Negli ultimi decenni è avvenuta, in brevissimo tempo, una rivoluzione silenziosa che ha cambiato la vita di molti di noi: la coppia con i suoi vecchi e nuovi meccanismi di fondazione e mantenimento ha subito un attacco frontale di proporzioni inedite ed attualmente tali meccanismi si sono fortemente indeboliti, talora, possiamo dire, distrutti, tal che, come mostrano alcuni dati statistici (ma è anche diffusa percezione di molti addetti ai lavori e non), è possibile affermare che le coppie contemporanee incontrino soverchie difficoltà a formarsi e/o durare.
Nell’ampia fascia di età (13-50) nella quale si è maggiormente esplorativi riguardo le progettualità di coppia, in tutte le sue varianti – dalla coppia adolescenziale alla coppia dell’età giovanile orientata alla formazione di una famiglia, fino alla coppia coniugale nella famiglia – si riscontra una nuova evanescenza e la significativa variazione di priorità interiori rispetto ad epoche recenti.
Questo conduce a nuove forme di sofferenza, nonché ad altre criticità, inerenti proprio alle fatiche e alle ferite relative alla costruzione/manutenzione della coppia stessa, divenuta negli ultimi decenni oltremodo difficoltosa, oltre naturalmente a sofferenze nella vita familiare, laddove la coppia è dentro famiglie già formate o in unioni di lungo corso.
Noi psicologi ci ritroviamo spessissimo ad operare con ventenni-quarantenni (ed anche oltre) in continuo scacco con il progetto-coppia, reduci da numerosi tentativi falliti, che hanno rinunciato ad affrontare o hanno rimandato sine die l’appuntamento con il loro desiderio di famiglia e di figli, salvo poi scoprirlo come irraggiungibile. O con ventenni terrorizzati dalla semplice prospettiva di un incontro che potrebbe cambiare loro la vita. Oppure con gli stessi ventenni-quarantenni incastrati mani e piedi dentro le loro famiglie di origine impossibilitati ad immaginare una loro autonomia, seppure soltanto abitativa. Oppure ancora con coloro che, essendo riusciti a costruire una parvenza di stabilità di coppia e poi anche una famiglia con figli, si accorgono ben presto, e con una certa delusione, dell’eccessiva instabilità di ciò che hanno raggiunto e costruito.
Ci si accorge – e personalmente mi sono ritrovato non senza stupore a rilevare – che nessuno dei nostri utenti (ma anche dei nostri conoscenti) vive la dimensione della coppia come priva di problematiche importanti o perché vissuta come irraggiungibile o non componibile, oppure, laddove esistente, tale dimensione è gravemente minacciata, sotto scacco, destrutturata, evanescente. Avanza la sensazione che la dimensione di coppia sia divenuta oramai svantaggiosa.
Queste situazioni però, contrariamente a quanto si potrebbe pensare in prima battuta, non riguardano solo quella fetta di popolazione che corrisponde all’utenza dello psicologo (anzi, coloro che riescono a riconoscere tali difficoltà e si fanno aiutare si danno una chance in più), ma la maggioranza dei giovani contemporanei.
Questa la sequenza, di massima, che caratterizza la vita affettiva e coniugale degli individui:
- L’idea di coppia
- Il progetto di coppia
- Il progetto di famiglia
- Il mantenimento nel tempo del progetto coppia/famiglia
Ognuno di questi passaggi costa, nella nostra epoca, e per ragioni complesse (che qui per ragioni di spazio non posso analizzare) un’immane fatica mai riscontata in epoche storiche precedenti. E non sempre questi passaggi si realizzano o risultano possibili, e non sempre lo sforzo enorme prodotto su questi passaggi produce i risultati attesi.
Occorre inventarsi un modello di superamento delle crisi, piccole e grandi, della quotidiana conduzione delle relazioni affettive, e della vita in genere, una rappresentazione utile e condivisa dell’intrinseca ambivalenza dei sentimenti umani
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I modelli di vita di coppia che hanno maggiore durata e stabilità sembrerebbero l’esito di esperienze personali, di percorsi di vita, di aggiustamenti progressivi fondati su uno spirito di ricerca mirato, su un’attitudine all’esploratività specifica del sé coniugale che non s’arrende alle prime delusioni o che si scontra contro le proprie immancabili ripetizioni nevrotiche, che si rimette in gioco ogni volta nonostante le innumerevoli fregature o gli innumerevoli ostacoli.
Dal versante dei terapeuti, d’altro canto, esiste una strisciante tendenza a personalizzare, ridurre, ricondurre le problematiche di coppia ai propri modelli professionali e dunque alla fragilità o psicopatologia del singolo membro o del singolo sistema-coppia diventa operazione fuorviante e inefficace. Forse occorrerebbe realizzare, una volta per tutte, che questa affannosa rincorsa dei modelli psy e delle loro matrici culturali a comprendere i cambiamenti di modelli umani e i relativi way of life, dipende dal fatto che essi sono “tarati” piuttosto sulla modernità e per nulla sulla post-modernità e le sue ingarbugliate e sempre cangianti regole. A partire da questa a-sincronia, però, si finisce per spostare un problema da un piano ad un altro, o ridurlo ad un unico piano, indebolendo di fatto la nostra capacità di lettura e, di conseguenza, la nostra efficacia d’intervento.
Non si vuole affatto negare l’esistenza (o co-esistenza) di psicopatologie formali di individui e coppie: esse sono di certo presenti, dico semplicemente che un approccio che parte da questo unico, o preliminare, vertice è destinato a perdere incisività e comprensione di quanto sta accadendo alle coppie, a tutte le coppie, ed affermo anche che il fenomeno che qui si descrive è vistosamente un “a valle” di variabili sociali e culturali che giocano la loro partita molto prima e molto più profondamente di quanto poi non accada, dopo, alle singole coppie e ai singoli individui.
L’assunto psicopatologico non giustifica, perciò, da solo ed in sé il rivolgersi ad uno psicoterapeuta e l’intervento di cui necessitano molti individui e coppie che si rivolgono a noi e che sono portatori di queste tematiche non può risolversi in un semplice screening psicologico o un intervento strettamente clinico, ma dovrà necessariamente articolarsi in un intervento consulenziale più ampio ed articolato.
Per approfondire vedi l’articolo del Dott. Luigi D’Elia “La coppia che non si forma e che non continua”

