La Psicoterapia Cognitivista

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cura della Dr.ssa Clara Curtotti

“E’ un disturbo psichico qualunque costruzione personale che continua a essere utilizzata nonostante sia sistematicamente e ripetutamente invalidata” (Kelly,1955)

“Fingere di sapere quando non si sa è una malattia.”  Lao-Tzû (VI o V secolo a.C. ), filosofo cinese. Fonte: “Tao Te Ching”.

“Le vecchie abitudini, anche se cattive, turbano meno delle cose nuove e inconsuete. Tuttavia, talvolta è necessario cambiare, passando gradualmente alle cose inconsuete.” Ippocrate (II° SEC a.C.)

UN PO’ DI STORIA

Storicamente le origini della psicoterapia cognitivista vanno rintracciate nel pionieristico lavoro di Aron T. Beck che, negli anni sessanta in un contesto statunitense, sviluppò un nuovo modello teorico e coerentemente un nuovo orientamento terapeutico.

L’intuizione feconda di Beck, che ha orientato tutta psicoterapia cognitivista fino ad oggi e questo indipendentemente dalle diverse scuole di appartenenza, è che l’analisi dei pensieri possa aiutare il terapeuta a capire la sofferenza del paziente e le cause dello sviluppo e del mantenimento dei disturbi mentali.

Questo nuovo approccio si distingue dalla psicoanalisi classica in quanto sostiene che le motivazioni della sofferenza mentale e i meccanismi di cambiamento psicologico non sono necessariamente da ricercare nell’inconscio, ma possono essere compresi a partire dall’analisi dell’esperienza cosciente della persona.

Questo nuovo tipo di terapia fu chiamato dallo stesso autore Psicoterapia Cognitiva in quanto, secondo Beck, il pensiero costituiva sia il problema psicologico primario che la sua cura. Data la numerosità  di approcci di orientamento cognitivista che si sono sviluppati negli anni, la terapia di Aron T. Beck è stata rinominata terapia cognitiva standard .

La storia della psicoterapia cognitiva fu anche influenzata e alimentata da differenti approcci teorici e terapeutici come: il comportamentismo, il costruttivismo, la psicoanalisi e  la scienza cognitiva.

Mentre nel Comportamentismo ci si occupava principalmente dei comportamenti quasi “neuronali” del soggetto, nel cognitivismo si cominciava a dare primaria importanza al soggetto in termini di organizzazioni di scopi e di credenze.

L’eredità legata al Costruttivismo (Piaget, Kelly ) va invece rintracciata soprattutto in uno dei presupposti cardine della psicoterapia cognitiva oggi: non esistono stimoli ma in realtà esiste un’attribuzione di significato agli stimoli, i costrutti teorici sono la rete di senso nel quale si muove ed agisce l’essere umano.

Infine  la scienza cognitiva, attraverso le sue scoperte, ha fornito un contributo rilevante per una migliore comprensione della psicopatologia: l’importante concetto di euristica, ad esempio, ossia come la mente umana non proceda solo secondo le regole della logica formale, ma usi soprattutto procedure lontane dalla razionalità e dalla logica, è stato uno degli apporti più significativi.

Negli anni successivi gli studi di Beck hanno posto le basi per la nascita di altri tipi di terapia cognitiva, come ad esempio la terapia razionale-emotiva di Albert Ellis, il costruttivismo di George Kelly, la terapia multimodale di Arnold Lazarus, il modello teorico di Michael Mahoney, il cognitivismo post-razionalista di Vittorio Guidano.

COS’ E’ LA PSICOTERAPIA COGNITIVISTA

Secondo i cognitivisti la mente è intesa come insieme di scopi (ossia i desideri e le aspettative) e conoscenze o credenze (le convinzioni in inglese Beliefs).

A partire dalle credenze e dagli scopi ad esse correlate, la mente compie una serie di operazioni di valutazione ed elaborazione delle informazioni.

La ricerca del significato di tali organizzazioni è il terreno di lavoro privilegiato tra terapeuta e paziente.

Centrale dunque è la rappresentazione della realtà secondo il paziente e la sua attiva partecipazione alla modificazione di essa.

Dopo la prima fase di valutazione diagnostica, terapeuta e paziente stabiliscono insieme quali sono gli obiettivi della terapia ed il piano terapeutico da adottare.

Periodicamente si verificano i progressi fatti rispetto agli scopi prefissati.

Lo scopo della terapia è la risoluzione dei problemi attuali del paziente.

La terapia cognitiva utilizza un molteplicità di tecniche che servono a gestire gli stati emotivi dolorosi del paziente. A differenza di altri terapeuti (es. psicoanalisti), il terapeuta cognitivista è attivamente impegnato nella conversazione con il paziente.

Si dice che il cognitivismo non considera l’inconscio e l’emotività.

L’inconscio è largamente considerato dal cognitivismo nei termini di quel qualcosa che sfugge alla coscienza. Anche le emozioni hanno molto peso, l’emotività nel cognitivismo  è  importante in tre modi: come vie d’accesso al paziente, come influenza dei significati che il paziente attribuisce, come interpretazione che il paziente dà agli eventi.

Le tecniche o le procedure più frequentemente utilizzate in psicoterapia cognitiva sono le seguenti: dialogo socratico, un metodo di conduzione del colloquio che consiste in una serie mirata di domande ed osservazioni volte a guidare il paziente alla scoperta delle sue convinzioni disfunzionali; scoperta guidata o tecnica della freccia discendente, un metodo di conduzione del colloquio che consiste nel chiedere progressivamente al paziente il significato dei suoi pensieri; tecnica dell’ABC o monitoraggio dei pensieri automatici, una tecnica con cui terapeuta e paziente possono identificare il contenuto dei pensieri automatici; problem-solving, viene insegnata al paziente per trovare soluzioni ai problemi della vita reale; esperimenti comportamentali, veri e propri “esperimenti” che terapeuta e paziente progettano insieme in seduta; promemoria o coping cards, bigliettini su cui il paziente e il terapeuta scrivono le strategie cognitive e comportamentali che il paziente dovrebbe mettere in atto durante la situazione problematica; esposizione graduale, una tecnica che consiste nel programmare la modificazione di un comportamento disfunzionale facendo un piccolo passo alla volta; compiti a casa o homework, attraverso di essi il terapeuta cerca di estendere le opportunità di regolazione cognitiva, emotiva e comportamentale a tutta la settimana.

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