Che cos'è la Psicoterapia?

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La psicoterapia è una forma di aiuto che utilizza metodi psicologici (la parola, la relazione, l’ascolto professionale, le diverse tecniche psicoterapeutiche) e consiste nella decisione di prendersi cura di se stessi attraverso l’aiuto di un esperto in problematiche psicologiche che assiste e sostiene tale decisione.
In questo senso, l’incontro con lo psicoterapeuta rappresenta la possibilità per l’individuo di attingere a risorse personali che il proprio contesto sociale, per motivi diversi, non riesce a mobilitare. Lo psicoterapeuta diventa allora un mediatore esterno che sostiene il “progetto di vita e di cura” della persona che a lui si rivolge.

6 risposte a Che cos'è la Psicoterapia?

  1. eleonora scrive:

    Salve … avrei bisogno di una spiegazione. Che cosa si intende per setting prevedibile e standardizzato in psicoterapia?
    C’è differenza tra psicoterapia dinamica breve e psicoterapia psicoanalitica breve? E se si quale?. Ho cercato sul web ma non ho trovato niente che possa soddisfare la mia curiosità.
    Grazie
    Eleonora

  2. Luigi D'Elia scrive:

    Gentile Eleonora, ho la sensazione che lei stia cercando attraverso domande diciamo così “nozionistiche” risposte che attengono ad altri piani della sua “curiosità”. Come se lei avesse “pescato” dei termini di cui non riesce a trovare una spiegazione logica perché espressi in un linguaggio tecnicistico ed alieno ( e forse anche alienante). Ed effettivamente, così come lei domanda è difficile rispondere. Non so cosa voglia dire “setting prevedibile e standardizzato” se non un dispositivo artificioso che serve molto poco al paziente. Così come non so quale sia la differenza tra “psicoterapia dinamica breve e psicoterapia psicoanalitica breve”. Un caro collega ama dire che esiste piuttosto una differenza tra uno psicoterapeuta bravo ed uno breve… ma questa è un’altra storia. Forse se ci spiega lei dove ha sentito queste “cosacce” e a cosa le serve saperle, possiamo rispoderle meglio.
    In ogni caso, rimango dell’idea che chi è interessato alla psicoterapia farebbe bene ad averne esperienza diretta e non mediata da linguaggi e filtri che ci allontanano dalla sostanza e dalla verità delle cose.
    Con simpatia

    Dr. Luigi D’Elia

    • eleonora scrive:

      Gentile dottore D’Elia,
      concordo con Lei: i termini menzionati sono nozionistici e alienanti, per non dire “spaventosi” per chi vuole avvicinarsi ad un percorso psicoterapeutico. E molto probabilmente ho peccato di ingenuità nel chiederle tali spiegazioni, che poco hanno a che fare con la mia curiosità ma con la tesi di laurea che sto preparando. Però un appunto vorrei lasciarglielo.. anche se sono consapevole che và al di là degli obiettivi di questo sito. Durante il mio percorso di studi ho trovato spesso l’espressione tecnica di “setting prevedibile e standardizzato”: espressione poco felice per un pubblico che vuole avvicinarsi alla terapia, ma ben condiviso dalle diverse scuole psicoterapeutiche. Ogni orientamento si basa su regole ben precise che ogni futuro terapeuta deve conoscere, apprendere ed elaborare a seconda della propria personalità e dei casi che si trova ad affrontare. I miei discorsi sono ancora troppo “teorici” e troppo lontani dalla realtà pratica che mi aspetterà nel mio quotidiano futuro, ne sono consapevole. Però penso che una spiegazione a “grandi linee” almeno dei termini chiave utilizzati all’interno di una tecnica, possa servire a sensibilizzare il pubblico e aiutarlo ad abbandonare quell’idea radicata nel tempo quale è – terapeuta = persona che legge i pensieri-!! E’ fondamentale cioè far passare il messaggio che il terapeuta “niente dice e niente fa'” che non sia stato già “detto e fatto” dal paziente…
      La ringrazio comunque per la tempestiva risposta ma soprattutto per aver dedicato un pò del suo tempo a rispondere ad un commento poco pertinente…
      Cordiali saluti
      Eleonora

    • Mariano scrive:

      Ho qualche dubbio sull’utilità di definire “cosacce” la psicoterapia dinamica breve e quella psicoanalitica breve. Non conosco la prima. Ma la seconda poggia su solide basi teoriche e di pratica clinica.

      Saluti.

      • Luigi D'Elia scrive:

        Gentile Mariano, non so se ha notato le virgolette… “cosacce” nel mio discorso non si riferiva al merito, ma evidentemente al linguaggio tecnico poco comprensibile: di quello si parlava. Una difesa del modello non necessaria, quindi. Attenzione a non rendere “breve” anche la lettura.

  3. Luigi D'Elia scrive:

    Ah, ecco, svelato l’arcano, una tesi di laurea. Ma lei si sbaglia a pensare che questo sito non sia interessato alle tesi dei futuri colleghi, tanto che ne ospita alcune in una sezione dedicata http://www.nuovipercorsi.org/tesi-futuri-psicologi
    Si, effettivamente quella espressione sui setting standardizzati mi fa venire l’orticaria, se penso che i miei futuri colleghi si convincono di interagire con le persone e con le loro menti e le loro anime con l’idea di una tecnica tetragona e prevedibile. Un buon modo per creare sfaceli formativi e false credenze, ma anche colleghi incapaci d’intercettare le nuove forme di malessere e incapaci di andare verso l’altro.
    Non sono affatto contrario alla conoscenza e all’uso di “tecniche” o dispositivi che proteggano l’incontro da una certa confusione e ne definiscano obiettivi e metodi, ma confidare nel setting come in una ricetta sacra è molto ingenuo ed è sciagurato che l’accademia passi questo principio più o meno esplicitamente.
    Distinguerei inoltre il set dal setting, cioé il sistema di regole concrete dal processo psicoterapeutico e relazionale. La prima cosa ha a che fare con il secondo, ma il secondo non con la prima…
    Ripeto, comunque, che l’esperienza personale è la vera “cura” a questa inflazione di falsità che il mondo formativo psicologico produce in maniera industriale.
    Di nuovo un caro saluto

    Luigi D’Elia

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