieri Torino</p>
<p style="text-align: justify;">Kaës R</p>
<p style="text-align: justify;">(1993)</p>
<p style="text-align: justify;">Il gruppo e il soggetto del gruppo.</p>
<p style="text-align: justify;">Borla Roma</p>
<p style="text-align: justify;">Kaës R.</p>
<p style="text-align: justify;">(2002)</p>
<p style="text-align: justify;">La polifonia del sogno.</p>
<p style="text-align: justify;">Borla Roma</p>
<p style="text-align: justify;">Lacan J.</p>
<p style="text-align: justify;">(1936)</p>
<p style="text-align: justify;">Al di là del principio di realtà Scritti Vol. 1</p>
<p style="text-align: justify;">Scritti Einaudi</p>
<p style="text-align: justify;">Laplanche e Pontalis</p>
<p style="text-align: justify;">(2000)</p>
<p style="text-align: justify;">Enciclopedia della psicoanalisi</p>
<p style="text-align: justify;">Economica Laterza</p>
<p style="text-align: justify;">[1] P.653</p>
<p style="text-align: justify;">[2] Freud S. 1915</p>
<p style="text-align: justify;">[3] Lacan J. 1936</p>
<p style="text-align: justify;">[4] Lacan J. 1936</p>
<p style="text-align: justify;">[5] Lacan J. 1936</p>
<p style="text-align: justify;">[6] Da Funzione Gamma Freud S. (1911)Precisazioni sui due principi dell’accadere psichico. Bollati Boringhieri ed. Torino 1989 p. 458</p>
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