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Negli
ultimi anni gli studi psicolinguistici, relativi allo sviluppo della
comprensione delle metafore nei bambini, sono stati caratterizzati, a causa del
significato incerto della metafora, da un susseguirsi di diverse teorie ed
interpretazioni metodologiche. Grazie ad esse si è rilevata una differenza nei
bambini più piccoli tra la capacità di produrre e la capacità di comprendere
le metafore. Per quanto riguarda la produzione, gli studi fino, a questo momento
conseguiti, hanno definito il bambino come un “metaforizzatore competente”.
La metafora è attiva già nelle prime fasi dello sviluppo, infatti il
linguaggio del bambino è ricco di ridenominazioni di oggetti, cioè trasferisce
ad un oggetto il nome proprio di un altro e per fare ciò deve attivare non solo
un meccanismo cognitivo - linguistico, ma deve anche intuire una certa
similarità tra gli elementi che avvicina, senza dare rilevanza alle differenze(
tensione) che esistono tra essi. Questa loro capacità è accentuata nel periodo
prescolare e diminuisce in quello scolare.
Relativamente
a queste prime produzioni metaforiche, le ricerche hanno seri dubbi se si
trattassero realmente di metafore o di errori di categorizzazioni o
sovraestensioni semantiche. Per quanto riguarda, invece, la comprensione delle
metafore, studi hanno constatato che le operazioni mentali, su cui essa si basa,
sono troppo astratte e complesse per essere padroneggiate dai bambini, infatti
dati di ricerche hanno notato come i bambini, di fronte alle metafore, trovino
arduo la ricostruzione del loro significato. Questa comprensione si svilupperà
lentamente, quando il bambino, contrariamente a ciò che faceva nella
produzione, interpreterà una frase metaforica partendo dalla tensione tra
veicolo e tenore e cercherà di superarle cercando quelle somiglianze che
accomunano i due termini, quindi concentrandosi sugli aspetti percettivi, solo
così potrà ricostruirne la coerenza. Ma ciò avviene solo nella preadolescenza,
in quanto è in questo periodo che si ha una comprensione genuina delle
metafore. Studi evolutivi di Winner,
Rosentiel e Gardner(1976) e successivamente Johnson, Pascual Leone (1989), anche
se compiuti in momenti diversi, hanno delle interpretazioni analoghe riguardo lo
sviluppo della comprensione delle metafore. Gli autori ipotizzano un
andamento evolutivo a stadi, in cui ad ogni età corrisponde un livello di
comprensione metaforica: il primo stadio, corrispondente al periodo prescolare (
fino a 6 anni circa), è detto magico - metonimico in cui i bambini elaborano
solo il significato letterale dei termini o creano dei nessi tra tenore e
veicolo attraverso relazioni magiche o una continuità spaziale o funzionale,
dimostrando di non cogliere la relazione di similarità che è alla base della
metafora.
Il secondo stadio, che avviene verso i 7-8 anni, è definito di “identità”
o metaforico - primitivo in cui i bambini identificano tra tenore e veicolo un
aspetto di similarità solo sensoriale, poiché mostravano difficoltà nell’individuare
i “terreni” corretti.
Il terzo e il quarto stadio sono detti di “analogia” e “predicato”,
simili alla fase metaforico - genuine, che si verifica verso gli 8 anni, in cui
i bambini comprendono che la somiglianza tra tenore e veicolo è un processo di
natura psicologica.
Nel terzo stadio, caratteristico a 9-10 anni, i bambini applicano una
trasformazione semantica dell’attributo del veicolo, invece nel quarto,
raggiunto verso gli 11-12 anni, riescono a dividere il legame metalinguistica
tra significato letterale e metaforico nell’ambito di uno stesso significante.
Asch
e Nerlove (1960) fecero una sequenza evolutiva analoga che si basava sulle
parole “a doppia funzione”, termini che possono essere compresi
letteralmente mediante un senso fisico - concreto e metaforicamente mediante un
significato psicologico - astratto.
Queste concezioni vennero messe in discussione poiché, a causa di un loro uso
della metafora esclusivamente decontestualizzato, della richiesta di una
spiegazione verbale della metafora e dell’impiego preferenziale di metafore
“fisico - psicologiche”, hanno
dato vita ad una immagine negativa della competenza metaforica del bambino e,
infatti, variando queste tre condizioni si è potuto osservare un miglioramento
dei risultati.
Per quanto riguarda le metafore decontestualizzate
Winner e Gardner e anche da Vosniadou dimostrarono come le informazioni
contestuali rendano le interpretazioni più precoci ed evolute; per esempio, l’inserimento
delle metafore in storie facilita la loro comprensione in bambini di,
addirittura, 4 anni.Successivamente
hanno anche dimostrato che la capacità di comprendere similarità astratte, che
sottostanno alle metafore “fisico - psicologiche”, è padroneggiata dai
bambini gia in età prescolare.Per quanto riguarda ciò, Broderick effettuò
delle ricerche dalle quali conseguì che i bambini, già in età scolare,
capiscono le somiglianze metaforico - astratte, ma solo se il compito non
richiede spiegazioni metalinguistiche.Anche Waggoner e Palermo hanno individuato
dei miglioramenti nelle prestazioni di bambini prescolari, 5 anni, nella
comprensione di significati di metafore “fisico - psicologiche” grazie all’utilizzo
di test a scelta multipla, questo perché è una modalità di verifica in cui il
bambino non deve dare alcuna spiegazione linguistica. Lo studio di Vosniadou ed
Ortony, seguendo la scia dei risultati sopra elencati, riuscì a dimostrare che
bambini di 4 anni erano capaci di comprendere metafore contestualizzate in brevi
storie. Rispetto, invece, al tipo di metafora, si è scoperto che le ricerche
tradizionali utilizzavano metafore solo a doppia-funzione, le quali sono la
causa dell’immagine negativa della competenza metaforica del bambino. Così le
recenti ricerche analizzarono i bambini sulla base di metafore “sensoriali”,
già a 5 anni i bambini sono capaci di comprenderle accostando tenore e veicolo,
simili nelle proprietà sensoriali, allo stesso campo fisico - concreto grazie
all’esperienza percettiva. Rimanendo sulle metafore sensoriali, Gardner parla
di diversi gradi di elaborazione: i bambini sono più propensi verso certi
attributi per l’elaborazione di significati metaforici, per esempio, secondo
Silberstein, Gardner, Phelps e Winner (1982), i bambini preferiscono le
proprietà “ statiche” ( forma-colore) rispetto a quelle “dinamiche”
(suono-movimento). Cerbin (1985), Evans ed Gamble(1988) si sono concentrati
sulla sensibilità dei bambini verso ”la asimmetria metaforica”, proprietà
della metafora che si verifica quando si ha uno “sbilanciamento di salienza”
tra i tratti semantici del tenore e quelli del veicolo. Dai loro risultati si
può notare come solo verso gli 8 anni si abbia consapevolezza dell’asimmetria
metaforica, poiché prima, soprattutto a 4 anni, i soggetti riescono a percepire
il terreno comune solo se gli attributi sono salienti sia nel tenore che nel
veicolo, questo perché non riescono a confrontarsi con la tensione
riequilibrandola con la somiglianza (Marschark, Nall, 1985), e perché in età
prescolare i bambini interpretano le metafore facendo riferimento solo sulle
proprietà sensoriali; Gardner afferma che solo verso i 6 anni si manifesterebbe
la “focalizzazione relazionale”, propria del periodo adulto, mediante la
quale si costruiscono terreni comuni tra tenore e veicolo basandosi sugli
attributi, ma soprattutto sulle relazioni. La comprensione delle metafore dei
bambini è caratterizzata da due tipi di errori: quelli di “riconoscimento”
della metafora e quelli di “ricostruzione” del significato non letterale (Winner,
1988). I primi sono dovuti all’incapacità, da parte del bambino, di cogliere
il significato non letterale, poiché, facendo riferimento solo alla funzione
referenziale, tendono a rifiutare o eludere le metafore che vengono scambiate
per “anomalie linguistiche” ed “errori di categorizzazione”. Per
non cadere in questo errore si dovrebbe essere in grado di riconoscere la
similitudine indiretta che si nasconde dietro ad un enunciato. Questa
similitudine può essere espressa in diverse forme linguistiche; da uno studio
è emerso come alcune forme sono più semplici da capire rispetto ad altre (Vosniadou,
1987) a seconda della complessità linguistica dell’input metaforico. Gli
errori, invece, di “ricostruzione” sono relative a quelle inferenze che
permettono ai bambini di identificare una base e una visione del tenore
attraverso il “filtro” del veicolo; questi errori inducono a confondere le
parole “a doppia funzione” con le metafore “sensoriali”. A proposito
delle diverse forme linguistiche che può assumere la similarità metaforica,
Winner (1980) ne elenca cinque: metafore esplicite, metafore implicite,
similitudini, analogie e indovinelli; queste ultime tre sono interpretati dai
bambini con più esattezza rispetto alle prime due.Vosniadou et al.(1984) hanno
verificato come nella comprensione di similitudini e nelle elaborazioni di
frasi, da parte dei bambini, incidono sia il numero dei termini metaforici che l’indirettezza;
infatti i bambini hanno risultati migliori se non c’è un elevato numero di
termini usati in senso non letterale, se viene preferita nel testo la
metaforicità di un nome, rispetto a quella di un verbo e se le relazioni tra
tenore e veicolo sono espresse in modo diretto, per esempio attraverso il
connettivo “come”. Infine,
confrontando le varie interpretazioni e classifiche possiamo sostenere che la
competenza metaforica segue uno sviluppo che prende la forma di una curva ad “U”.
Inizia nel periodo prescolare (2-5 anni), questa fase è detta da Elbers (1988)
“età selvaggia”, in cui i bambini producono inintenzionalmente metafore; vi
furono molti dubbi sulla loro genuinità, alcuni credevano che fossero degli
errori di categorizzazione, come ho esposto precedentemente, altri delle
sovraestensioni, ma grazie a evidenze empiriche, una tra le quali ha dimostrato
come bambini piccoli riescano a capire che tenore e veicolo sono differenti e
quindi che non vanno sovrapposti, si può affermare con certezza che l’elaborazione
di significati delle metafore avvenga già nella prima infanzia. Le
prime metafore prodotte dai bambini sono essenzialmente quelle basate sull’azione
o dette anche “metafore del gioco simbolico” perché compaiono nel gioco
simbolico, frequenti tra i 2-3 anni; e le metafore basate sulla percezione che
si hanno tra i 4-5 anni, mediante le quali, adesso, il bambino percepisce la
somiglianza percettiva tra i due elementi senza tener conto della finzione.
Successivamente, si ha un declino della produzione nel periodo scolare, è come
se i bambini entrino in uno “stadio letterale o convenzionale”
caratterizzato da un linguaggio povero di metafore; abbiamo diverse ipotesi su
questo fenomeno: alcuni sostengono che sia dovuto agli effetti del feed-back
dell’adulto e alla scolarizzazione; altri affermano che i bambini in questo
periodo danno più importanza al significato letterale che a quello metaforico.
Dati empirici, mettendo in discussione quanto avanzato dagli altri, dimostrarono
che i bambini di questo periodo producono metafore, ma
mentalmente, le verbalizzano solo su richieste da parte dell’adulto.
Infine, si assiste ad una “ripresa” nella produzione delle metafore nel
periodo adolescenziale, periodo in cui si accede al significato autentico della
metafora. Concludendo, possiamo sostenere che inizialmente lo sviluppo della
comprensione delle metafore si manifesta come abilità intuitiva ed operativa
per poi trasformarsi nella capacità di riflettere sulla metafora.
Lo strumento d’indagine-
struttura ed aspetti procedurali del PCM-1-
Questo
lavoro empirico si concentra sull’esplorazione della capacità di comprensione
metaforica in bambini dai 4 anni ai 6 anni
attraverso un test ad hoc: il PCM-1, il quale è stato elaborato dal
dott. Melogno sotto la supervisione della dott.ssa Pinto. Lo strumento, in
particolare, studia come cambia la comprensione dei diversi tipi di metafore in
bambini dai 4 ai 6 anni. Si ipotizza un graduale miglioramento delle
prestazioni: inizialmente si assiste ad un’incapacità, da parte dei bambini,
di mettere in relazione tenore e veicolo, successivamente riescono a focalizzare
un terreno comune, infine giungono ad elaborare in maniera coerente il terreno
comune e la tensione tra i due elementi. La struttura, gli aspetti procedurali e
l’elaborazione teorica del test, che illustrerò, sono tratti dal testo di M.A
Pinto e S. Melogno, 1996, “ La comprensione di metafore in bambini dai 4 ai 6
anni. Una ricerca in contesto italiano”.
Per quanto riguarda la struttura, il PCM-1 è formato da 25 item, suddivisi in
due parti: nella prima si hanno 12 item, caratterizzate
da metafore decontestualizzate, cioè
da metafore sciolte, presentate singolarmente, per esempio “un aquilone è un uccello”;
nella seconda parte, invece, 13 item, caratterizzate da metafore contestualizzate,
cioè metafore collocate in alcune brevi storie, queste, inizialmente,
vengono lette dallo sperimentatore nella loro interezza e poi si procede
ad una seconda lettura, ma solo delle espressioni metaforiche.
Un
esempio di metafora inserita in un contesto è:
Storia
n.3.
C’era
un bambino che si chiamava Filippo. Una mattina Filippo è volato via
con il suo papà in cantina. Il papà apre la porta della cantina e Filippo vede
la notte
e comincia a tremare di paura. Allora decide di scappare e corre via. Il papà
lo vede e dice alla mamma :” Lo sai che Filippo è un treno?”
Sia
le metafore contestualizzate che le metafore decontestualizzate sono suddivisi
in tre tipi di metafore, classificati in base a criteri sintattici e semantici.
Abbiamo:
1.
metafore in praesentia, nelle quali il tenore è affiancato dal veicolo
es.
i bambini sono palloncini ( decontestualizzata)
es.
sei uno scoiattolino ( contestualizzata)
2.
metafore in absentia, nelle quali il tenore non è presente
es.
gli occhi delle case alla sera sono chiusi ( decontestualizzata)
es.
dove hai messo quella montagna di biscotti? ( contestualizzata)
3.
metafore del verbo
es.
l’albero del giardino si è svestito (decontestualizzata)
es.
una mattina Filippo è volato via con il suo papà in cantina (contestualizzata)
Per
quanto riguarda, invece, gli aspetti procedurali, il PCM-1 è uno strumento
carta matita e, poiché è rivolto a bambini, viene solitamente presentato
oralmente. La somministrazione avviene in modo individuale così che si abbia
maggior concentrazione da parte del bambino, evitando di affaticarlo.Lo
sperimentatore, prima di iniziare la prova, dovrebbe presentare il test in modo
molto semplice, poi, dopo la consegna, dovrebbe illustrare al bambino degli item
di familiarizzazione. Anche se gli item del PCM-1 sono divisi in due parti la
consegna è la stessa, cambia il modo di presentarle. Le metafore
decontestualizzate verranno fatte conoscere come paroline un po’ strane e gli
item di familiarizzazione riguarderanno le frasi libere. Le metafore
contestualizzate verranno presentate, invece, all’interno di storie; lo
sperimentatore dovrà prima leggere tutta la storia e poi rileggere solo le
frasi metaforiche collocate nel contesto. Dopo questa fase di addestramento, in
entrambe le fasi, si inizia la prova vera e propria ponendo al bambino le
domande del compito da svolgere. Io ho svolto la prova seguendo le consegne
suggerite dal protocollo di ricerca, per ogni bambino avevo il protocollo del
test con spazi grandi per la registrazione delle risposte, e mi sono servita di
23 item anziché di 25, come riportato nei testi. Rispetto alla modalità di
contatto dei soggetti, ho reperito i dieci bambini nella scuola “Contardo
Ferrini” nella quale sto svolgendo il tirocinio.
In
particolare, ho preso 5 bambini e 5 bambine da una classe materna omogenea, ma
prima è stato necessario informare i genitori e le insegnanti dei bambini per
spiegare le finalità del test e rassicurarli sull’innocuità psicologica del
test. La somministrazione ha avuto luogo in una piccola aula della stessa
scuola, in assenza di altri bambini ed insegnanti, negli orari di lezione, i
tempi oscillavano dai 20-30 minuti circa per ogni bambino, a seconda delle oro
capacità; in totale la somministrazione ha richiesto circa cinque-sei ore; per
la raccolta dei dati ho fatto uso non solo di carta e penna, ma anche di un
registratore. Per quanto riguarda, invece, la codifica dei dati, poiché lo
sviluppo delle metafore nei bambini è graduale, è inappropriato valutare le
prestazioni dei bambini come “giusto” o “sbagliato”, si è quindi
preferita una tripartizione su tre livelli 0, 1, 2 dal più basso al più alto
che corrispondono ad un differente grado di elaborazione degli item metaforici.
Tale tripartizione segue la stessa codifica del TAM-1 (Pinto, 1995), che a sua
volta ha le sue fonti nella tripartizione di Piaget enunciata nell’ultimo
modello di equilibrazione. Piaget afferma che ogni problema conoscitivo è una forma di
perturbazione di un equilibrio, che per essere riattivato ha bisogno di una
ricerca costante di soluzioni che permettano il crollo di queste perturbazioni.
Quindi, Piaget propone come soluzione tre tipi di regolazioni mentali che sono
ricorrenti in vari momenti dello sviluppo cognitivo. Abbiamo le regolazioni di
tipo alfa, che presuppongono la non
considerazione del problema cognitivo che si pone. Nel caso della metafora,
corrisponde all’incapacità del bambino di percepire la tensione tra tenore e
veicolo, infatti la misconosce o la aggira. Dopo si hanno le regolazioni di tipo beta,
che consistono in aggiustamenti locali e successivi, quindi il bambino fa un
primo passo per affrontare il conflitto mediante l’individuazione di almeno un
tratto semantico tra i due elementi, ma senza ulteriori elaborazioni.
Infine, le regolazioni di tipo gamma,
rappresentano il livello ottimale perché riescono a ricomporre in anticipo la
tensione, fonte della perturbazione cognitiva. Nella comprensione della metafore
si esprimono come una ricerca di più tratti comuni tra tenore e veicolo. Queste
tre regolazioni, descritte sopra, possono essere tradotte in punteggi a tre
livelli: 0, 1, 2, dal più basso al più alto, applicabili a ogni item; ogni
livello viene esemplificato da singole categorie.
Quindi,
nel PCM-1 troviamo:
Livello
1: “ Al di qua della metafora” (punteggio = 0)
Cinque categorie di condotte:
-
Rifiuto globale ( il soggetto esclude l’esistenza di un legame
metaforico fra tenore e veicolo).
-
Elusione della ricerca del terreno comune fra tenore e veicolo (
il soggetto evita la conciliazione del conflitto tra i due elementi con un
elusione totale: “non so”, o con un elusione per centrazione parziale su
un tratto del tenore o del veicolo)
-
Interpretazione letterale ( il soggetto modifica il “mondo
possibile”, o introduce un principio di finzione, in cui il tenore fa
finta di essere il veicolo)
-
Interpretazione magica ( il soggetto, inserendo un agente
esterno, trasforma magicamente il tenore in veicolo)
-
Interpretazione metonimica ( il soggetto unisce tenore e veicolo
attraverso un legame di continuità spaziale o funzionale)
-
Livello 2: Focalizzazione iniziale del terreno comune tra tenore e
veicolo (punteggio = 1)
Due
categorie di condotte:
-
Identificazione di un
terreno comune semplice ( Metafore in praesentia)
-
Identificazione dell’argomento ( Metafore in absentia)·
Livello 2: Focalizzazione esauriente del terreno comune
(punteggio = 2)
Due categorie di condotte:
-
Riconoscimento di un terreno comune complesso ( il soggetto lega
tenore e veicolo mediante tratti percettivi e/o funzionali che i due
elementi hanno in comune)
-
Riconoscimento del terreno comune e della tensione ( il soggetto
lega i due elementi sulla base delle loro somiglianze e nello stesso tempo
li coordina alle loro differenze)
I
risultati di tale codifica verranno sottoposti al calcolo del punteggio
cumulativo di tutto il PCM-1 e al calcolo del punteggio ottenuto, si
calcoleranno le frequenze per ogni livello di ogni soggetto e dell’intero
campione. Per la valutazione dei dati è stato applicato sia un approccio
qualitativo, che permetterebbe di analizzare i livelli di elaborazione propri di
ogni bambino, tenendo conto, nel mio caso, delle differenze di genere, o della
variabile che si voglia considerare; sia un approccio quantitativo che
permetterebbe, invece, la trasformazione dei livelli suddetti in punteggi.
Applicando la statistica descrittiva si potrebbe ricavare frequenze, percentuali
sia dei singoli bambini che dell’intero campione e mettere a confronto i
risultati ottenuti nelle diverse tipologie di prova ( metafore contestualizzate,
decontestualizzate, in praesentia, in absentia, del verbo).
Le medie e le deviazioni standard di ogni categoria di metafora, invece, possono
essere ricavate mediante calcoli statistici semplici. Infine, poiché il nostro
campione è inferiore di 30 soggetti, per confrontare le medie e deviazioni
standard, calcolate nei due sottogruppi, al fine di comparare le prestazioni in
funzione di una determinata ipotesi, è opportuno utilizzare la t di student,
test statistico semplice per campioni indipendenti.
Conclusioni
La
codifica dei dati, ricavati grazie ai due strumenti, ci ha permesso di
raggiungere gli obiettivi fissati inizialmente; per quanto riguarda il TAM-1
Loretta ha riportato il livello metalinguistico raggiunto da ciascun bambino
nelle singole prove e complessivamente e
ha evidenziato come le capacità metalinguistiche si evolvono nell’arco di
tempo che va dai 4 ai 6 anni. Invece, la codifica dei dati del PCM-1 ha
confermato l’ipotesi posta da Francesca, ossia che i bambini fossero più
abili nella comprensione delle metafore rispetto alle bambine. Sia Loretta che
Francesca si ritengono soddisfatte del lavoro svolto, poiché ha permesso loro
di stare a contatto con i bambini, ossia con quel mondo nel quale sperano di
lavorare.
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