"Questo
libro è il frutto di un gruppo che si è costituito nel 1980,
inizialmente per apprendere ad osservare e applicare
l'osservazione in campi operativi apparentati tra loro dalla
funzione che in essi si esercita del prendersi cura di persone. Il
gruppo che opera in luoghi di competenza di varie professionalità
che fanno capo alla salute mentale, alla psicoterapia,
all'educazione, alla ricerca antropologica e psicologica ha poi
continuato ad esistere stimolato dall'intuizione che c'era ancora
molto lavoro di esplorazione da fare con l'osservazione diretta.
C'erano molti campi nuovi da percorrere, caratterizzati da
relazioni che si presentavano come inesplorabili. In essi
l'osservatore veniva travolto dall'estraneità della situazione
osservata, o dalla sua eccessiva pregnanza, dall'emergere di ciò
che turba ed emoziona oltre limiti accettabili; oppure al
contrario si trovava di fronte un soggetto umano che si sottraeva
ad ogni contatto…situazioni in cui è più difficile osservare
perché l'essenziale non può essere colto dai sensi che esplorano
lo spazio fisico (vista, udito, olfatto) ma da quelle facoltà che
ci permettono di esplorare lo spazio mentale degli altri.
(…)
Quello che vogliamo esporre in questo libro è una libera ricerca
sull'osservazione, che ha seguito strade non ancora tracciate e ha
trovato i suoi obiettivi solo cammin facendo senza che essi
fossero definiti fin dall'inizio. (…) La nostra avventura
nell'osservazione nasce da necessità operative. Siamo stati
sospinti dalla necessità di far fronte a quelle situazioni in cui
la comprensione viene meno. E' per queste urgenze che abbiamo
messo da parte le discussioni sui pregi e i difetti delle varie
teorie sull'osservazione.
Abbiamo
cercato, nelle varie parti che compongono il testo, di dar conto
da quali inciampi nasca l'esigenza di una metodologia appropriata
e, una volta costituita, dove di continuo inciampi. (…) Abbiamo
studiato e usato l'osservazione per la progettazione e la verifica
di programmi di intervento a vantaggio di bambini a rischio di
danno psicopatologico, di adulti con disturbi psichici e in altre
situazioni in cui un essere umano in stato di bisogno, di
debolezza o di sofferenza era preso in carico ed entrava in una
relazione di cura con un operatore della salute, o del servizio
sociale, o della scuola (…) all'osservazione diretta si richiede
in questi casi di fornirci gli elementi di cui abbiamo bisogno per
andare vanti nel nostro lavoro o per cambiare direzione. È' di
fronte ad una comprensione impossibile che attiviamo
un'osservazione. Ma spesso dove la comprensione fallisce anche
l'osservazione risulta impossibile. A vantaggio dell'osservazione
sta il fatto che può essere ripetuta, discussa e compresa anche
a distanza di tempo. Queste operazioni aggiuntive sono sempre
necessarie quando abbiamo a che fare con quelle particolari
situazioni umane che abbiamo chiamato «situazioni umane al limite».
Abbiamo usato questa espressione per indicare che esse
abitualmente si sottraggono ad ogni comprensione. L'idea che la
situazione in cui una o più persone manifestano la propria
follia possa essere considerata una situazione umana al limite
forse avrà il consenso
di tutti i lettori. Più difficile è accettare l'idea che stare
in presenza di un bambino sia un'esperienza umana al limite. Per
poterlo anche solo ipotizzare dobbiamo fare riferimento a
circostanze eccezionali in cui ci rendiamo conto, perché gli
avvenimenti ci si presentano con evidenza, di come sia drammatica
la vita del bambino, anche il più tranquillo e pacifico; di come
egli lotti continuamente per la propria sopravvivenza; di come si
difenda con tutti i mezzi a disposizione, dalle azioni alle fantasie;
di come sia continuamente alla conquista di un proprio spazio da
sottrarre ai conviventi o da ottenere da loro. Se vogliamo avere
un piccolo saggio di questa guerra è sufficiente che guardiamo un
bambino a cui è nato un fratello da poco, quando lo vede per la
prima volta, magari in presenza della madre. (…) Tale situazione
non sembrerà problematica all'osservatore solo se egli la vive
come uno spettacolo che non lo riguarda, essendosi preventivamente
liberato da tutte le emozioni, divenuto quindi incapace di
risuonare ad ogni richiamo personale. Ma se per caso qualcosa lo
attrae, o un interesse lo costringe ad interrogarsi sulla natura
della situazione in cui è immerso, sarà difficile che riesca a
frenare le emozioni che all'esperienza si accompagnano. Egli avrà
bisogno di attuare una strategia che gli permette di frenare le
emozioni. All'interno di un percorso in cui le nostre emozioni
devono essere frenate, l'osservazione diretta è un metodo che
consente di recuperare lo spessore emotivo dell'esperienza senza
che le emozioni ci travolgano impedendoci la stessa percezione.
Gli autori del libro si rivolgono a tutte quelle figure
professionali che hanno al centro del proprio intervento la
relazione di cura nei campi dell'educazione e della salute mentale
affinché l'osservazione diretta trovi sempre nuovi stimoli per
proseguire oltre il cammino fin qui tracciato.