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Alberto Alberti -“Insegnare con la poesia" – ed Anicia PRESENTAZIONE
LETTA IL 14 APRILE 2005 NELLA SCUOLA U. BARTOLOMEI Premessa
Cap. 1 Differenza tra
sentire e ascoltare “In verità il processo del sentire investe un'attività ben più complessa ed importante per l'uomo poiché l'orecchio è in grado, non solo di tenerci in equilibrio attraverso il vestibolo e di metterci in contatto col mondo, ma anche di operare delle selezioni qualitative oltre che quantitative all'interno del mondo dei suoni con il nervo cocleare. Questo tipo di selezioni sono operate fin dal principio della Vita: si pensi che al quinto mese di vita l'organo uditivo è già formato nel feto. La Vita possiede, già prima della nascita, tutto l'occorrente per funzionare correttamente a più livelli. È come se ognuno di noi avesse avuto fretta di mettersi in contatto qualitativo con il suono, ancor prima di mettere in moto gli altri sensi e, in particolar modo, ancor prima della formazione di un sé psichico auto-cosciente. L'orecchio ha un'ontogenesi significativamente rapida che fa supporre una strategia evolutiva più profonda di quella che lo vede un mezzo biologico per ottenere un fine psichico di elaborazione mentale. Il corpo in sé, o meglio, il sé del corpo, ha una sua intrinseca sapienza in materia di musica e questo risulta ancor più chiaro se consideriamo anche che il nostro organo uditivo è anche il frutto di un millenario percorso evolutivo. Esso ha cioè una sua filogenesi, ovvero, un Sapere che si è progressivamente raffinato e tramandato nel corso di un lungo processo adattivo.”[1] Non stanco di citare altri lascio affermare il Piccolo Principe che :“Non si vede bene che con il cuore, l’essenziale è invisibile agli occhi”[2] L’orecchio
del nascituro, di ogni piccolo
Principe in galleggiamento nell’utero materno già sente. Ma possiamo
dire che ascolta?
Cap. 2 Relazione madre - bambino Francoise Doltò, pediatra e psicoanalista francese, spende tanta parte della sua vita professionale per parlare a grandi e piccoli dell’essere loro, noi, soggetti di parola. E’ attraverso la parola che il Piccolo principe, bambino prima confuso nel corpo materno e poi improvvisamente separato dalla sua rosa, solo sul nostro pianeta, costruisce il se del proprio corpo, corpo spesso invisibile agli occhi ma non al sentire del cuore. Le parole gli fanno sentire il calore del corpo materno perduto, attraverso le immagini del sole, del giallo, del fiore che sboccia, gli permettono di resistere alla tristezza della solitudine o al morso della fame, attraverso le parole che raccontano di viaggi perigliosi che approdano a porti accoglienti. “I
due adulti che parlano del bambino e soprattutto che parlano al bambino
provocano l'avvento della sua dignità di soggetto: egli è differente
da entrambi, ma è attirato alternativamente dall'uno e dall'altra e,
nelle loro relazioni, si identifica con loro. Un giorno, verso i due
anni e mezzo, il bambino scoprirà per la prima volta che è
impossibile voler rassomigliare a tutti e due insieme.
Cap. 3 Il pensiero amodale “È
sempre più chiaro che, sin dalle fasi più precoci, la vita è
estremamente ricettiva e sensibile alle caratteristiche dell'ambiente.
“sembra (...) che i bambini possiedano una capacità generale innata,
che possiamo chiamare percezione amodale, di ricevere l'informazione in
una modalità sensoriale e tradurla in qualche modo in un'altra modalità
sensoriale. Come lo facciano, non sappiamo. Probabilmente l'informazione
non viene recepita in una particolare modalità sensoriale, ma trascende
la modalità o il canale e si presenta in qualche sconosciuta forma
sopramodale. Non si tratta dunque di un semplice problema di traduzione
da una modalità all'altra. È più probabile che si tratti di una
codificazione in una rappresentazione amodale tuttora misteriosa, che può
essere poi riconosciuta in ciascuna modalità sensoriale. I bambini
sembrano sperimentare il mondo come un'unità percettuale, in cui sono
in grado di percepire in ogni modalità sensoriale le qualità amodali
di ogni forma di comportamento umano espressivo; sono capaci di
rappresentare astrattamente queste qualità e poi di trasferirle in
altre modalità” [5]
cap. 4 La poesia e la musica. Parlando
con un ricercatore di matematica della sua ricerca, egli mi ha descritto
il suo pensare come il
vedere forme. Le sue formule scritte nascono da forme visive. Il suo
tempo lavoro è occupato da cercare con gli occhi della mente. Quando lo
psicoterapeuta è alle prese con l’ascolto del sogno dell’altro,
accade che intraveda un particolare che l’altro ha trascurato nel
racconto. Spesso basta far notare la trascurabile dimenticanza che il
narratore afferma: “in effetti c’era...” e il racconto prosegue
con una descrizione di un qualcosa che pur essendo stato visto, era
stato trascurato, cancellato temporaneamente. Il percorso di conoscenza
si sviluppa attraverso
continui riconoscimenti che ci permettono di sviluppare ciò che prima
era stato messo da parte. Solo ad un certo punto del suo viaggio il
Piccolo Principe scopre che la sua rosa, la sua piccola rosa è per lui
l’unica rosa che veramente abbia un valore. Ma lo fa a centinaia di
migliaia di anni luce dalla sua rosa. Solo a quella distanza egli
può rappresentare la relazione con quel petulante fiore come una
relazione unica e insostituibile.
Cap.5 - Poetare per
partecipare Come il matematico di qualche parola sopra, anche il poeta vede immagini, ascolta ritmi, raccoglie suoni e traccia delle formule. Ma se quelle strutture linguistiche non fossero ascoltate, tramandate, quel lavoro andrebbe dimenticato o peggio non conosciuto. Posso io educatore non cercare forme di comunicazione che contribuiscano a alimentare la creatività della persona e contribuire alla capacità soggettiva di indagare il reale? Alberto ci sollecita a considerare la poesia strumento di ricerca: attingendo al pensiero amodale del poeta, l’allievo sperimenterà il proprio sempre diverso da quello dell’altro. Io e te non abbiamo le stesse esperienze a partire dal fatto che abbiamo avuto esperienze intrauterine diverse; a partire dalla considerazione che siamo originati da desideri diversi, che per nascere abbiamo dovuto differenziarci dall’Altro a partire da un “toc” che ha posto la differenza tra vita e morte. Anche se abbiamo avuto la stessa madre, io e te, tu gemello a me, non possiamo che aver ascoltato il battito cardiaco della mamma da punti differenti della utero materno. Allora se io e te ascoltiamo gli stessi versi, non possiamo che ricavarne immagini, concetti, riflessioni diverse, parole che formano il linguaggio e il poterci incontrare come diversi ma dipendenti gli uni dagli altri. La rosa del Piccolo Principe è lassù, sola, diversa da tutte le altre ma pur sempre rosa e la Volpe può distinguere il cacciatore dall’uomo che la incontra per scoprire come vivere nello stesso ambiente in modo diverso. Cap. 6 – Conclusione :
scambiare poesia per essere comunità Come
posso raccontare a te piccolo extraterrestre la mia infanzia, le mie
paure, le mie scoperte se non cerco anch’io di disegnare la pecora che
potrebbe mangiare il tuo fiore? Anche
io pilota in panne nel bel mezzo del deserto non so chi tu sia Piccolo
straniero e mi irriti, mi disturbi con i tuoi ridicoli problemi di rose
e pecore, quando io rischio di morire di sete se non risolvo il guasto
al mio potente aereo. Buona
lettura a tutti.
[1]
SentireAscoltare - Capitolo 1 - Il suono e la Vita di Edoardo
Bridda [2] Saint-Exupery – Il piccolo principe – p.116 - Bompiani [3]
SentireAscoltare - Capitolo 1 - Il suono e la Vita di Edoardo
Bridda [4] F. Dolto’ - Il bambino e la città p.33– – Mondadori [5] D. Stern - Il mondo interpersonale del bambino – p. 66-67 - Boringhieri
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