La Psicoterapia Individuale dell'Adulto

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Lucien Freud - Autoritratto

La domanda di psicoterapia è oggi molto varia, anche in virtù della varietà delle risposte dei diversi metodi ed innumerevoli professionisti presenti. Essa si colloca nella più ampia domanda di benessere psicofisico esistente nella nostra dolente società e nel nostro faticoso stile di vita contemporaneo.

Un adulto che chiede un consulto ad uno psicologo lo può fare per moltissime ragioni: personali, familiari, sociali, e quasi mai ha le idee chiare su cosa e quanto c’è da fare.

La presenza di sintomi esplicitamente psicologici come l’ansia, gli attacchi di panico, la presenza di fobie, l’umore instabile, l’angoscia, la permanente tristezza depressiva o una vera e propria depressione, la presenza di pensieri negativi e persistenti, comportamenti inusuali, rabbia e aggressività, etc. aiutano a comprendere la natura squisitamente psichica ed esistenziale dei propri problemi.

Altre volte, il malessere si colloca esplicitamente in ambito relazionale: relazioni sentimentali ingarbugliate, problematiche della vita familiare, problemi della vita di coppia, problemi con i figli (o coi i genitori); oppure i frequentissimi problemi emotivi della vita lavorativa.

Anche in questo caso la natura relazionale del malessere fa subito pensare che l’aiuto di un professionista psicologo è senz’altro utile, se non indispensabile.

Più difficile discernere, invece, quando questi sintomi compaiono, diciamo così, sotto mentite spoglie in maniera indiretta e subdola, nelle loro varianti somatiche o colpendo alcuni aspetti specifici della propria vita, pensiamo a molti disturbi del sonno o ai malesseri fisici non riconducibili a causa organiche. Pensiamo a certi mal di testa, o di schiena, a certi disturbi della pelle, o del sistema immunitario, o del sistema cardiovascolare, o del sistema digerente (il classico colon irritabile, o le classiche gastriti, ad esempio).

Le classiche situazioni nelle quali i medici di base e specialisti fanno riferimento a “questioni nervose”, allo stress, ed a concetti simili. Oppure il sintomo psichico compare sotto forma di paura delle malattie che costringe l’individuo a continui ed inutili screening medici e ad abusi di farmaci.

In questi casi l’accesso al mentale e all’ausilio di uno psicologo arriva – quando arriva – purtroppo, solo alla fine di un lungo itinerario di tentativi e negazioni della natura psichica dei propri problemi.

Ma indipendentemente dalla specificità del sintomo psicologico (o della componente psichica del sintomo fisico), l’adulto che si reca dallo psicologo psicoterapeuta spesso è già riuscito, in qualche modo, ad auto-osservarsi in maniera più profonda nei propri pensieri e comportamenti.

Non è raro trovarsi davanti a una semplice constatazione: si è ripetuto un’altra volta lo stesso gesto.

Non è raro interrogare se stessi e chiedersi come mai si è operato scegliendo la medesima soluzione che non ci ha favorito, anzi ci ha danneggiato.

Non è raro scoprire che quel ripetersi di gesti e soluzioni appare come immotivato e quindi concludere che qualcosa sta ostacolando la propria libertà di scelta e in generale le buone scelte nella vita.

Coloro che osservano simili accadimenti non possono attribuire al caso tali eventi perché è facilmente dimostrabile che mentre essi accadevano qualcuno era lì e quel qualcuno è nientemeno il soggetto che si sente vittima di se stesso.

Quindi è abbastanza semplice affermare che ciò che ha giocato contro la propria libertà appartiene allo stesso soggetto, il quale è vittima di un gioco a lui avverso.

Queste brevi righe sono state pensate per coloro che si domandano se non sia il caso di rivolgersi alla psicoterapia e per indicare che quanto sta loro accadendo fa parte, in fondo, della normalità.

La psicoterapia serve infatti, oltre ad intervenire in tutti i casi prima citati relativi a diversi sintomi, a sciogliere le tante domande implicite che si possono leggere tra le righe di questo foglio grazie alla relazione con un professionista che si offre come specchio non deformante del proprio pensiero.

Egli opera nella realtà del discorso che si struttura nelle ore di incontro settimanali e tra un incontro e l’altro, per dare visibilità di linguaggio a ciò che agisce ma è invisibile, cioè l’inconscio.

Nella verità di quegli incontri anche la bugia appare come un linguaggio del desiderio e la si riconosce come qualcosa che non è distruttiva né indispensabile.

Nella continuità degli incontri settimanali, la dipendenza dalla relazione con il professionista mette in risalto le altre dipendenze, tossiche.

In un tempo che non apparirà lunghissimo, si scioglieranno le relazione tossiche e anche la relazione con lo psicoterapeuta.

Si potrà allora considerare la psicoterapia come un buon investimento economico per meglio far fruttare il proprio capitale umano.

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