5 incontri di ascolto della relazione pedagogica, psicoterapeutica e riabilitativa, attraverso la “plurivisione” del gruppo e il dispositivo dello psicodramma psicoanalitico”

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Introduzione alla seconda giornata – a cura di Nicola Basile
Ecco ciò che racconta J. L. Borgès nella storia di due uo­mini che sognano

«I sogni sono uno dei temi preferiti delle Mille e una notte. È stupenda la storia dei due uomini che sognano. Un abi­tante del Cairo sogna che una voce gli ordina di andare in Persia, nella città di Isfahan, dove lo aspetta un tesoro. E­gli affronta i pericoli di questo lungo viaggio e, arrivato a Isfahan, si corica, sfinito, nel cortile di una moschea per ri­posare. Senza saperlo si trova in mezzo a ladri. Vengono arrestati tutti e il Cadi gli chiede perché è venuto in quella città. L’Egiziano glielo spiega. Il Cadi si mette quindi a ri­dere a gola spiegata e gli dice: “Uomo insensato e credulo­ne, ho sognato tre volte di una casa al Cairo, in fondo alla quale c’è un giardino, e in questo giardino un quadrante solare, più lontano una fontana con un fico e sotto la fon­tana si trova un tesoro. Non ho mai creduto a questa men­zogna. Non voglio più vederti a Isfahan! Prendi questa mo­neta e vattene”. Il nostro uomo ritorna al Cairo: nel sogno del Cadi ha riconosciuto la propria casa. Scava sotto la fontana e trova il tesoro» (Borgès, 1979, “Le mille e una Notte”, Conferenze).

Questa premessa forse sarebbe sufficiente a spiegare il senso di un gruppo di uomini e donne che hanno deciso di incontrarsi per raccontare all’altro qualcosa che solo un narratore, il narratore di quel momento ha visto, vissuto e che è andato inevitabilmente perso, in quanto non ripetibile.

Cosa vanno a fare in Persia tutti quanti?

Intanto vanno a incontrare ciò che pensano di sapere senza che di quel sapere ciascuno possa portare altro che il proprio racconto. Quindi il loro sapere è un racconto che sperano possa trovare un altro disposto ad ascoltarli. Nelle stanze dove soggiornano per qualche ora, non ci sono che narratori che a turno devono farsi ascoltatori e non vi è altra traccia dei personaggi dei loro racconti. Per quel che ne possiamo sapere potrebbero essere personaggi di un racconto, principi e principesse delle Mille e una notte oppure sogni.

Affinché ci sia racconto non possiamo che immaginare che vi sia uno scrittore e un lettore, che l’uno senza l’altro si perderebbero, come Pollicino senza le molliche. Siamo certi però che le molliche senza Pollicino sono delle comuni briciole buone per formiche e uccelli, non certo per farci stare in apprensione per le sorti di Pollicino stesso.

Alessandro Paris, neuropsichiatra infantile, introducendo l’incontro precedente scriveva:

“La supervisione psicologica va intesa come riascolto della relazione pedagogica, della relazione psicoterapeutica o riabilitativa, attraverso la “plurivisione” del gruppo e il dispositivo dello psicodramma psicoanalitico”

Siamo improvvisamente come il povero egiziano che si trova tra ladri alla presenza del Cadi. Tanti occhi sono puntati su ciò che più ha di prezioso anche se l’egiziano non è uno sprovveduto ed ha avuto cura di nascondere per bene il suo avere, che gli servirà a fare il lungo viaggio di ritorno.

Chi ha la ventura di raccontare la sua storia, il suo caso, non fa altro che chiedere ai ladri di raccontargli cosa hanno creduto di vedere nella propria sacca.

Ma ciascun viandante sa anche che tutta la storia lui non la sa fino in fondo e che la propria sacca, a guardarla attraverso la lente dello sguardo dei ladri, sembra più preziosa di quanto sembrava a lui stesso.

Il gruppo dei ladri è perciò uno strano gruppo: acuisce l’attribuzione di valore alla sacca da parte del viandante.

Cosa abbia visto ciascun ladro dentro la sacca del viandante non è dato sapere, ma non possiamo di certo immaginare che ciascun ladro abbia immaginato la stessa roba, nel senso dato da Giovanni Verga alla proprietà e al bisogno di proprietà.

Ciascun ladro avrà immaginato che l’egiziano porti ciò che il ladro cerca. Siamo quindi ad un incontro tra tante domande che possono farsi racconto se c’è almeno uno che ascolti.

Apro e chiudo rapidamente un’incursione nella teoria degli insiemi: affinché un insieme sia congruente ci deve essere un almeno uno che non sia né ladro, né egiziano per dare congruità all’insieme dei ladri e dell’egiziano.

Nella novella di Borges è il Cadi che, totalmente disinteressato alle questioni dei ladri e dell’egiziano, ha da raccontare un sogno. Se fossimo ai giorni nostri il Cadi verrebbe inviato in TSO e rinchiuso in un SPDC. Ma poiché il Cadi non è un personaggio dei nostri giorni, lui non ha nessun desiderio di ascoltare le “bugie” dell’egiziano e le fantasie predatrici dei ladri, ma ha da raccontare il suo sogno.

Inoltre non è l’egiziano che paga il Cadi ma è il Cadi a pagare l’egiziano perché vada via, perché torni a casa sua.

Ciascuno di noi è sia il ladro, sia il Cadi, sia l’abitante del Cairo, sia l’egiziano con una moneta in tasca che scopre nel sogno dell’altro il tesoro nascosto nella propria casa.

Senza il ladro, senza il Cadi, senza l’egiziano, senza l’abitante del Cairo, non ci sarebbe ricerca nelle relazioni che portano il segno della neuropsichiatria infantile, o della pedagogia, o della didattica o infine della psicoterapia.

Alessandro ci ha detto nell’introduzione del primo incontro che “la rielaborazione condivisa del progetto di intervento passa attraverso la costruzione di un processo diagnostico e di un profilo dinamico di sviluppo del paziente come dell’alunno. Ovvero la condivisone della clinica attraverso gli strumenti teorici e clinici della neuropsichiatria infantile, della pedagogia, della psicoanalisi. L’idea di base è quella di formare un gruppo di lavoro che attraverso lo scambio del proprio lavoro clinico possa rielaborare, approfondire, rileggere le tecniche e le teorie di riferimento di ciascun partecipante al gruppo, integrando i diversi contributi”.

Immaginiamo un momento se l’abitante del Cairo non avesse fatto un lungo viaggio dopo un sogno così attraente da impegnarlo probabilmente per mesi.

La storia raccontata da Borges non starebbe in piedi, non staremmo senz’altro a parlarne qui.

Lasciamo la partenza dell’abitante del Cairo e mandiamo in ferie i ladri. Quello dei ladri è un piccolo particolare ma se c’è un tesoro, da qualche parte ci deve pur essere un ladro, quindi senza ladro niente tesoro e niente novella.

Infine lasciamo tutto, Cadi compreso ma togliamo il gesto del Cadi che caccia l’abitante del Cairo.

Non ci sarebbe la scoperta che il tesoro è nella casa del viandante che per poterlo trovare ha dovuto drammatizzare il suo sogno.

Altro non sarebbe questo incontro che una drammatizzazione del desiderio di ciascuno di noi di poter leggere tre le righe ciò che le parole, le azioni, le scelte, la responsabilità nasconde.

Il dispositivo dello psicodramma analitico è la moneta del ritorno alla scoperta per tornare a lavorare nella propria casa, luogo del tesoro.

Nicola Basile 28/11/14

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