Iaia delle isole di Maria Emanuela Alberti – edit. Graus, Napoli

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In un tempo non molto lontano della nostra preistoria, il mondo delle isole era un mondo di colori, canti, profumi, suoni. Ma era anche un mondo di misteri, delitti, lotte per il potere. È in questa atmosfera che Iaia, Didi e i loro amici svolgono una pericolosa indagine, ricca di avventure e colpi di scena, per risolvere enigmi che vengono dal passato. Un giallo fantasy per tutte le età.

Iaia è una bambina di undici anni che vive sull’isola di Gusciocavo, nell’ arcipelago del Cerchio, e sogna di diventare una donna dei colori. La sua famiglia e il suo villaggio fanno parte di una comunità che ha colonizzato tutte le isole del Cerchio, vivendo di commerci e artigianato, con una cultura e uno stadio di sviluppo simili a quelli dell’Età del Bronzo nel mediterraneo. Il governo dell’arcipelago si basa formalmente sulla collaborazione e l’aiuto reciproco fra le comunità, suddivise in grandi gruppi familiari, che abitano le diverse isole, e il baratto di materie prime e oggetti e utensili lavorati dai vari artigiani e artisti specializzati di ciascuna famiglia.
La donna (o l’uomo) dei colori di un villaggio è colei che sa impastare le terre e le resine per creare i disegni con cui poi decora le stoffe, le canoe, le case, i vasi, gli stendardi, e fa anche i tatuaggi, sia permanenti che temporanei, come la bellissima farfalla che verrà disegnata sulla schiena della guaritrice Mara per una sera di festa. Ogni villaggio ha anche una Mano blu, il suonatore di tamburi che dà il ritmo ai vogatori delle canoe, e soprattutto colui che conosce a memoria i canti con cui vengono trasmesse le rotte fra le isole, un personaggio indispensabile per viaggiare nel Cerchio.
Un giorno Cielo di Vento, figlio del capo dell’isola di Sottomonte, arriva a Gusciocavo per sposare la figlia del capo Molte Nuvole. La mattina dopo Iaia ne trova il corpo, trafitto da un pugnale. Il papà di Iaia, Maestrale il carpentiere, decide di partire insieme alla famiglia, alla guaritrice Mara dell’isola di Sottomonte, e a Ghigno, il giovane maestro scultore che non è mai stato accettato da nessuna comunità, per scoprire la verità sul delitto, ed è Didi, l’amico tredicenne di Iaia, che deve imparare i canti delle rotte per poterli guidare.
Durante il viaggio visitano tutte le isole principali, e quello che scoprono sarà la scintilla che serve, grazie ad una collaborazione fra comunità e famiglie, a far crollare il potere tradizionale delle famiglie più ricche, e a rimettere in discussione il sistema di sfruttamento delle ricchezze e dei commerci.
Questa è l’opera prima di Maria Emanuela Alberti, archeologa specialista delle società protostoriche della Grecia, ma non ha nulla di un’opera prima se non la freschezza e l’originalità. Vista la specializzazione dell’autrice, l’ambientazione è accurata e molto affascinante, ed ogni immagine è piena dei colori del sole e del suono della risacca. La trama del libro è complessa, la struttura principale è quella di un giallo ma lo si può leggere a molti livelli e a tutte le età, lasciandosi coinvolgere dal ritmo incalzante dell’avventura e della scoperta attraverso gli occhi dei due bambini protagonisti, dallo spessore psicologico completo ma mai pesante dei personaggi, ciascuno molto ben delineato e vivo, dalla complessità dei rapporti sociali e familiari in un mondo in cui un vaso di terracotta è un manufatto prezioso in quanto tale, e la costruzione di una canoa è un impegno che coinvolge una comunità intera. Mi auguro di cuore che l’attività accademica non assorba tutte le energie della scrittrice, e che questo libro sia seguito da altri.

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Maria Emanuela Alberti, nata a Roma, vive tra Sheffield, Roma, Atene, Creta. Specialista delle società protostoriche della Grecia, al momento è titolare di una borsa di ricerca Marie Curie della Comunità Europea presso l’Università di Sheffield. Collabora con diverse istituzioni italiane e straniere. La lettura, la pittura e lo studio sono le sue grandi passioni

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